"Izolyatsia", a Catania le artiste scappate dal Donbas - Live Sicilia

“Izolyatsia”, a Catania le artiste scappate dal Donbas

La performance ucraina nell'ambito di "Cantieri in movimento - Industrial Heritage Soundscapes", al centro culture contemporanee Zō
L'INCONTRO
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CATANIA – Sono dovute scappare per due volte a causa della guerra. Ogni volta lasciando il proprio lavoro artistico, le installazioni, gli strumenti e i progetti in corso. Le artiste e gli artisti del centro culturale Izolyatsia sono a Catania per la fase finale del progetto Cantieri in movimento – Industrial Heritage Soundscapes, che negli ultimi due giorni ha visto al centro culture contemporanee Zō le performance site-specific dei gruppi culturali partecipanti al progetto.

I siti e le performance

Il tratto comune tra i diversi partecipanti al progetto è la loro esistenza in un sito industriale: oltre a Izolyatsia, che prima di essere un centro artistico e dell’occupazione russa era una fabbrica di materiali isolanti, partecipano anche l’associazione palermitana Curva minore che ha sede nei Cantieri culturali della Zisa di Palermo, la slovacca True Sperique che “vive” in una ex stazione ferroviaria e la tedesca Zentralwerk, ex tipografia poi diventata fabbrica d’armi.

Le industrie però non sono tutte uguali: questo è il senso delle performance site-specific. A spiegarlo è Aleksandra Khalepa, project coordinator di Izolyatsia: “Ogni performance del progetto si basa non solo sul sito industriale, ma sulla sua storia, sulle connessioni con il territorio in cui sorge e sulla sua eredità. Riguarda l’eredità materiale e immateriale di un luogo”.

Un lavoro di studio del territorio e della sua cultura, dunque. Che ha tenuto impegnati gli artisti per un anno, in cui hanno studiato, fatto ricerche, assistito a seminari e esplorato i luoghi. Per capirne l’identità, e mettere tutto nelle performance che sono andate in scena da Zō.

Izolyatsia, dopo la fuga dalla sede da cui prende il nome nel Donbass, ha aperto una sede a Soledar, sempre nell’est ucraino, in una ex miniera di sale. E proprio il sale è al centro della performance ucraina per Cantieri in movimento: un tavolo collegato a un sistema video che trasforma i movimenti delle mani in impulsi digitali, componendo di volta in volta delle immagini basate sui cristalli di sale.

La seconda fuga

La fondazione Izolyatsia però è dovuta fuggire anche da Soledar: il confine della guerra era troppo vicino e nove giorni prima dell’invasione russa hanno deciso di lasciare il sito. “Avevamo in corso diversi progetti – racconta Natasha Tyschcuk, project manager a Soledar – volevamo ricostruire la casa della cultura e avevamo in programma diverse residenze artistiche. Il 15 febbraio abbiamo capito che c’era un problema al confine e siamo dovuti andare via”.

Da allora Izolyatsia lavora su un doppio fronte. Da un lato quello umanitario, raccogliendo medicine, cibo e altri materiali per chi è rimasto nella zona di guerra: “Molte cose si sono rovinate a Soledar – racconta Tyschcuk – era una città di 11 mila abitanti e ora ce ne sono poche centinaia. Le persone non hanno da mangiare e bere, e noi abbiamo cercato di dare una mano.

Gli uomini e le donne della fondazione culturale continuano poi a fare il loro lavoro artistico: “Continuiamo a fare residenze artistiche – dice Khalepa – e progetti culturali come Cantieri in movimento. Vogliamo mantenere i legami: sogniamo e crediamo che vinceremo la guerra, e pensiamo già a come ricostruire la città e fare altri progetti per cooperare con le persone e i soggetti con cui abbiamo stretto legami in questi anni”.


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