Catania, la cocaina della camorra e i mitra dei Cursoti - Live Sicilia

“Zeus”, la cocaina della camorra e i mitra dei Cursoti Milanesi

Il controllo totale di una piazza di spaccio nel cuore del capoluogo etneo e i legami con i clan del napoletano
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CATANIA – Un’intera piazza di spaccio che passa nelle mani del clan, generando un flusso costante di soldi. La replica di un modello criminale che gli investigatori hanno notato in tutta italia. Sono i dettagli dell’operazione Zeus della Polizia (NOMI), che questa mattina ha coinvolto 24 persone con l’accusa di essere coinvolti nel traffico di droga nel quartiere San Berillo nuovo.

Frammentati, ma potenti

Sono i Cursoti Milanesi a riconquistare la piazza di San Berillo e via Indipendenza, dopo un breve interregno in cui il quartiere è stato controllato dai Cappello Bonaccorsi. Come emerge nel corso di una conferenza stampa della Polizia, la criminalità catanese è molto frammentata: “C’è una sorta di gangsterismo”, come commenta Francesco Messina, capo della Direzione centrale anticrimine.

Nella divisione tra clan, però, i Cursoti milanesi sono riusciti ad attuare a San Berillo quella che lo stesso Messina chiama una “gestione sistemica della piazza di spaccio”. Un governo del territorio che riguarda ogni aspetto del traffico di droga, dai canali di approvvigionamento allo spaccio minuto, per strada.

Piazza che veniva controllata dal clan in modo militare, per tenere fuori ogni altro clan. Tra i sequestri avvenuti nel corso delle indagini, infatti, ci sono stati anche armi da guerra come un Ak 47 con 50 cartucce, due pistole e un fucile a canne mozze.

Un modello comune

Questo tipo di controllo delle piazze, in cui una zona è totale esclusiva di un clan, è un fenomeno che gli investigatori stanno notando in diverse zone d’Italia: “Lo abbiamo visto – dice ancora Messina – anche nel palermitano in zone sotto il controllo di Cosa nostra, ma anche in Puglia e nel nord Italia, in una operazione in provincia di Milano in cui è stata coinvolta la ‘ndrangheta”.

Il livello internazionale

Un’attività di gestione sistemica del narcotraffico che richiede l’adesione a una struttura internazionale, e che nel caso di San Berillo passava per un asse con la camorra. Il canale per l’approvvigionamento di cocaina era stato stabilito con esponenti del clan Sautto-Ciccarelli di Caivano, in provincia di Napoli, che come ricorda Fausto Lamparelli, direttore dello Sco, è “insieme a Scampia una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa”.

Il flusso di cassa

L’interesse dei clan per il controllo totale della piazza di spaccio sta nel flusso costante di soldi che vengono messi in circolo. Nel caso di San Berillo, i Cursoti milanesi avevano guadagni di almeno 50 mila euro al mese, che venivano reinvestiti in altre attività per poi tornare ripuliti.

Una dinamica a cui da tempo gli investigatori fanno attenzione: “Il controllo delle piazze di spaccio – dice ancora Messina – è un sistema adottato per generare forti guadagni, un’entrata sicura più delle estorsioni. Il mercato degli stupefacenti a questo livello genera un flusso di denaro tare da garantire una ‘provvista in nero’ su cui i clan possono fare affidamento”.


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