Catania, il 'battesimo pastorale' di Renna al carcere minorile - Live Sicilia

Catania, il ‘battesimo pastorale’ di Renna al carcere minorile

L'incontro nell'istituto di pena potrebbe segnare l'avvio sostanziale del magistero del vescovo pugliese.
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CATANIA – La prima tappa pastorale dell’episcopato di monsignor Luigi Renna dovrebbe essere al carcere minorile di Bicocca. Si tratta di una prima indiscrezione sull’agenda del futuro arcivescovo di Catania, che prenderà possesso della cattedra etnea il 19 febbraio prossimo. Sarà la cerimonia nella Basilica dedicata a Sant’Agata a dare il via ufficiale a una nuova pagina della Chiesa catanese. Mentre l’incontro nell’istituto di pena potrebbe segnare, invece, l’avvio sostanziale del suo magistero. Nella lettera inviata ai fedeli dell’Arcidiocesi e letta durante l’annuncio con il quale monsignor Salvatore Gristina ha dato notizia circa la decisione di Papa Francesco, Renna ha ribadito l’attenzione per le cosiddette periferie esistenziali e il mondo del lavoro. 

Il futuro metropolita lo ha fatto citando in particolare l’esempio di don Tonino Bello, vescovo profetico anche lui pugliese, scomparso nel 1993, la cui causa di beatificazione è in corso. Nello parole di Renna ha fatto capolino anche un’altra figura totalmente immersa della dimensione popolare. Quella di Oscar Romero, vescovo di San Salvador ucciso dagli squadroni della morte mentre celebrava l’Eucarestia e canonizzato da Bergoglio nel 2018.

“L’educazione: nei ghetti, nelle periferie non ci sono asili infantili, scuole, luoghi dove si possa trasmettere un sapere che riscatta, per questo sono ghetti; il lavoro, che qui è un lavoro precario, illegale, riguardo agli orari e ai salari, da civiltà preindustriale”. Sono le parole Luigi Renna ha rilasciato nei scorsi giorni ad Antonio Maria Mira dell’Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana. Il futuro vescovo di Catania è ancora a Cerignola, nel Foggiano, in qualità di amministratore apostolico. Una realtà difficile, dove è stato vescovo negli ultimi sette anni. Ma quella catanese rischia di essere una realtà ancora più complessa. E non soltanto per le dimensioni. 

“Parliamo dei ghetti – ha detto ancora a l’Avvenire – ma non riusciamo ancora a parlare con la gente dei ghetti. Parliamo di lavoro e di pace, ma lo facciamo ancora tra di noi che abbiamo un lavoro e godiamo di uno sviluppo integrale. Non ci sono ancora loro”.

Riferendosi ancora all’esperienza pastorale maturata nella sua ormai ex Diocesi, ha aggiunto: “Vogliamo dare voce al pianto della madre dei due piccoli che sedeva su questo primo banco la settimana scorsa. È una terra – racconta Renna – dove il frutto del lavoro dell’uomo si confonde con il degrado, il grido dei poveri che si confonde col grido della terra. Siamo qui come artigiani di pace che costruiscono con la loro presenza, la loro parola, l’annuncio e la denuncia, che non vanno mai separate”. 


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