Catania, sette anni dall'uccisione di Giordana: "Figlia mia, aspetto sempre il tuo ritorno"

Sette anni dall’uccisione di Giordana: “Figlia mia, aspetto il tuo ritorno”

Le 48 coltellate inferte e le parole necessarie della madre Vera Squatrito.
LA MEMORIA
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NICOLOSI. Si ferma ancora tutto a pensare a quel giorno. A quella notte orrida e grondante di sangue. Si ferma ancora tutto a pensare ad un vero e proprio inferno scatenatosi quando pareva che non fosse possibile solo immaginare l’esistenza di una mano e di una mente così cruenti.
Sono sette anni che Giordana Distefano non c’è più. Una giovanissima mamma uccisa con una serie interminabile di coltellate dal suo compagno.
Mettendo da parte, movente (ma cosa può mai giustificare un orrore di questa portata?) e carte giudiziarie, tutto quello che oggi ci rimane è il dolore della memoria. Un campo arido sul quale versare le lacrime di vittime che non faranno più ritorno: sul quale provare a seminare il germe lento della sensibilizzazione.

Vera, la mamma di Giordana, è una che non si è mai arresa.
Che ha portato avanti il nome e la tragedia della figlia per fare in modo che altre donne non patissero, subissero e si immolassero allo stesso modo. E’ una madre coraggiosa. Sebbene il termine sia oggi parecchio abusato.
Si è lasciata andare ad un posto sui social che riprendiamo perchè ci aiuta a fare tesoro e, per l’appunto, memoria di ciò che non dev’essere.

Il post

“La notte del 6 ottobre l’assassino, il priolo, decide di toglierti la vita con 48 coltellate  perché hai preteso la libertà.
Giordana Di Stefano 20 anni, mamma e danzatrice.

Sono 7 anni che cammino tappando le ferite sanguinanti che l’assassino ti ha sferrato 48 volte. 
Sono 7 anni che la notte non dormo e sto sempre ad aspettare che mi rispondi al telefono o che aprì la porta di casa. 
Sono 7 anni che guardo tua figlia piangere perché vorrebbe abbracciarti forte e raccontare la sua vita a te, che sei la sua mamma.
Sono sette anni che lotto disperatamente per ottenere i nostri diritti ed ho trovato muri alti da abbattere, quando in realtà, avrei dovuto trovare le porte aperte e i risultati certi. 
Sono 7 anni che cerco la giustizia
Sono 7 anni che indosso la maschera del sorriso per nascondere la mia atroce sofferenza agli occhi degli altri. 
Sono 7 anni che mi chiedo perché è accaduto questo orrore a noi. 

Sette anni che per molti sono passati, difendendo l’indifendibile, dormendo la notte e proseguendo la loro vita come se non fosse accaduto nulla, cercando, senza riuscirci, di tapparmi la bocca.
Per me sono stati lenti e hanno sempre avuto il sapore del sangue e della disperazione. 

Manchi tantissimo figlia e mancherai sempre finché la morte non mi porta finalmente da te, e solo in quel momento posso chiederti perdono, respirare aria santa  e abbracciarti per sempre.
Ho imparato tante cose in questi anni , ho imparato soprattutto a difendermi, l’unica cosa che non riesco a fare… è vivere senza di te Occhi di Stella”.

Un martirio ingiusto

Per la cronaca, l’omicidio avvenne il giorno in cui si sarebbe dovuta tenere la prima udienza del procedimento, avviato dopo la denuncia della vittima il 3 ottobre del 2013. Nell’esposto Giordana Distefano segnalava di avere ricevuto messaggi assillanti, appostamenti e anche un’intrusione notturna in casa.
Una denuncia che non servi a placare quella che fu una vera e propria furia omicida. 


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