Pd, la voce della sinistra interna: "Barbagallo è un enigma" -

Pd, la voce della sinistra interna: “Barbagallo è un enigma”

Gaetano Palumbo, membro dell'assemblea nazionale, dice la sua sulla crisi del Partito democratico ai piedi dell'Etna.
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CATANIA – Il simbolo del Partito democratico non è in discussione, lo ha chiarito ieri Enrico Letta durante una direzione nazionale che ha dato il via a una resa di conti ben più vasta. La macchina è partita. Prima il congresso e poi una verifica a cascata che coinvolgerà le periferie dem. Anche il Pd catanese ha le ossa rotte. Sia per lo strappo di Angelo Villari e Luigi Bosco, approdati in zona De Luca sulla scorta del dossier sui presunti “impresentabili”. Sia per le percentuali raccolte, decisamente al di sotto delle previsioni. “È la seconda volta consecutiva che non scatta il seggio al plurinominale”. Gaetano Palumbo, componente dell’assemblea nazionale e anima etnea dei Progressisti dem, l’ormai disciolta corrente della sinistra interna, è ancora incredulo. 

Due volte consecutive, ho capito bene?

“Il nostro elettorato storico ha perso fiducia in noi, mi pare evidente. Non ci vedono più come degli interlocutori seri, anche questo mi sembra abbastanza evidente”.

Quando parla di serietà si riferisce anche al fatto che siete arrivati al voto con la segreteria provinciale decapitata?

“Guardi, la mia analisi è più profonda: da almeno due anni sono venute meno le sedi decisionali preposte”.

Che intende?

“Due anni e mezzo fa, in occasione del congresso, è stata barattata la storia della federazione provinciale catanese”. 

Un baratto tra chi?

“Tra il segretario regionale Anthony Barbagallo e l’ex segretario provinciale Angelo Villari. Che hanno stretto un patto di ferro”.

Prima il ferro, poi le ruggini: è andata così?

“Vero. Ma è demoralizzante sentire da chi in questi anni è stato protagonista del gruppo dirigente che i problemi del Pd catanese nascono dallo scontro tra i due. Evidentemente qualcuno non si è assunto le proprie responsabilità fino in fondo”.

Crede che Barbagallo debba dimettersi?

“Mi hanno insegnato che se il partito è disarticolato e i risultati elettorali deludenti, è doveroso il passo di lato. Evidentemente, il segretario regionale non ritiene che sia la strada da percorrere. E non ci stupisce”.

Perché non è stupito?

“Perché, con alcuni amici e compagni, ci siamo già trovati dinanzi al dilemma di dover lasciare il partito o essere marginalizzati. Abbiamo visto che era impossibile incidere sulle linee del partito. I risultati si sono visti”.

La sua critica sembra rivolta all’interno gruppo dirigente: a chi si riferisce in particolare?

“Non credo che sia una questione di nomi, anche perché, da dieci anni a questa parte, sono sempre gli stessi. Paradossalmente, non le saprei fare neanche il nome di un possibile candidato sindaco per l’area civica di centrosinistra. Questo è grave”.

Perché questo vuoto?

“È stata uccisa nella culla un’intera generazione. Si è deciso di non svecchiare, di non dare nuova linfa e vitalità al partito. Hanno trionfato l’individualismo e l’interesse personale”.

Intanto, Lanfranco Zappalà ha fatto un passo avanti e si è candidato sindaco per l’area riformista.

“Una persona perbene, che ha fatto bene il consigliere comunale. Non ne abbia a male, ma non bisogna discutere delle sue scelte. Semmai dell’identità del Partito democratico. E qual è la proposta politico-sociale per Catania. Fatto questo, si potrà parlare di nomi”.

Lei accenna a un processo lungo, ma le amministrative catanesi sono dietro l’angolo.

“Purtroppo è così. Ma anche i risultati delle recenti amministrative non sono stati esaltanti per il Pd. Penso a Bronte, Adrano e Paternò. Tutte esperienze negative. Per questo tocca costruire, come prima cosa, un nuovo gruppo dirigente. Non servono gli uomini soli al comando”.

Chi potrebbe essere il leader della sinistra interna del Pd catanese?

“Metto le mani avanti, no: non sarò io”. [ride]

Come no?

“Bisogna ragionare con il mondo civico, con l’associazionismo e con tutte quelle realtà che possono ritrovarsi in un recipiente alternativo alla destra fascista”.

Vuole puntare sul pericolo fascista?

“Non credo al ritorno del fascismo, guardo invece a cose più immediate: quattro anni di giunta Pogliese, con zero opposizione del Pd, hanno portato Catania nelle condizioni in cui è. Ciò detto, parlare esclusivamente dei fasti della giunta Bianco, senza fare una vera opposizione, non è servito a nulla”.

Un confronto anche duro può servire a chiarire ruoli e strategie all’interno del Pd catanese?

“Intanto serve capire che non esistono uomini buoni per tutte le stagioni. Poi non serve né lo scontro muscolare, né la conta delle tessere. Ci vuole umiltà”.

Ultima domanda: Barbagallo deve optare per Palermo o Roma?

“Barbagallo è un enigma. Ma se vuole continuare a fare il segretario deve mettersi in testa che c’è da guidare una comunità”.  


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