Centrodestra, le liti fratricide e il miraggio dell'unità - Live Sicilia

Centrodestra, le liti fratricide e il miraggio dell’unità

Il primo banco di prova in terra sicula saranno le amministrative della prossima primavera.
TUTTI I NODI
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PALERMO – Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. L’unità del centrodestra siciliano evocata dal nome del tavolo tematico principale della festa regionale di FdI cade sotto i colpi di mortaio della furibonda lite tra Gianfranco Miccichè e Marco Falcone. 

La rappresentazione plastica delle lotte fratricide che attraversano in modo, più o meno carsico, i partiti della coalizione che governa la Sicilia. “Non ci interessano le questioni interne a Forza Italia”, dice, a più riprese, il coordinatore di FdI, Salvo Pogliese, nel tentativo di fare siglare una pace armata ai due big azzurri. 

In realtà, le dinamiche interne ai berluscones non sono un campanello d’allarme da sottovalutare. Non soltanto per i numeri in aula. Il primo banco di prova in terra sicula saranno le amministrative della prossima primavera, argomento centrale nel dibattito di ieri oscurato dalla cavalleria rusticana dal sapore tutto politico messa in scena da Miccichè e Falcone. 

Un conflitto che va ben oltre le recenti vicende legate al sostegno dell’esecutivo o al giudizio sul governo Musumeci ma che toccano il futuro assetto di Forza Italia. Con il gruppo lealista nei confronti di Schifani che da tempo accarezza l’idea di un commissariamento per mettere all’angolo Miccichè. Soprattutto in vista delle prossime elezioni Europee, ghiotta occasione per avere potere decisionale e “fare e disfare le liste”. Prima però c’è lo scoglio delle amministrative siciliane, Catania in primis. La fotografia scattata ieri conferma le indiscrezioni della vigilia: i patrioti rossazzurri rivendicano lo ius primae noctis della sindacatura di Catania. Lo dice a chiare lettere l’ex sindaco Pogliese ponendo sul tavolo tre elementi: la continuità amministrativa con la sua gestione, il peso elettorale dei patrioti in città e il primato a livello nazionale sintetizzabile con l’effige di Giorgia Meloni premier e una coalizione di centrodestra ormai di destra-centro. Sui nomi si vedrà ma resta da capire quanto peserà il matrimonio con gli ex bellissimi e che spazio di manovra avrà uno che a Catania città conta non poco: Raffaele Stancanelli che ieri in collegamento da remoto (assente giustificato causa Covid 19) ha detto che si augura che in futuro i rapporti con il suo partito possano migliorare. 

Gli azzurri, che a Catania sono guidati da Marco Falcone, salvo colpi di scena estemporanei del coordinatore regionale Miccichè, stanno. Di certo non chiederanno la sindacatura dopo avere incassato la presidenza della Regione. Più complicata la partita di autonomisti, leghisti e cuffariani. I primi (rappresentati ieri dal consigliere comunale Salvo Di Salvo) mettono nero su bianco che non abdicano all’idea di piazzare uno dei loro sullo scranno più alto di Palazzo degli Elefanti, i leghisti (capitanati da Anastasio Carrà) idem.

Anzi nel caso del Carroccio la volontà di espugnare il Comune di Catania è ben radicata. L’assenza ieri del coordinatore Nino Minardo (strenuo sostenitore del tandem con gli autonomisti) non fa che corroborare i rumors che danno l’appuntamento con il congresso sempre più vicino (per volere dello stesso Salvini che entro dicembre vorrebbe chiudere l’affaire tesseramento, un processo affidato all’eurodeputata Annalisa Tardino, per andare al voto già a Febbraio). E sotto il Vulcano a latitudini leghiste c’è da registrare la presenza di due pesi da novanta (Luca Sammartino e Valeria Sudano) che sulle amministrative faranno pesare il loro consenso in città. Più defilati, al momento, gli uomini di Totò Cuffaro rappresentati ieri dall’assessore Andrea Messina che alla domanda diretta del moderatore sulle presunte corrispondenze di amorosi sensi con Enzo Bianco glissa. Insomma, le trattative sono appena all’inizio. Ma i nodi da sciogliere non sembrano pochi. 


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Commenti

    Spettacolo desolante – abbiamo una bassa, bassissima politica da far rimpiangere alla grande la cd 1^ repubblica che con tutti i difetti di questo mondo aveva portato l’Italia ad essere il quinto paese più industrializzato del mondo

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