Cerisdi, lo stop ai lavoratori: | “Non possono entrare alla Regione”

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01 Luglio 2017, 16:00

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PALERMO – Quella norma, secondo le Sezioni riunite della Corte dei conti è “singolare”. Mentre per il Procuratore generale Pino Zingale è a forte rischio di incostituzionalità. E così, è già in bilico il trasferimento dei lavoratori del Cerisdi dall’ente a una società partecipata della Regione, la “Servizi ausiliari Sicilia”, attraverso il passaggi dall’albo unico degli ex dipendenti delle spa regionali.

A puntare il dito contro questo travaso, come detto, sia la Procura che la Sezione di controllo. E l’esame della norma approvata dall’Ars per “salvare” i lavoratori porta a un esito impietoso. Il Procuratore Zingale, ad esempio, “parte” dalla legge approvata nella scorsa finanziaria che prevede, in caso di liquidazione di una società partecipata, il passaggio del personale nelle società partecipate che ne assumono le funzioni. Un passaggio previsto, solo per fare alcuni esempio, per i lavoratori di “Sviluppo Italia Sicilia” o di “Sicilia patrimonio immobiliare”.

A questo norma ne è stata però aggiunta un’altra, nel corso dell’assestamento di bilancio votato nell’autunno del 2016. Una norma che estende questa possibilità anche al personale del Cerisdi in servizio al 30 giugno 2016. Un ente, annota però Zingale “che non è mai stato né una società partecipata né un ente strumentale della Regione e del quale la Regione non era neppure socia al momento della messa in liquidazione”. Norme che anche il relatore delle Sezioni riunite Giovanni Di Pietro ha definito “singolari disposizioni legislative che suscitano rilevanti perplessità”.

Per il Procuratore, c’è anche qualcosa di più di semplici perplessità. Per Zingale, infatti, la norma “presenta fortissimi dubbi di costituzionalità poiché assimila ad una società partecipata dalla Regione un ente che ha sempre mantenuto ferma la propria natura di ente associativo di diritto privato”. Un fatto del resto confermato, precisa Zingale “dallo stesso Ufficio Legislativo e Legale della Regione in un parere del 2006”.

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Un ente, il Cerisdi, che pochi anni fa era stato descritto da Crocetta come un carrozzone mangiasoldi, utile solo all’organizzazione di banchetti di nozze. Poi il governatore ci ripensò, mettendo a capo dell’ente un giornalista di fiducia come Salvatore Parlagreco. Ma anche questa esperienza finirà male. Ai 28 dipendenti, lasciati a lungo in un vero e proprio limbo, è stato quindi assicurato il transito dall’albo unico, fino alla Sas. Anche se nel caso del Cerisdi non sono mai mancati i dubbi. In commissione bilancio, ad esempio, già nell’estate scorsa, ci si è interrogati sulla “natura” dell’ente: è o non è una società partecipata? Sulle scrivanie dei deputati è arrivato persino un documento che attestava la sottoscrizione da un notaio da parte dell’ex presidente della Regione Rino Nicolosi. Quanto bastava, insomma, per definire il Cerisdi una partecipata. E come tale, coinvolta in queste procedure. Ma su questo punto e su tutto il resto, la Commissione bilancio ha deciso di chiedere una verifica prima all’Ufficio legislativo e legale della Regione, poi anche alla Ragioneria generale.

Nonostante i dubbi, alla fine la norma verrà approvata. Ma per il Procuratore generale della Corte, l’ente non avrebbe nulla a che vedere con le partecipate regionali. E così, la norma che prevede il transito alla Sas, finirebbe per consentire “ad alcuni dipendenti di un ente privato, che nella fase dell’assunzione non sono mai stati sottoposti a procedure selettive pubbliche, – dice Zingale – un sostanziale accesso al pubblico impiego in violazione delle norme che prevedono l’applicazione di procedure pubbliche selettive sia per l’accesso ad enti pubblici in senso stretto che alle stesse società partecipate”.

Da lì, appunto, il forte rischio di incostituzionalità del provvedimento. E così arriva anche l’avvertimento della Procura contabile: “La norma, che ad oggi non ha prodotto effetti diretti né indiretti sul bilancio regionale, – chiude il Procuratore – non potrà sfuggire ad una valutazione di costituzionalità da parte delle Sezioni riunite nel momento in cui i suoi effetti dovessero diventare attuali sul rendiconto della Regione”. Nel momento, cioè, in cui quei dipendenti dovessero essere assunti in una società partecipata regionale.

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01 Luglio 2017, 16:00

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