Ciancimino, l'affare del gas | e l'arma del sospetto - Live Sicilia

Ciancimino, l’affare del gas | e l’arma del sospetto

La polemica
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Chi è veramente Massimo Ciancimino? Oggi più che mai l’interrogativo stimola opinione pubblica e addetti ai lavori. Detrattori e sostenitori viaggiano, e non poteva essere altrimenti, su binari di giudizio opposti. Il figlio di don Vito ha voluto davvero tagliare i ponti con il passato oppure ha solcato la scena giudiziaria degli ultimi anni con il solo obiettivo di salvare il suo patrimonio?

In attesa di conoscere la verità, emblematica diventa la vicenda del grande affare del gas gestito da don Vito prima e dal figlio poi. Dentro vi è finito di tutto. Soldi a palate, intrecci societari, fughe di notizie e persino pesanti accuse contro il pool di magistrati che ha indagato sul tesoro di Ciancimino. Il figlio dell’ex sindaco, l’avvocato Giovanna Livreri e il tributarista Gianni Lapis (condannato assieme a Ciancmino jr) sostengono che i pm palermitani hanno pilotato le indagini per garantire l’impunità ai parenti di un magistrato. La procura di Catania ha aperto un’inchiesta al termine della quale il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione. Solo Lapis e Ciancimino si sono opposti e il giudice per le indagini preliminari ha convocato le parti il prossimo 30 maggio.

La considerazione di partenza è che in questi anni, tra i mille segreti rivelati, alcuni dei quali ad onor del vero riscontrati, Ciancimino jr ha custodito gelosamente nella sua memoria quelli che avrebbero condotto gli investigatori sino al tesoro del padre. Non a caso il procuratore Angela Tardio tuonava. “Non ha consegnato un bel niente” disse il rappresentante dell’accusa durante la requisitoria del processo d’appello, in cui Massimo Ciancimino è stato condannato a tre anni e mezzo per riciclgaggio. Questa è una verità processuale, anche se non ancora definitiva. Come non definitiva è la ricostruzione patrimoniale. La sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo nel gennaio scorso ha affidato a tre periti l’incarico di ricostruire le compagini societarie delle aziende confiscate, in sede penale, a Ciancimino. Gli esiti sono attesi a giorni.

Nel corso delle indagini e del processo, Ciancimino jr ha svestito i panni dell’accusato per indossare quelli dell’accusatore. Ha agitato sospetti. Ha sostenuto che parte del patrimonio della società del Gas, venduta agli spagnoli per 120 milioni di euro, era riconducibile a Ezio Brancato, funzionario regionale morto nel 2000. Un nome pesante, visto che si tratta del consuocero del pm della Direzione nazionale antimafia Giustino Sciacchitano. Ciancimino è andato oltre: alcuni magistrati palermitani, a suo dire, avrebbero sviato le indagini per favorire le eredi di Brancato, la figlia Monia e la moglie Maria D’Anna. Dichiarazioni che hanno fatto scattare l’inchiesta contro i magistrati, ingrossata dagli esposti dell’avvocato Giovanna Livreri, ex legale dei Brancato da cui è stata denunciata per truffa. Il 26 febbraio il pm ha chiesto l’archiviazione a carico del procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, del suo aggiunto Michele Prestipino e del capo della Direzione antimafia di Caltanissetta Sergio Lari, dei pm palermitani Roberta Buzzolani e Lia Sava, e di Giusto Sciacchitano. “L’avvocato Livreri e Massimo Ciancimino – si legge nella richiesta di archiviazione – hanno sostenuto che le quote di partecipazione di Ciancimino padre nella Gas erano fittiziamente detenute non da Lapis ma da Ezio Brancato e dopo la morte, dalle sue eredi. E vista la parentela con Sciacchitano i pm di Palermo avrebbero indirizzato le indagini su Lapis e non sulle Brancato, addirittura compiendo delle volute omissioni”.

Una tesi che, però, secondo il pm catanese non si può ritenere “del tutto disinteressata in quanto risultano comunque provati rilevanti interessi economici di Ciancimino con Lapis, molti dei quali relativi a ingenti risorse finanziarie e beni di ingente valore sottoposti a confisca”. Il pm riprende le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’appello ha condannato Lapis e Ciancimino e dove si sostiene che “è stato provato che intestatario fittizio delle quote di Vito Ciancimino fosse il Lapis. Anche perché Ciancimino non ha mai vissuto in prima persona l’evolversi della vicenda apparendo semmai la sua tesi il frutto di un’analisi a posteriori adattata al processo”. Il pm va oltre: “Anche volendo prescindere dalle motivazioni della Corte d’appello appare oggi certamente difficile sostenere in giudizio che le quote di Vito Ciancimino fossero attribuibili a Ezio Brancato e che quindi le eredi debbano rispondere del reato”.

Nessuna operazione sporca, dunque, da parte dei pm per cui Brancato era ed è rimasto fuori dalle indagini. Di lui non c’era, del resto, traccia nel pizzino trovato a Giuffrè e che diede il là alle indagini. Non c’era traccia nelle intercettazioni e nei documenti sequestrati e neppure nelle dichiarazioni dei pentiti Angelo Siino, Giovanni Brusca, Ciro Vara e Vincenzo Sinacori. Brancato era ed è rimasto un funzionario in servizio all’assessorato regionale all’Agricoltura in società con Lapis. Sulle vicende Brancato dal 2008 si è tornato a indagare, ma nulla si è aggiunto alle dichiarazioni di Ciancimino e Lapis. Le stesse dichiarazioni sulla base delle quali il pm oggi scrive: “Ritenuta l’infondatezza della notizia di reato in quanto gli elementi acquisiti nelle indagini non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

Diversa è stata la conclusione dell’inchiesta per Ciancimino, Lapis e gli altri indagati condannati in appello per il riciclaggio del tesoro di don Vito. Se è andata in maniera diversa lo si deve, non è un giudizio di merito ma una constatazione, ai magistrati oggi indagati a Catania. Un’informativa dei carabinieri il 23 agosto 2004 concludeva infatti che, nonostante le risultanze investigative, non c’era la prova che Massimo Ciancimino muovesse capitali illeciti. I pm Giuseppe Pignatone, Roberta Buzzolani e Lia Sava decisero di andare oltre quella informativa firmata dal capitano Antonello Angeli. Convocarono finanzieri e carabinieri, avviarono perquisizioni, rilessero centinaia e centinaia di brogliacci di intercettazioni, molti scritti a mano, e trovarono le prove che poi hanno retto in appello. Per le sue “inadempienze” il capitano Angeli è stato anche sottoposto a provvedimento di disciplinare.

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Commenti

    manca un tassello a questa ricostruzione……
    Tale Turano Vito da Alcamo.

    Mah..quando tempo fa ho visto sulla copertina di CULT il sig. Massimo Ciancimino
    in bella posa, sono rimasta alquanto incredula …
    Una famiglia che doveva cadere nell’ obblio finisce sui giornali…come le star !

    Al solo fine di capire. Ma il pm di Catania, quando andando oltre, dice che: “Anche volendo prescindere dalle motivazioni della Corte d’appello appare oggi certamente difficile sostenere in giudizio che le quote di Vito Ciancimino fossero attribuibili a Ezio Brancato e che quindi le eredi debbano rispondere del reato”, lo dice perché, dopo aver , storicamente, scandagliato in lungo e in largo e anche sotto e sopra il patrimonio della famiglia Brancato, non ha trovato discordanze appariscenti tra i leciti introiti di quel nucleo familiare e la relativa dinamica patrimoniale o per il fatto che del “funzionario regionale morto nel 2000” non c’era traccia né nei pezzini né nelle intercettazioni?

    …MA IO LA PUBBLICITA’ FOTOGRAFICA AL LIBRO DI CIANCIMINO IN QUESTO MOMENTO L’AVREI EVITATA…

    Scusate, un’informazione ai redattori del sito: ma il Capitano Angeli di cui si parla nell’articolo è lo stesso ufficiale dei Carabinieri fotografato con in mano la borsa del Giudice Borsellino sul luogo della strage di Via D’Amelio?

    No è quello che avrebbe trovato il papello e altri documenti durante una perquisizione e che avrebbe ricevuto l’ordine da un colonnello suo superiore di non prendere nulla.
    Altra storia complessa, che ho riassunto in due righe.

    @democrrrrrr .
    @ Riccardo Lo Verso
    Manca un’altro tassello a questa ricostruzione.
    il pizzino dell’avv.to Giorgio Ghiron dove oltre a contenere le dazioni di denaro da parte del Lapis sul conto Mignon ai politici sicliani , parla anche di 4.7 milioni di euro dati a massimo per conto delle Brancato. Ovvero la quota che le Brancato hanno saldato a Massimo Ciancimino , erede di Vito Ciancimino all’atto della vendita della GAS

    @democrrrrrr .
    @ Riccardo Lo Verso
    Manca un’altro tassello a questa ricostruzione.
    I contratti firmati da Monia Brancato con condannati per mafia : Ferrero, Risicli, Dolce , Umina per la metanizzazione dei comuni di Lercara friddi , Rocca palumba , Prizzi …etc….

    @democrrrrrr .
    @ Riccardo Lo Verso
    Manca un’altro tassello a questa ricostruzione.
    Scrive infatti il PM Fanara di catania nella richiesta di archiviazione per i magistrati :
    “Appare provato che… è certamente vero che le indagini del procedimento penale per la per la ricostruzione del cosiddetto tesoro di Vito Ciancimino sono state indirizzate nei confronti di Gianni Lapis e non di Ezio Brancato o delle sue eredi; è certamente vero che, come avviene in ogni indagine penale e ancor più in indagini che durano anni e che appaiono complesse (sia per la quantità di fonti di prova raccolte, che per le persone coinvolte che per il fatto di avere ad oggetto operazioni finanziarie di difficile comprensione e spesso compiute anche all’estero), sicuramente i pubblici ministeri hanno omesso di approfondire degli elementi di prova che avevano raccolto e che non sempre vi è stato pieno accordo tra alcuni ufficiali della polizia giudiziaria delegata, i loro superiori e i magistrati titolari dell’ indagine; è certamente vero che Ezio Brancato prima e Monia Brancato poi erano persone che il magistrato Giusto Sciacchitano ben conosceva e frequentava, come ammesso dallo stesso nella memoria in atti; appare, poi, verosimile che le eredi Brancato, anche a prescindere da quanto potesse avergli rappresentato la Livreri, fossero a conoscenza di un’indagine in corso che coinvolgeva società di cui le stesse avevano rilevanti partecipazioni azionarie; basti pensare che le stesse Brancato venivano assunte a sommarie informazioni proprio in relazione a tali fatti. ”

    Abbiamo capito. Saluti

    @Roberto Puglisi .
    Ne siamo consapevoli. Speriamo che si comprenda meglio nel futuro che nulla è bianco e neanche nero ma la verità ahimè sta sempre nella via di mezzo. Difficile stabilire la larghezza della mezzeria

    Tra tutti i tasselli mancanti, e tra quelli che i cari lettori citano nei loro commenti, secondo me la ricostruzione dei fatti è palese e chiara, solo chi non uol capire non capisce.
    Si continua e si continuerà a negare l’evidenza perchè le mani sporche di marmellata li ha anche il potere giudiziario.
    Potere che permette in via definitiva e AUTONOMA di risolvere una controversia di natura civile, penale e amministrativa tra delle parti.

    @exequo “Si continua e si continuerà a negare l’evidenza perchè le mani sporche di marmellata li ha anche il potere giudiziario.”
    Aggiungerei che in questo caso li ha sicuramente sporche di marmellata.
    Un’altro tassello che manca è che nei consigli di amministrazione della GAS il duo Brancato/Lapis ci mettevano a sedere magistrati siciliani. Se non ci credete procuratevi il certificato camerale della Gas fondiaria spa. Avrete delle belle sorprese. Per non parlare degli arbitrati dati a magistrati e parenti di magistrati tutti siciliani ovviamente.

    @ giovanna di fionda
    non è semplice reperire le informazioni di cui lei parla.
    Perchè, più semplicemente, non ce le scrive se ne è in posseso?

    Ma quale sospetto . L’avvocato Livreri aveva ragione e a dargliela sono i piu’ impegnati pubblici ministeri della Procura di Palermo : Di matteo e Ingroia. Verissimo!. L’altra socia di Vito Ciancimino nella Gas è infatti la signora Brancato che si gode con le due figlie 60 milioni di euro ricavati dalla Gas di cui Ciancimino Vito era sponsorizzatore, protettore, dominus e deus ex machina. Non ci credete? Vi sembrano millanterie o fanfaronate? La signora Brancato è stata prima notiziata di chiusura delle indagini ( 26 giugno 2011) e da pochi giorni appena richiesta di rinvio a giudizio proprio in ragione dei suoi rapporti occulti con Vito Ciancimino prima e l’erede Massimo Ciancimino dopo la morte dell’ex sindaco di Palermo. La liquidazione della quota da parte delle Brancato all’erede Massimuccio è di appena 4.700 milioni di euro ( 9 miliardi delle vecchie lire; che volete che siano: due soldi!) Non lo avete letto da nessuna parte? certo! I giornalisti scrivono solo quello che i potenti gli chiedono di scrivere? Ebbene il provvedimento porta due firme autorevolissime: il procuratore aggiunto Dr. ingroia e il sostituto procuratore DDa Di Matteo !. Giornalisticamente parlando la notizia la sto’ dando ora io. Chissà quanti cronisti avranno il fegato di scrivere che finalmente anche le eredi Brancato sono state – finalmente e correttamente – identificate in rapporti con i Caincimino al pari dei lapis. Dopo la strombazzata archiviazione a Catania del gruppo Brancato & C. ( dove per C si intendono anche i 5magistrati vecchi inquirenti del pool investigativo della Gas e il magistrato parente delle Brancato) nessuno si aspettava che …forse … a Palermo il nuovo pool investigativo ( DI Matteo , Ingroia e Guido) non si sarebbero adeguati ;. tutti gli interessati si attendevano salvifiche archiviazioni. la Giustizia alla fine sembra quindi giungere ! L’importante è non morire prima. La verità è come sempre rivoluzionaria. Al dunque le indagini dei pm palermitani provano come le Brancato non erano e non sono state meno colluse con la mafia di quanto si voglia credere dei Lapis. Questo equilibrio di posizioni garantisce tutti sulla correttezza ed imparzialità degli investigatori sulla vicenda della GAS. D’altronde Massimuccio l’aveva detto e ripetuto sin dal 2007 fino alla nausea che le tre eredi Brancato non erano estranei agli interessi di suo padre nella Gas. Il poverino l’aveva pure provato documentalmente. L’aveva ripetuto e provato strenuamente anche l’avvocato Livreri ex avvocato della GAs e dei due gruppi. Ma quest’ultima è stata attaccata violentemente da tutti gli interessati Brancato e loro avvocati in testa. Le importanti e potenti relazioni delle signore Brancato con i poteri istituzionali le avevano protette fino ad ora. Ora il protettorato sembra finito e finalmente puo’ farsi giustizia. Leggeremo con attenzione e interesse la verità che sembra cominciarsi a venire alla luce. d’altronde il delitto non paga. Almeno cosi’ vogliamo pensare che debba essere.

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