Quando Martelli parlava

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18 Febbraio 2014, 20:51

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Quando Giampaolo Pansa mitragliava dalle righe del Bestiario. Quando Giuliano Ferrara – su Repubblica – era Cicciopotamo socialista islamico. Quando Bettino era Ghino di Tacco, Giuliano Amato un ‘craxino’ e Giusi La Ganga ‘Falstaff’. Quando la puzza di un presunto spinello piombò nella cronaca da Malindi. Quando un ministro ebbe le palle di chiamare Falcone a Roma. Quando Mario Chiesa era presidente del Pio Albergo Trivulzio. Quando Antonio Di Pietro ammanettò Mario Chiesa. Quando Craxi, in Parlamento, trovò il coraggio disperato di compiere il discorso più onesto e difficile da digerire di tanti anni di menzogne…

Quando tutti questi ‘quando’ ruggivano, mordevano, strillavano nella vita pubblica italiana, Claudio Martelli era ancora una grande promessa. Bobo Vittorio Craxi, figlio di Craxi senior, così descrisse nel 2006 il celebre connubio, in un libro con Francesco Borgonovo: “Mio padre e Claudio somigliavano ai Beatles. John e Paul della nostra epoca”. Oggi ‘Claudio’ è soprattutto uno scrittore. E’ rimasto un uomo dal pensiero acuto. E ha scritto un libro, presentato anche a Palermo, dal titolo a programma: “Ricordati di vivere” (Bompiani, 608 pagine, 19,50 euro). Nella copertina, Martelli conserva la chioma nera del passato. Dal vivo è un signore con i capelli bianchi, un profilo di vetro soffiato. E dal vivo l’hanno rivisto i suoi vecchi compagni nel simposio della Fonderia Oretea alla Cala. Primo commento di una signora attempata: “Mi che è fatto vecchio!”.

Ma questo libro non è un avvitamento carpiato sulla nota della nostalgia. Piuttosto si configura in forma di acrobazia non riuscita. Anzi, volontariamente fallita. Con la lucidità di ammettere che i conti non tornano. Con lo stomaco di urlare che non tornano per nessuno, perché, in fondo, niente si è salvato. E infatti, Piero Violante – nel dibattito governato con garbo da Manlio Orobello – va dritto alla ferita: “Perché il Psi non sfondò?”. Mistero doloroso. Punto di contraddizione ineludibile di tanta storia in chiaroscuro. Furono “i giudici in maniche di camicia”? Ma di più: “un partito con una democrazia interna bassissima. Un partito che talvolta mancò gli appuntamenti per colpa di Craxi”. Ed è doppiamente dolorosissimo rievocare il padre nobile, scomparso in esilio, padre in senso tecnico del bene e del male declinati tra i petali del Garofano. Bettino che aveva conosciuto i fasti del potere e che morì da esiliato, solo come un cane, nella tomba a cielo aperto di Hammamet.

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Dunque, i socialisti. Dunque il giovane Guardasigilli socialista che – lo ricorda giustamente Giuseppe Ayala – ebbe l’intuizione di chiamare a Roma Falcone, sulla tolda di comando degli Affari penali. E lo convocò, parole di Ayala: “quando Falcone era bastonato, prima della sua morte, prima che ci fosse l’iscrizione al club postumo dei falconiani. Quando Falcone fu delegittimato – incalza Ayala – pure dalle parole dell’attuale sindaco di Palermo, con le accuse sulle carte nei cassetti della Procura”. “Un Falcone ingabbiato – Ayala c’era ed è ancora comprensibilmente arrabbiatissimo – ‘venduto ai socialisti’, secondo il Pci”. Martelli lo volle con sé nella Capitale per “costruire la casa dell’antimafia dalle fondamenta”. Memoria cocente che fa soffrire, “perché – rammenta Nino Buttitta, preparando il terreno all’autore – la memoria è il senso della realtà che abbiamo vissuto”.

E come era? Claudio Martelli prova a dirlo, nel suo libro e alla platea che lo ascolta con un palese sentimento della venerazione: “Io sono uno che ha avuto tutto e che ha perduto tutto. E’ l’esperienza umana più istruttiva. Mani Pulite fu una gigantesca operazione di polizia giudiziaria. Un complotto? I pareri sono tanti. E’ come se avessero tolto la serie A al campionato di calcio, lasciando le serie inferiori, scatenando la caccia al politico. La corruzione c’era, tuttavia durava da cinquant’anni e non se n’era mai accorto nessuno”. Che parrebbe affermazione risibile sui sentieri luminosi del politicamente corretto, già meno scandalosa, addentrandosi per certi vicoli e certe stanze, nella penombra dei poteri.

E c’è da chiedersi se il nitore discusso della visione di Martelli sarebbe una buona ricetta pragmatica, o è solo dottrina del sogno incompleto, del rammendo strappato, incapace di reggere davvero. Lui, Claudio, mostra di crederci e di rassegnarsi allo stesso modo. Ora lo vedono con i capelli bianchi. Vecchio della vecchiaia che è la bellezza e la condanna di tutte le promesse mancate.

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18 Febbraio 2014, 20:51

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