Concorso esterno, Nicotra condannato in appello - Live Sicilia

Concorso esterno, Nicotra condannato in appello

Assolto dalla tentata estorsione. La sentenza del processo di secondo grado. Tutti i nomi
INCHIESTA AQUILIA
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Raffaele Nicotra, ex sindaco di Aci Catena e già deputato regionale, è stato condannato per concorso esterno alla mafia. La pena è stata ridotta da 7 anni a 4 anni dalla Corte d’Appello di Catania. La riforma è dettata dal fatto che l’ex esponente politico catenoto è stato assolto dall’accusa di tentata estorsione riferibile alla compravendita poi mai avvenuta di un immobile realizzato dalla Erika, società di cui era socio Sebastiano Strano. Anche quest’ultimo, difeso dagli avvocati Maria Caltabiano e Giorgio Antoci, è stato assolto dall’accusa dalla Corte d’appello, che ha dunque ribaltato la sentenza del gup. Il processo, giunto al secondo epilogo giudiziario, è frutto di una complessa indagine dei carabinieri denominata Aquilia (etimologia del nome della città di Acireale) che oltre ad avere portato all’arresto di Raffaele Nicotra – oggi ai domiciliari – aveva decimato la cellula di Cosa nostra del versante acese, un po’ costruita sul solco criminale della figura del boss scomparso qualche anno fa Sebastiano Scuto, detto Nuccio Coscia. Nei faldoni dell’inchiesta sono finiti i verbali del pentito Mario Vinciguerra, vecchia guardia della cosca e principale accusatore del deputato regionale, difeso dal professore Giovanni Grasso e dall’avvocato Orazio Consolo. Per il gup Nicotra avrebbe rivestito il ruolo di finanziatore del clan potendosi rapportare quasi alla pari. L’ex sindaco di Aci Catena (e imprenditore della grande distribuzione) ha anche incontrato, durante la latitanza, l’ex reggente della cupola militare di Cosa nostra catanese Santo La Causa. Appuntamento che anche Nicotra ha confermato nel corso delle sue dichiarazioni spontanee nel processo, ma evidenziando di non aver mai ceduto o dato alcuni tipo di supporto alla mafia. Anzi ne è stato sempre vittima. L’interdizione dai pubblici uffici è per cinque anni. 

Il presidente Riccardo Pivetti ha letto il dispositivo lungo 4 pagine oggi pomeriggio. Diverse sono le riforme al ribasso, c’è anche una pena concordata. Ma la Corte d’Appello ha anche assolto alcune posizioni (una solo parziale) e confermato anche alcune condanne del gup. Ecco la sentenza: Fabio Arcidiacono 8 anni 10 mesi 20 giorni e 32.600 euro (pena concordata tra le parti), Fabrizio Bella, 14 anni e 8 mesi (continuazione con altra sentenza), Rodolfo Bonfiglio, Cirino Cannavò 6 anni 6 mesi e 20 giorni e 19 mila euro di multa (continuazione con altra sentenza), Fabio Vincenzo Cosentino 8 anni (conferma primo grado), Gianmaria Tiziano Cosentino 14 anni e 14 mila euro di multa (conferma primo grado), Danilo Tommaso Failla assolto, Salvatore Nunzio Fonti assolto, Camillo Grasso 6 anni e 2 mesi e 20 giorni e 4800 euro di multa (continuazione con altra sentenza), Salvatore Indelicato 2 anni 2 mesi e 3200 mila euro di multa (continuazione con altra sentenza e assolto da un capo di imputazione), Antonino Francesco Manca 8 anni (conferma primo grado), Carmelo Messina 1 anni e 2 mila euro di multa (continuazione con altra sentenza), Mario Nicolosi 13 anni, 1 mese 10 giorni e 4222 euro di multa (continuazione con altra sentenza), Raffaele Nicotra 4 anni e 8 mesi di reclusione (assolto per tentata estorsione), Rosario Panebianco 1 anno 8 mesi e 2600 euro di multa (continuazione con altra sentenza), Camillo Pappalardo 8 anni e 8 mesi (conferma primo grado), Concetto Puglisi 15 anni e 4 mesi (conferma primo grado), Giuseppe Rogazione 8 anni e 8 mesi, Stefano Sciuto 3 anni (conferma primo grado), Sebastiano Strano assolto, Gaetano Mario Vinciguerra, 2 anni (conferma primo grado). 

Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni. Il ricorso per Cassazione alla luce di alcune condanne appare scontato. 


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