Covid, la domenica bestiale del 'Cervello' - Live Sicilia

Covid, la domenica bestiale del ‘Cervello’

Tanti contagi, tanti ricoveri. La situazione della struttura. E Villa Sofia...
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I medici e il personale del pronto soccorso Covid dell’ospedale ‘Cervello’ di Palermo stanno vivendo un’altra domenica bestiale, con i consueti volumi di lavoro pandemici che hanno fatto dimenticare trascorsi stati di sollievo. Arrivano in continuazione ambulanze da cui escono pazienti positivi al virus che necessitano di assistenza. Al momento – sono quasi le cinque del pomeriggio – si prendono i codici rossi, ci sono trentotto persone, nell’area d’emergenza, con un indice di sovraffollamento di circa il duecento per cento.

Perché succede? Perché i fine settimana sono sempre più complicati per le strutture sanitarie disponibili, perché, nonostante una percezione sociale sempre più affievolita, il coronavirus ha una spiccata insensibilità per quello che si dice di lui. E fa il suo sporco mestiere. Perché ci sono positivi, con pochi sintomi o nessuno, che finiscono in ospedale per un’altra ragione. “Siamo strapieni”, dice la primaria, la dottoressa Tiziana Maniscalchi.

Una domenica davvero bestiale, dunque, con le chat dei medici intasate, in mattinata, dall’allarme per i ricoveri in rapida successione. Tante le persone da sistemare e la ‘garanzia’ per i codici rossi, sperando di non restare bloccati. Nel frattempo, anche il pronto soccorso di Villa Sofia, con i suoi volumi che sono diversi, da ospedale non Covid, sta scoppiando. Un centinaio di pazienti per un indice di sovraffollamento del trecento per cento. Altra domenica che si può, poco serenamente, definire ‘bestiale’.

Una possibile risposta al caos potrebbe arrivare dalla nuova organizzazione stabilita dall’assessorato alla Salute (LEGGI QUI) che prevede che tutti gli ospedali si facciano carico dei positivi, se sono asintomatici o paucisintomatici. Entro domani, nero su bianco, ci saranno le risposte delle strutture sanitarie. Policlinico e Villa Sofia hanno già ‘consegnato’. Si attendono gli altri.

Ci sarà una auspicata boccata d’ossigeno? Gli esperti che hanno redatto il piano sperano, ovviamente, di sì. Ma, in tanti, manifestano le loro preoccupazioni. Se i contagi aumentassero ancora, con più ricoveri e la tragedia di più decessi, diventerebbe sempre più arduo fare fronte alla situazione. (Roberto Puglisi)


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Commenti

    fate un altro festino

    Poche settimane fa ho letto un’interessante intervista a Renzo Piano. Il titolo riportava un suo pensiero: “Diamo bellezza agli ospedali”.
    Gli ospedali sono la nuova frontiera del grande architetto, e “vedere gli alberi fuori da una finestra quando si è ricoverati può fare la differenza”, gli ospedali “non saranno più fredde macchine per guarire”. E bellissima notizia ne starebbe progettando uno pure a Palermo.
    Poi ti guardi intorno, leggi dell’altro e veramente speri di non finire in un pronto soccorso. Perché se al pronto soccorso sei lasciato in attesa per 24 ore e più magari con un arto rotto, cominci a chiederti: “Ce la farà il dottore ad arrivare prima della falcata signora in nero?”.
    Sappiamo, la bellezza salverà il mondo… di quelli che stanno bene. Tutti gli altri, per qualche medico in più rinunciano pure alla bellezza e si accontentano degli ospedali, fredde macchine per guarire.

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