Crocetta-Eni, dall’intesa alla guerra

di

09 Luglio 2014, 20:58

4 min di lettura

PALERMO – “Eni sarà sempre più oil company, come le major americane: quindi più cassa, più barili e più utili”. Il quadro lo disegnava solo pochi giorni fa un articolo su Repubblica. Che dando notizia delle strategie dell’ad Claudio Descalzi immaginava nel futuro del colosso italiano dell’energia “meno conglomerato, retaggio dell’epoca delle Partecipazioni statali, poco sostenibile nella fase attuale”. In parole povere, il quadro non sorride al futuro del petrolchimico di Gela, dove oggi, dopo le proteste dei giorni scorsi, la tensione si è innalzata ai massimi livelli, dopo il rifiuto dell’Eni di riavviare almeno una delle tre linee produttive della raffineria. In ballo c’è la paventata revoca dei 700 milioni di investimenti, che, di fatto, annulla il programma di riqualificazione produttiva.

I lavoratori oggi hanno messo in atto altre azioni di protesta, i sindacati si sono appellati all’Eni per chiedere una marcia indietro e al governo regionale perché si faccia sentire con il Cane a sei zampe. Il governatore Rosario Crocetta – gelese e dipendente dell’Eni – oggi ha usato toni molto duri: “La Regione siciliana chiederà un risarcimento miliardario se l’Eni confermerà nel piano industriale l’intenzione di abbandonare la Sicilia, chiudendo gli stabilimenti di Gela o Priolo”.

Crocetta, al termine di una riunione di oggi al Ministero dello sviluppo economico, ha detto all’Ansa: “La Sicilia non può essere trattata come un limone, da un lato contribuisce col 70% alla produzione di petrolio estratto in Italia, dall’altro si pretende che poi la raffinazione venga fatta al Nord”. Il tutto, aggiunge Crocetta, “mentre si continuano a chiedere nuove autorizzazioni per i pozzi e dall’altro si pretende che poi la raffinazione venga fatta al Nord Italia: questa è una scelta inqualificabile”.

Ma proprio sulle “nuove autorizzazioni per i pozzi” a cui Crocetta fa oggi riferimento, solo pochi giorni fa è arrivato all’indirizzo del governatore un duro attacco da Greenpeace. Che ha criticato la scelta del governo regionale di sottoscrivere il 4 giugno scorso un protocollo di intesa con Assomineraria, EniMed Spa, Edison Idrocarburi Sicilia Srl e Irminio Srl, finalizzato al rilancio degli investimenti in Sicilia che possano permettere «l’utilizzo razionale delle risorse di gas e petrolio, intensificando gli strumenti dedicati alla sicurezza e al rispetto dell’ambiente». Greenpeace ha portato nei giorni scorsi a Palermo la sua nave Rainbow Warrior per attirare l’attenzione su venti autorizzazioni in via di concessione da parte del ministero dell’Ambiente per altrettante operazioni di ricerca ed estrazione del petrolio a largo della costa che va da Marsala a Siracusa. Tra le operazioni che Greenpeace contesta anche quella dell’Eni denominata Offshore Ibleo.

Articoli Correlati

A Crocetta gli ambientalisti hanno rimproverato un atteggiamento ondivago sulla vicenda: “Nell’autunno 2012, in piena campagna elettorale – dichiarava qualche giorno fa a Repubblica Alessandro Giannì di Greenpeace – Crocetta si fece portavoce del nostro appello ‘U mari un si spirtusa’ contro le trivelle in Sicilia. La Regione nel maggio dell’anno scorso diede anche parere negativo contro il progetto dell’Eni ‘Offshore Ibleo’. Non sappiamo cosa sia successo in dodici mesi che abbia fatto cambiare idea a Crocetta, ma fa riflettere il fatto che il governatore siciliano abbia firmato lo scorso 4 giugno, il giorno stesso della pubblicazione del decreto che autorizza il piano dell’Eni, un’intesa con Assomineraria, Edison, Irminio e la stessa Eni per lo sfruttamento delle risorse minerarie dell’Isola”.

In effetti solo un anno fa, nell’aprile del 2013 le cronache di giornali e agenzie di stampa nazionali, dalla Reuters a La Stampa, davano notizia del sostegno di Crocetta e dell’allora assessore Mariella Lo Bello alla battaglia contro le perforazioni off-shore, sostegno assicurato nel corso di un’audizione in commissione Ambiente all’Ars. “Solo due anni fa – scrive sul suo sito Greenpeace – da candidato alla Regione Crocetta aveva firmato il nostro appello contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia. Ci chiediamo come mai la Regione sia passata improvvisamente dalla parte del mare a quella dei petrolieri”.

L’intesa a cui fa riferimento Greenpeace è un protocollo sottoscritto il 4 giugno scorso da Regione (personalmente da Crocetta) e Assomineraria, oltre che dalle aziende sopra citate, per il quale la giunta ha espresso apprezzamento con delibera del 17 giugno scorso. Col protocollo d’intesa, i petrolieri si impegnavano ad assumere iniziative per il rilancio delle attività produttive, per il miglioramento del monitoraggio ambientale e della sicurezza e iniziative per il mantenimento e il rilancio dell’impegno occupazionale.

Ora, però, solo un mese dopo, arriva la doccia fredda delle voci poco rassicuranti sul futuro della raffineria di Gela. Anzi, di tutte o quasi le raffinerie italiane dell’Eni (si salverebbero solo Sannazzaro, in provincia di Pavia, e il sito di Milazzo). La raffinazione, infatti, è in profonda crisi e l’ipotesi raccontata, solo a livello di indiscrezione, nei giorni scorsi da Repubblica è quella di una conversione della maggior parte delle raffinerie Eni in depositi di smistamento di prodotti derivati. Meno raffinazione più estrazione, questo il quadro in cui a detta degli analisti si muoverebbe il Cane a sei zampe. E con cui sarà chiamato a fare i conti Crocetta, a cui è toccato nel giro di una manciata di settimane passare dai protocolli d’intesa ai proclami di guerra.

Pubblicato il

09 Luglio 2014, 20:58

Condividi sui social