Politica

Cuffaro, signore dei regionali: politica, la macchina da guerra

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04 Luglio 2021, 05:02

7 min di lettura

PALERMO – Ruba un regno e diventerai duca, diceva Chuang Tzu. E il Duca della burocrazia regionale, il dipendente pubblico più noto in Sicilia, il nome più altisonante nel panorama degli impiegati siciliani, ha avuto il suo regno, anche se non l’ha rubato, lo detiene per concorso – in pochi lo sanno – dal lontano 1992. Silvio Cuffaro è il nuovo capo di gabinetto dell’assessorato alla Funzione Pubblica e Autonomie Locali retto da Marco Zambuto. In pratica, Silvio Cuffaro, sarà “la cerniera tra la politica e la burocrazia”, il dominus nella gestione del personale, colui che decide – e sposta – le pedine, gli uomini dei dipartimenti, centrali e decentrati, i fondi ai comuni e tratta con i sindacati. La nomina arriva a sorpresa, ma certamente frutto di una profonda riflessione e di non pochi mal di pancia. Zambuto, da uomo di gestione, da sindaco navigato lo sa bene che la scelta è strategicamente perfetta, in sostanza avrà detto al presidente Musumeci che ci sono due ragioni, fondamentali, per ripescare il dirigente da anni emarginato in un ufficio periferico: la macchina burocratica palermitana è coriacea e si ostina a non rispondere alla politica e, cosa più importante, tra un anno e mezzo si vota. Dunque, vivere o morire.

Cuffaro la sua nomina ha fatto scalpore, ma non Lei non è già un dirigente regionale?

“Lo sono dal 1992, diciamo che sono uno dei pochi dirigenti regionali vincitori di concorso bandito direttamente dalla Regione nel 1989. Erano 72 posti per dirigente amministrativo e lo abbiamo superato in 56, per la prima volta nella storia in cui per la Regione superano un concorso meno candidati del numero dei posti messi a bando. Le dirò di più, in quel concorso vinsero alcuni personaggi oggi conosciutissimi, una di quelle è la dottoressa Agata Santonocito, magistrato a Catania”.

Quindi dove sta la novità?

“La novità sta nel fatto che mi chiamo Cuffaro”.

Infatti, è il suo cognome ad essere conosciutissimo, ecco perché in molti si chiedono il significato di questa poltrona.

“Guardi, capisco il fatto che il mio cognome faccia notizia, ma rammento che oltre al regolare concorso alla Regione, perché dopo di me tutti gli altri sono entrati con leggi, leggine e sanatorie varie, io posso vantarmi di avere un cursus honorum importante. Non voglio fare polemica ma, sempre credo a causa del mio cognome, qualcuno pensa che nonostante mi spetti, io non possa avere un ruolo di primo piano. Ora basta, sono stato parcheggiato quindici anni. Pur di epurarmi addirittura hanno soppresso un ente di cui ero direttore, l’Agenzia regionale per l’Impiego”.

Dunque, pensa di essere stato una vittima sacrificale?

“Ho vissuto certamente situazioni spiacevoli sia ai tempi del presidente Lombardo che di Crocetta. L’ultimo, messo alle strette dal fatto che non poteva calpestare oltremodo i miei diritti, mi ha dato l’incarico di dirigente – semplice – a Casteltermini, 120 km che dovevo fare tutti giorni per andare a lavorare. L’ho fatto in silenzio, non ho protestato, ma ora basta, è il momento di tornare a fare quello che so fare”.

Questo accade anche a un mese dal suo passaggio ufficiale in Forza Italia?

“Io sono stato da sempre vicino al partito di Berlusconi, anche in tempi non sospetti, sono da sempre a fianco dell’onorevole Gallo ( Riccardo Gallo, deputato di Forza Italia all’Ars dal 2017, ndr), anche a causa delle vicende giudiziarie di mio fratello. Con Riccardo ( Gallo, ndr) ho condiviso molte cose, anche la nascita di una forza politica territoriale ad Agrigento dal nome Patto per il Territorio e nella mia provincia credo che siamo il primo partito per tesserati”.

Distante da suo fratello maggiore Totò e vicino a Gianfranco Miccichè?

“Distante da Totò mai, comunque facciamo parte di due forze entrambi moderate, che riusciranno quando sarà il momento a mettersi insieme o collaborare. Con Miccichè in realtà nel passato ho avuto qualche screzio, ma Gallo sa mediare”.

Cosa le ha detto il Presidente Musumeci?

“L’ho ringraziato, ma non l’ho sentito, ho ringraziato Marco Zambuto che mi conosce da anni, ho contribuito alla sua rielezione a sindaco di Agrigento e spero che la fiducia riposta in me dia un buon ritorno in termini di risultati”.

La burocrazia regionale, di cui tanto si parla, adesso è nelle sue mani?

“Ieri mi hanno chiamato i segretari regionali dei sindacati più importanti e mi hanno detto “abbiamo finalmente un interlocutore con cui collaborare”, anche l’Anci si è complimentata, mi sono arrivati gli auguri di Leoluca Orlando. Vediamo adesso se riusciamo a trovare il modo per aiutare i comuni che in questo momento arrancano”.

L’avvicinarsi delle regionali ha fatto scoppiare il dibattito sui futuri candidati alla poltrona di Presidente, ritiene che Nello Musumeci faccia bene a esplicitare la sua candidatura bis?

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“Musumeci è una persona che io ho sempre sostenuto fin dalla prima volta che si è candidato, sono stato all’ ufficializzazione della sua candidatura a Roma insieme all’onorevole Urso, eravamo solo in cinque dalla Sicilia. Io ero col Pdl e sono stato con leale a Raffadali – il mio paese – ho portato oltre 600 voti al mio candidato con Nello Musumeci arrivato prima di tutti, sia di Cancellieri che di Miccichè”.

Dunque, ha fatto un errore, Musumeci?

“Non so se ha fatto un errore, forse sì, forse prima di lui lo ha fatto Miccichè che è stato il primo a parlarne, ma è una mia opinione personale”.

Ma ormai è fatta, il dado è tratto.

“Io credo che i partiti adesso debbano fare, preliminarmente, un’analisi di come il governo Musumeci ha lavorato e, se ha fatto bene, è naturale che venga riconfermato, è un candidato del centrodestra ed è un uscente. Poi credo, comunque, che sia prematuro fare ragionamenti diversi, io penso che la partita non si giochi a Palermo, ma a Roma purtroppo, dipenderà dalle candidature che esprimerà il centrodestra nel Lazio, in Calabria e nelle altre regioni dove si andrà al voto. Vedremo cosa succederà lì, oggi non si riesce a capire, per esempio c’è una guerra all’interno della maggioranza del centrodestra, tra Salvini e Giorgetti e se questa si consoliderà, ci sarà un futuro politico completamente diverso. I panorami della politica non possono essere visti a lunga distanza, ma a breve. Non si può comunque iniziare una campagna elettorale un anno e mezzo prima, per la Sicilia ed i siciliani la campagna elettorale significa la paralisi perché, è inutile nasconderlo, dietro un burocrate c’è un politico, ci sono aspirazioni, ci sono voti e iniziare così, tanto tempo prima, vuol dire non mettere in condizione Musumeci di poter portare a termine quello che si è prefissato di fare”.

Marco Falcone, assessore di Forza Italia alla Regione era l’unico rappresentante del governo Musumeci presente all’iniziativa organizzata da Raffaele Stancanelli e da Fdl, non le sembra strano? Non è che anche lui abbia in testa di scendere in campo?

“Credo solo che Falcone, uno dei migliori del governo Musumeci, fosse presente perché si occupa di infrastrutture, di cui si parlava. Poi io so anche che lui è molto leale e quindi su un’eventuale ricandidatura di Musumeci non sarà sicuramente quello che creerà problemi”.

Giorgia Meloni dal 3 per cento oggi si attesta al 20, avete un po’ paura dei sovranisti?

“Una cosa sono i sondaggi, altro il voto. Nel mio paese, ad esempio, non vedo nessuna adesione a questo tipo di partito, non mi sembra siano molto presenti ad Agrigento. La Sicilia, per me, resta una ragione moderata”.

Lei, si sa, anche come Cuffaro, è una macchina da guerra, è stato rieletto, per la seconda volta, sindaco di Raffadali con il 65 per cento dei voti. Come lo spiega?

“Diciamo che i miei compaesani mi vogliono bene, sono stato sempre vicino ai problemi della gente e del mio territorio, un impegno notevole”.

Adesso è alla Funzione Pubblica e Enti Locali, possiamo dire che i comuni oggi sono nelle mani di Cuffaro?

“E’ un assessorato molto importante e la macchina regionale io la conosco bene. So quali sono i problemi reali e poi sono anche un amministratore locale, quindi sono cosciente di quanto soffrono i comuni che vengono pagati in grande ritardo dalla Regione e il gap che c’è per la mancanza di personale nelle sedi centrali di Palermo, mentre in periferia abbiamo un esubero. Vedremo di incrementare la produttività delle sedi periferiche, alleggerendo il lavoro delle centrali per assolvere gli impegni regolarmente ed espletare i vari bandi e le varie procedure molto spesso farraginose che si devono affrontare”.

Facciamo fantapolitica, potremmo mai ipotizzare di rivedere, un giorno, il cognome Cuffaro, alla presidenza della Regione?

“Non penso, mio fratello Giuseppe fa l’imprenditore puro e non vuole sentire parlare di politica”.

Ma, escludendo Giuseppe e Totò, resta Lei.

“Impossibile, voglio essere molto duro su questo, non se lo merita la Regione Sicilia che un altro Cuffaro scenda in campo. I Cuffaro hanno già pagato un prezzo altissimo per avere rivestito quel ruolo. Le dico solo che io conosco benissimo tutti gli atti processuali di mio fratello e ho visto, non ho remore nel dirlo, una vergogna. Cuffaro è uno che andava colpito e condannato. Penso che non ha nulla a che vedere con il caso Palamara ma, forse, il suo caso lo ha anticipato”.

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04 Luglio 2021, 05:02

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