"Degli eventi non parla nessuno, il turismo non è solo alberghi"

“Degli eventi non parla nessuno, il turismo non è solo alberghi”

L'allarme del settore 'Mice': blocco totale di congressi e viaggi incentivi, "perdite del cento per cento"
CORONAVIRUS
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PALERMO – “C’è un settore turistico di cui non parla nessuno, ma che sta pagando carissimo il prezzo del blocco totale dell’economia”. A lanciare l’allarme è Gaia Budello, da dieci anni titolare di un’agenzia di eventi a Catania, la Leisure & Business, ma da oltre venti nel settore Mice (acronimo che in inglese indica riunioni, viaggi incentivi, conferenze ed esposizioni). La sua denuncia non riguarda solo la sua microimpresa, ma una cinquantina di attività siciliane che organizzano eventi da centinaia di migliaia di euro ciascuno generando un indotto immenso. Non un turismo canonico ma di stampo più aziendale, che non vende il ‘solo’ viaggio ma è volto a creare esperienze personalizzate e ben studiate dai committenti. A dire di Budello e dei rappresentanti di categoria, il settore è stato tenuto fuori dalle conversazioni per troppo tempo ed è sottovalutato anche durante la pandemia.

“Perdita del cento per cento”

“In Sicilia non si sente molto parlare degli eventi perché il settore lavora a fisarmonica – chiarisce Budello – fra periodi di ‘traffico’ intenso e programmazione pura. Parliamo di eventi cuciti su misura per chi sarà il protagonista, come per esempio i viaggi con cui le aziende decidono di premiare i dipendenti. Ecco perché con noi lavora un indotto immenso: si va dalle hostess che ormai vivono di questo lavoro, a chi si occupa dei noleggi di gommoni o jeep per le escursioni, ai più ovvi ristoranti e alberghi con cui collaboriamo. La verità – dice Budello – è che il settore è completamente fermo, e da marzo a oggi registra una perdita del cento per cento. Assurdo, soprattutto se si pensa che in tempi normali una realtà piccolissima come la mia è arrivata a fatturare anche 150 mila euro con un singolo evento a Taormina, dando lavoro a centinaia di persone che fanno i mestieri più disparati”.

Budello rivolge un appello alle istituzioni: “Il turismo non è soltanto alberghi e ristoranti. C’è anche il turismo congressuale, dei convegni, dei viaggi d’incentivazione e degli eventi organizzati. È un turismo che muove il 13 per cento del Pil nazionale, che lavora a tariffe notoriamente più alte e riempie gli alberghi in periodi di bassa stagione. Noi agenzie private abbiamo sempre lavorato in silenzio – conclude – organizzando tutto nel pieno rispetto del distanziamento e delle altre norme finché ne abbiamo avuto modo. Finché non si è rivelato tutto inutile”.

La ‘zona grigia’ del Mice

La prima difficoltà sta nel trovare i mezzi giusti per farsi sentire dai governi: “Prima di tutto è complicato comprendere quali siano i numeri prodotti dal solo mondo degli eventi – spiega Anna Maria Ulisse, presidente di Assoviaggi Sicilia –. In pratica quelli del settore del cosiddetto ‘incoming’, il ricettivo, finora non sono mai stati realmente quantificati”. Ulisse rileva una certa complicità della normativa, “perché la legge italiana non prevede neanche un codice Ateco specifico per chi fa questo lavoro. In Sicilia il 90 per cento di queste attività è considerato agenzia di viaggi, perché la legge siciliana prevede che per creare e vendere pacchetti si debba appartenere a questa categoria. Il restante dieci per cento è ‘altro’ ancora. C’è confusione”.

Un primo segnale nazionale è arrivato dopo una manifestazione di settore a Montecitorio, andata in scena il 27 ottobre, a cui è seguita l’apertura di un tavolo permanente dedicato all’industria degli eventi. Le attività a cui fanno riferimento Budello e Ulisse infatti sono rimaste fuori dal Decreto Ristori, ma come tutte hanno bisogno di aiuti urgenti. La presidente regionale di Assoviaggi parla di “preparazione a trascorrere un ‘terzo inverno’: congressi, eventi e viaggi incentivi sono fermi da novembre 2019, hanno già subìto lo stop dell’estate e adesso succederà ancora in questi mesi. Tutto si aggrava dal momento che il lavoro del settore Mice si basa su una lunga programmazione – prosegue Ulisse –. Ipotizzando un vaccino in tempi relativamente brevi, in Sicilia il settore potrebbe rimettersi in moto solo a marzo 2022”.

Poche garanzie, molti dubbi

Secondo chi rappresenta il settore Mice, il Covid ha messo in luce la mancanza di diverse garanzie. “Le agenzie di viaggi in senso stretto producono a un certo livello – osserva Ulisse – ma chi contribuisce davvero al Pil italiano? A livello italiano Assoviaggi sta cercando di reperire i numeri per dimostrarlo, ma ci vuole una marcia in più anche in Sicilia. La Regione siciliana conta molto su See Sicily, progetto che prevede che le attività ‘vendano’ alla Regione dei servizi da convertire in voucher per il turista. Nel nostro caso, le escursioni. Bene ma non può bastare: significa un tornaconto da 13.500 euro per ogni impresa inquadrata come agenzia di viaggi, e inoltre lascia completamente sguarnito chi non corrisponde a quel codice Ateco”.

L’appello che la categoria rivolge al governo siciliano è “di ragionare sull’economia che le nostre attività muovono a livello regionale: ristoranti, guide, le varie agenzie che si curano di ogni singola parte dell’evento, i parrucchieri che si occupano delle donne per le cene di gala, gli outlet che vendono merce agli ospiti mentre visitano i luoghi di vacanza. Un enorme ‘non detto’, che non risulta sulle nostre fatture ma porta guadagni nelle case di tante famiglie”.

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