Detenuto al Pagliarelli con un cellulare: "Volevo sentire la mia famiglia"

Detenuto al Pagliarelli con un cellulare: “Volevo sentire la mia famiglia”

Il recluso è stato trovato all'interno della cella supino sul letto che cercava di nascondere il telefonino
IL BLITZ
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PALERMO – Operazione della polizia penitenziaria al carcere Pagliarelli. Gli agenti del reparto di polizia penitenziaria “Pagliarelli” di Palermo, hanno rinvenuto durante un’articolata e brillante operazione serale coordinata dal comandante di reparto dirigente aggiunto Giuseppe Rizzo, un microcellulare perfettamente attivo, in possesso e uso di un ristretto all’interno della propria camera detentiva. Determinanti, ai fini della buona riuscita dell’operazione che dava esito positivo, le riservate informazioni che apprese dal comandante di reparto, immediatamente dava disposizioni di intensificare i controlli e sensibilizzava il personale addetto alla vigilanza del reparto denominato “mari”, anche in ragione della tipologia di detenuti ristretti.

L’operazione

L’operazione e’ scattata nella sera del 30 novembre in quanto veniva segnalata la presenza di un apparato mobile ancora una volta all’interno di una sezione dove sono reclusi soggetti per ordine e sicurezza e dove la vigilanza proprio in quel reparto veniva elusa dagli altri detenuti “sentinella” che segnalavano la presenza dell’agente ad ogni minimo controllo. Gli uomini dei baschi azzurri, determinanti per la riuscita dell’operazione, coordinati dal dirigente aggiunto Rizzo, facevano irruzione alle ore 21,30 all’interno della camera detentiva, trovando il detenuto supino sul letto che tentava di celare un microtelefono cellulare comprensivo di n.4 batterie stilo che ne consentivano il funzionamento e la ricarica.

Il sequestro

Atteso che la detenzione in carcere di un apparato telefonico costituisce reato(ex art. 391 ter) si procedeva al sequestro di tutto il materiale illecito. Il detenuto, dichiarava candidamente di essere ben consapevole di aver commesso un reato ma che voleva “sentire” la sua famiglia.

Le ipotesi

Ora resta da capire come e’ arrivato l’apparato all’interno della sezione, varie sono le ipotesi al vaglio degli inquirenti, dall’occultamento nei pacchi che ricevono i detenuti dai familiari o l’utilizzo di droni che in quest’ultimo periodo sta’ attirando l’attenzione degli investigatori.


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Commenti

    evidente che non c’e’ un buon controllo .

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