Dirigenti, azzerati 1600 contratti | Parte la corsa ai nuovi incarichi

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01 Luglio 2016, 13:21

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PALERMO – Poche ore fa è partito il più grande valzer di dirigenti che la Regione abbia mai visto negli ultimi sei anni. La riorganizzazione degli uffici, col taglio di circa il 30 per cento delle postazioni dirigenziali, previsto dalla finanziaria regionale del 2015, si è tradotto nell’azzeramento, da oggi, di tutti gli incarichi. Si riparte da capo. E già a poche ore dal via non mancano dubbi, polemiche, recriminazioni.

Nelle scorse settimane i dirigenti generali hanno diffuso gli atti di interpello. I dirigenti interessati ai “nuovi vecchi posti” hanno potuto presentare il proprio curriculum. Ma a essere centrale nella scelta sarà appunto la figura del capodipartimento. Fermi restando infatti alcuni criteri come i titolo di studio o l’esperienza maturata in quell’ufficio, il dirigente generale gode di ampia discrezionalità nella scelta dei burocrati ai quali assegnare la guida di Servizi e Unità operative di base.

Ed è già partita la corsa. Che non ha, ovviamente, legami solo con l’amministrazione, ma anche certamente con la politica. Tra i criteri per scegliere il dirigente da “incaricare”, infatti, verrà tenuta in considerazione anche la “lealtà”, la sintonia del dipendente con la politica del governo regionale, con gli obiettivi fissati dall’assessore di riferimento e con quelli dello stesso dirigente generale.

Insomma, un vero e proprio risiko del nuovo potere siciliano. Dal quale la politica non è affatto estranea. Anzi. Del resto, guidare un ufficio regionali spesso significa decidere la “vita e la morte” di investimenti, attività imprenditoriali, attraverso l’iter legato alle concessioni e alle autorizzazioni. Posti di comando, quindi. Permeati dalla politica.

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E i dubbi, come detto, non mancano. Emersi già al primo giorno. “Sono stata assunta, – racconta una dirigente del dipartimento Lavoro – dopo 5 anni di studio dopo la laurea, nel 1993, a seguito di un concorso pubblico per 72 posti per esami, bandito dalla Regione Siciliana. Quel concorso, ultimo per esami, fu superato, nonostante 2500 partecipanti, solo da 53 persone a fronte dei 72 messi a concorso. Ho cominciato la mia carriera facendo 5 anni di esperienza al gruppo rendiconti e contenzioso dell’Assessorato del Lavoro e ho continuato per 23 anni, presso l’Assessorato Lavoro, a ricoprire incarichi di strutture importanti che si occupavano, in particolare, di fondi comunitari. Questo incarichi – prosegue nel suo racconto – sono tutti indicati nel mio curriculum vitae, che cita, tra l’altro, gli innumerevoli incarichi e responsabilità affidati in 23 anni di servizio”.

Esperienze che rischiano di essere in questo caso ignorate. “A seguito della recente riorganizzazione della Regione Siciliana, entrata in vigore oggi, – prosegue infatti la dirigente – e dopo aver presentato ben cinquanta domande per l’affidamento di un incarico, apprendo con sorpresa, sdegno e rammarico che oggi, senza tenere conto delle esperienze acquisite, dei titoli, del curriculum e degli enormi sacrifici nel mantenere incarichi di grande responsabilità, il dirigente generale del dipartimento lavoro ha attribuito gli incarichi estromettendomi dall’assegnazione di una struttura che meritavo senza alcun dubbio. Adesso, – conclude – io voglio sapere quali sono stati i criteri di assegnazione seguiti, atteso che sono stati affidati incarichi a persone che inconfutabilmente non avevano alcuna esperienza sulle materie oggetto delle manifestazioni di interesse”. Un esempio di lamentele giunte al nostro giornale, ma che verosimilmente presto si moltiplicheranno. Gli uffici regionali, in queste ore, sono attraversati da “pellegrinaggi” di dirigenti in cerca di qualche notizia sul proprio futuro.

Anche se – ricordano dagli uffici della Regione – le nuove norme anticorruzione prevedono proprio la “rotazione” come elemento fondamentale nella organizzazione dell’amministrazione. Insomma, i dirigenti devono cambiare di posto, per evitare le cosiddette “incrostazioni” della macchina. Ma ovviamente l’azzeramento degli incarichi e le nuove nomine rischiano di fornire l’occasione per qualche “regolamento di conti” nei confronti di dirigenti “scomodi” che potranno essere allontanati dagli uffici soliti. O addirittura, potrebbero essere tagliati fuori dalla distribuzione degli incarichi. Già, perché qualche dirigente resterà senza un incarico, ovvero senza una bella fetta di stipendio, data dalla cosiddetta “parte variabile”. Il “taglio” delle postazioni dirigenziali è stato messo nero su bianco da una recente delibera di giunta. Un provvedimento che riduce a 1437, dalle attuali 2059, le strutture in cui si articola la macchina amministrativa. Ma i dirigenti, anche al netto dei prepensionamenti, sono ancora molti di più. Diverse decine, probabilmente. Questi, alla fine del valzer, resteranno a bocca asciutta.

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01 Luglio 2016, 13:21

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