Discarica Oikos, tonnellate di rifiuti in mezzo alla battaglia delle perizie

Discarica Oikos, tonnellate di rifiuti nella battaglia delle perizie

Il riassunto dell'intricata vicenda dell'autorizzazione all'impianto di Valanghe d'inverno.
RICORSO AL TAR
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CATANIA. I comitati No discarica di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco non lasciano la presa. A maggior ragione non adesso che la loro battaglia per la chiusura della discarica di Valanghe d’inverno, di proprietà della Oikos spa, è arrivata al punto di svolta dell’attesa della decisione del Tar. Il tribunale amministrativo regionale dovrà decidere, nei prossimi mesi, se accogliere o meno il ricorso sul rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale all’impianto della famiglia Proto, a cavallo tra i due Comuni. Ma il consulente dei giudici non sembra avere semplificato il lavoro.

La particella 131

La storia della particella 131 è complessa e affonda le radici, come raccontato ieri dai comitati, in anni ormai lontani. Si tratta di un ettaro di immondizia nella parte più a sud della discarica di Valanghe d’inverno, il gigante di spazzatura in mezzo alla valle dei Sieli. Ad agosto 2019 la Regione Siciliana concede alla Oikos il rinnovo dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale): è il documento che permette all’azienda di continuare a trattare i rifiuti di un pezzo consistente di Sicilia. Il rinnovo arriva in un momento piuttosto particolare: Mimmo Proto, patron della società, è appena stato condannato in primo grado per corruzione. Insieme a Proto, è stato condannato anche l’architetto Antonio Cannova, uno dei funzionari regionali che si sono occupati, negli anni precedenti, proprio delle autorizzazioni alla Oikos.

In mezzo a tutto questo, in complessi passaggi di uffici, gli attivisti segnalano un fatto che ritengono rilevante: se l’Aia del 2019 è il rinnovo dell’Aia di dieci anni prima, quella concessa nel 2009, allora perché nei documenti nuovi c’è una particella catastale che nei vecchi non sembra essere inclusa? E che, addirittura, è diventata formalmente di proprietà della Oikos solo ad agosto 2017, quando il gigante dell’immondizia l’ha acquistata dall’azienda edile che ne era proprietaria. La difesa di Oikos è sempre stata nettissima: la particella 131 c’è sempre stata. C’era in due documenti: l’allegato 2B e la tavola 03. Solo che l’allegato 2B non contiene i confini delle particelle. E la tavola 03 si trova, negli uffici del Comune di Motta e alla Regione, nel faldone di un progetto diverso (quello di conversione della discarica, da inerti a rifiuti solidi urbani) e contiene una sola firma: quella dell’architetto Antonio Cannova.

Il consulente del tribunale

Il rinnovo dell’Aia è, quindi, ritenuto controverso dalle associazioni ambientaliste (Zero Waste e Legambiente Sicilia), ma anche dai Comuni di Motta e Misterbianco, che fanno ricorso al Tar. La Regione Siciliana, nel frattempo, sempre dopo un pronunciamento dei giudici amministrativi, avvia una revisione dell’Aia che si conclude con i rilievi di numerose criticità. A Palermo, però, gli uffici regionali non decidono nulla e rimangono in attesa del tribunale. È quest’ultimo a chiedere l’aiuto dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, affinché – tramite un suo perito – faccia due cose: stabilisca se la particella 131 è inclusa da sempre nel perimetro della discarica; e confronti le superfici di terreno incluse nelle due Aia, quella del 2019 e quella del 2009.

L’ingegnere Vincenzo Barrile, dell’ateneo calabrese, nella sua relazione spiega di avere fatto “un lungo e certosino lavoro di indagine documentale“, e di avere acquisito all’assessorato all’Energia, dipartimento Acque e rifiuti, della Regione Siciliana dei documenti non conosciuti alle parti e non presenti negli atti del procedimento amministrativo. Per essere più preciso, Barrile spiega di essere stato in grado di ricostruire l’esistenza di un “presunto” Allegato C, contenente anche la famosa tavola 03 con indicazione della particella 131, esclusivamente grazie alla “documentazione presente in una carpetta” dell’assessorato stesso, ritrovata in sette ore di ricerche negli uffici palermitani, firmata e timbrata ma non datata.

Emergono effettivamente una serie di anomalie/criticità – scrive Barrile – che non permettono in generale (e in effetti neanche al verificatore) di interpretare con assoluta certezza se nelle intenzioni di chi approvò il DRS 221/2009 (la prima Aia, ndr) fosse stata presa in considerazione o meno la particella 131″. Però, aggiunge l’ingegnere, se si tiene conto di questo “presunto allegato C” (con la tavola 03) e delle cartografie nell’allegato B, la particella 131 è da considerarsi inclusa nei progetti sin dall’inizio. “Quindi la stessa è da comprendere” tra quelle per le quali l’Aia del 2009 “fornisce l’autorizzazione e il cambio di destinazione urbanistica”.

Il perito del tribunale, però, per un colpo dato al cerchio un altro lo indirizza alla botte: “Rimangono sempre ferme – continua – tutte le anomalie/criticità documentali segnalate nel corpo della relazione, che qualora giuridicamente venissero confermate escluderebbero invece la particella 131“.

Tradotto: spetta al giudice decidere se le tavole non datate e allegati contenuti in faldoni diversi possono essere considerati, oppure no, un elemento che invalida una Autorizzazione integrata ambientale. Se per il giudice non lo saranno, l’autorizzazione alla discarica restererà valida.

È mentre risponde al secondo dei quesiti del giudice, comunque, che l’ingegnere Barrile si accorge di una novità. Si rende conto, cioè, che pure includendo la particella 131 c’è in ogni caso una “traslazione verso sud della perimetrazione” della discarica, “con una differenza in termini di superficie dell’ordine di circa 4000 metri quadrati“. A cui vanno aggiunti altri 4500 metri quadrati di differenza, dovuti a una recinzione. In sintesi, dice l’ingegnere di Reggio Calabria, “l’area impegnata dalla discarica” per come autorizzata nel 2009 “non è la stessa di quella del progetto relativo al rinnovo” nel 2019.

La versione di Oikos

“La Oikos – ricostruisce Barrile – sostiene che per mera disattenzione ha dimenticato di inserire e citare la particella 131, sia nella relazione tecnica, che negli allegati”. Un errore umano, insomma, che non inficerebbe la validità del loro diritto ad abbancare rifiuti a Valanghe d’inverno. La società della discarica, comunque, sceglie di non rispondere alle osservazioni del consulente del tribunale in merito alla particella 131. E si concentra, invece, sui 4000 metri quadrati di differenza, e cioè di spazio per abbancare rifiuti in più, raccontati dall’ingegnere.

Per Oikos, il professore è in errore per un motivo molto semplice: ha confrontato tra loro i progetti contenuti nelle richieste di autorizzazione. Avrebbe invece dovuto cercare “il progetto esecutivo in quanto elaborato finale dell’iter autorizzativo“, presentato nel 2012 e approvato nel 2013. Per farla più semplice: l’azienda spiega che, mentre stava lavorando al progetto finale (cioè esecutivo) di Valanghe d’inverno, dopo avere ottenuto l’Aia nel 2009, già nel 2012 aveva inserito 3000 metri quadrati di sconfinamento. E che l’anno successivo era arrivato il nulla osta da parte della Regione. I mille metri quadri che rimangono fuori, aggiunge Oikos, riguardano una “regimentazione delle acque meteoriche“, peraltro inserita in un piano voluto dai commissari prefettizi, chiamati a gestire la Oikos per la durata dell’interdittiva antimafia (2014-2016).

In ogni caso, concludono i tecnici della discarica, in quella porzione di terreno, “che ampliamento non è, non sono mai stati ospitati rifiuti”. Il recinto, infine, servirebbe solo a delimitare le aree di proprietà dell’azienda, niente a che vedere con l’immondizia.

La tesi degli attivisti No discarica

“Innanzitutto l’allegato C. non elenca nessuna tavola o elaborato, e invero il Verificatore era vincolato a esaminare solo elaborati espressamente richiamati nei documenti che fanno parte dell’Aia, e non a effettuare indagini o assumere testimonianze”. La consulenza tecnica di parte degli esperti chiamati da Zero Waste Sicilia comincia con un punto fermo: per loro, gli unici atti da considerare nella vicenda legata alla legittimità del rinnovo dell’Aia sono quelli contenuti nell’Aia stessa. L’ingegnere Vincenzo Barrile, quindi, si sarebbe spinto oltre il suo mandato. E di più: per accertare l’effettiva possibilità di includere i documenti trovati negli uffici di Palermo alla prima richiesta di autorizzazione di Oikos, il professore sarebbe stato costretto a credere alle rassicurazioni di funzionari regionali, in assenza di appropriata documentazione.

Sui 4000 metri quadrati in più, i consulenti aggiungono: “Ampliamento di discarica mai autorizzato, se non in sanatoria con l’Aia 2019”. Delle due l’una, quindi: o i 4000 metri non erano autorizzati e quindi l’Aia è stata una sanatoria; o i 4000 metri quadrati erano autorizzati, e quindi il rinnovo non era semplicemente tale ma doveva includere anche un ampliamento. Tutti elementi che andrebbero nella direzione della nullità dell’autorizzazione originale e, quindi, di quella accordata ormai tre anni fa.


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