Dopo 30 anni ancora tanti misteri

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06 Gennaio 2010, 18:27

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Era il pm di turno il 6 gennaio ’80, quando a Palermo fu ucciso Piersanti Mattarella. Piero Grasso, oggi procuratore antimafia, trent’anni dopo e’ tornato sul luogo dell’omicidio per commemorare il presidente della Regione siciliana e ha detto di nutrire ”speranze per capire i retroscena del delitto. Ci puo’ sempre essere qualche spunto, qualche collaboratore che faccia un po’ piu’ di luce sull’omicidio. Le indagini sono arrivate fino a un certo punto, non sono potute andare oltre i mandanti del delitto”, cioe’ i capi mafiosi di quel periodo. Grasso guarda al ”grande significato politico di questo omicidio”, venuto fuori dai processi. Per il magistrato la morte di Mattarella ”ha ripristinato e conservato quel perverso intreccio tra affari, mafia, politica e burocrazia che ha funestato per tanti anni la Sicilia. Forse – aggiunge – senza quel delitto la storia dell’isola sarebbe stata diversa”. Mattarella fu crivellato di colpi mentre in auto lasciava la sua casa di via Liberta’ 147, dove stamane, alla presenza dei familiari, e’ stata deposta una corona di fiori davanti alla lapide che lo ricorda. Il presidente democristiano della Regione, l’allievo prediletto da Aldo Moro, era con la moglie e i figli, e stava andando a messa, quando un killer ”dagli occhi di ghiaccio”, come lo defini’ la vedova Irma Chiazzese, lo freddo’. Tra i primi a dubitare che si trattasse di un delitto solo mafioso fu Leonardo Sciascia. Piu’ tardi giunsero rivendicazioni da parte di Nar e Brigate Rosse, giudicate un depistaggio dai magistrati. Per l’omicidio furono anche rinviati a giudizio i neofascisti Gilberto Cavallini e Giusva Fioravanti. Quest’ultimo fu riconosciuto ”con quasi certezza” dalla vedova di Mattarella, ma entrambi furono assolti. La sentenza ha condannato all’ergastolo Toto’ Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calo’, Antonino Geraci e Francesco Madonia. Sull’attualita’ del politico democristiano ha insistito stamane il governatore siciliano Raffaele Lombardo, il cui governo gode dell’appoggio esterno del Pd, come l’esecutivo del ’78 varato da Mattarella nel periodo della ”solidarieta’ nazionale”. Per Lombardo ”resta inderogabile il dovere morale di lottare perche’ la Sicilia sia normale e possa battere definitivamente Cosa nostra, contro la quale Mattarella si schiero’ in maniera forte, ispirato dalla fede”. (Ansa)

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06 Gennaio 2010, 18:27

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