Dopo Provenzano il caso Riina| Quel solco fra giustizia e vendetta - Live Sicilia

Dopo Provenzano il caso Riina| Quel solco fra giustizia e vendetta

I boss corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano

Le condizioni di salute del padrino ripropongono il dibattito sulla necessità di tenerlo al 41 bis.

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PALERMO – Il “diritto a morire dignitosamente” va assicurato ad ogni detenuto. Anche se si chiama Totò Riina, il più sanguinario dei padrini di Cosa nostra.

Era solo una questione di tempo, ma dopo la morte di Bernardo Provenzano, avvenuta nel luglio scorso, era inevitabile che si riproponesse il tema alla luce degli 86 anni e delle patologie di cui soffrirebbe Riina. Lo spessore criminale è fuori discussione – Riina ha seminato morte e terrore come nessun altro – ma la Cassazione ha disposto che si debba verificare se il capo di Cosa nostra possa ancora considerarsi pericoloso.

Esiste una legge che prevede il differimento e cioè il rinvio dell’esecuzione della pena quando il condannato è in condizioni di salute incompatibili con il regime carcerario. I supremi giudici per la prima volta hanno accolto il ricorso del difensore di Riina, l’avvocato Luca Cianferoni, che chiede il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare.

Un tumore ai reni, una situazione neurologica altamente compromessa, una grave cardiopatia: Riina in queste condizioni può considerarsi un soggetto pericoloso da tenere detenuto al carcere duro?

Il tema resta spinoso perché segna il confine fra giustizia e vendetta. “Vendetta di Stato” fu, infatti,  il termine utilizzato dall’Unione delle Camere Penali Italiane per commentare il decesso di Provenzano. Allora fu il ministro della Giustizia, su proposta della Direzione nazionale antimafia, a prorogare a Provenzano il regime del 41 bis perché lo riteneva un soggetto di “elevata pericolosità”. Le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta, titolari dell’accusa negli ultimi procedimenti a carico del boss, dopo tanti dinieghi, alla fine avevano dato parere favorevole alla revoca del carcere duro. Il Tribunale di sorveglianza decise che Binu non meritava alcuna deroga perché “in un attimo di lucidità” avrebbe potuto “impartire direttive criminali”.

Poco prima che morisse arrivò un nuovo no dei giudici milanesi della Sorveglianza. I suoi “trascorsi criminali” e il “valore simbolico del suo percorso criminale” lo esponevano, “qualora non adeguatamente protetto nella persona” e “trovandosi in condizioni di assoluta debolezza fisica”, ad eventuali “rappresaglie connesse al suo percorso criminale, ai moltissimi omicidi volontari dei quali è stato riconosciuto colpevole, al sodalizio malavitoso”, di cui era stato “capo fino al suo arresto”. “Nessuna condizione di contrasto con il senso di umanità si realizza con la permanenza” di Provenzano, aggiunsero i giudici, nel reparto per i detenuti dell’ospedale San Paolo di Milano.

Per il caso di Riina la parola passa nuovamente al Tribunale di sorveglianza che non ha ancora fissato l’udienza per discutere il ricorso. Dovrà emettere un provvedimento che tenga conto delle indicazioni della Cassazione, in bilico fra giustizia e vendetta. Un provvedimento che rimarcherà le distanze. Delle due l’una: o grideranno allo scandalo coloro i quali sono fermamente convinti che Riina debba restare in carcere fino all’ultimo istante della sua vita oppure resteranno scontenti coloro secondo cui, lo Stato ha un solo modo per distinguersi dalla mafia: applicare le leggi di uno stato di diritto. Nonostante sia il più feroce dei mafiosi, abbia distrutto intere famiglie, popolato la nostra terra di orfani e vedove e sparso il sangue di innocenti.

 


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Commenti

    Non si delinque senza complicità. Questo è un punto incontrovertibile. Almeno che un qualsiasi delitto sia compiuto in una fase acuta delirante, il perpetuarsi di una condizione delinquenziale cronica ed evolutiva, necessità di un “entourage” omertoso- collaborativo i cui livelli possono essere solamente immaginati, in quanto nell’oceano di rapporti affaristico-mafiosi il confine fra il buono e il cattivo si assottiglia tanto da dissolversi, rendendone indistinguibili le forme. Detto questo ai familiari di chi ha subito un torto mafioso, inclusa la società civile in genere, sono offerte dalla vita diverse opportunità, fra queste, il permanere in uno stato di rabbia e odio crescente con le conseguenze che questo stato comporta, oppure non proprio il perdono ma una sorta di distacco emotivo verso chi ha commesso un delitto. Il tempo è la ragione, per esperienza personale, posso affermare siano gli unici Artisti in queste condizioni. Uno Stato Democratico, o che almeno si professi tale, non può negare il diritto ad una morte che rispecchi i canoni della “Normalità” delle sue leggi trascritte e blindate dalla “Costituzione” fosse anche al peggior nemico dello Stato stesso. Il valore simbolico di un gesto di Pietà e Compassione, se operato con reale purezza d’animo e onestà intellettuale, potrebbe essere un segno di distinzione e di affermazione della giusta Misericordia e Sovranità Morale della Repubblica democratica. Pace!

    Personalmente sono favorevole ad eventuali arresti domiciliari: la natura sta già compiendo la sua ineffabile vendetta. Detto questo però, mi metto nei panni dello sterminato numerodi persone gravemente offese da questo squallido personaggio.
    Cordiali saluti.

    La verità è che in questo come in tanti altri casi della vita la verità non sta tutta da una parte …ci sono valide ragioni da entrambe le parti, meno male che non sono un giudice della cassazione…

    La “Normalità” che si è disegnato con le sue azioni è la galera. La morte dignitosa è un suo diritto che non è incompatibile con la galera.

    La Cassazione ha rispetto dell’uomo in quanto tale e non di Salvatore Riina. Se non avvertisse un forte senso di rispetto per l’umanità in cosa sarebbe sarebbe diversa da un’associazione criminale?

    E il criminale sanguinario gliel’ ha fatta fare la “morte dignitosa” alle sue vittime?

    LO STATO NON PUO’ AVERE PAURA DI RICONOSCERE IL DIRITTO ALLA DIGNITA’, PERFINO A TOTO’ REINA…… MA FINO A DOVE PUO’ ARRIVARE LA GIUSTIZIA ?

    NON HO SOFFERTO ABBASTANZA PER DARE IO UNA RISPOSTA
    ———–
    Io, Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani – Vito mio – battezzata nel nome del
    Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato
    – lo Stato… – chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano [pausa, il sacerdote al fianco di Rosaria Schifani suggerisce: «se avete il coraggio…»] di cambiare, di cambiare, loro non vogliono cambiare loro [applauso].
    Loro non cambiano, loro non cambiano… No. Aspetta, aspetta, no [Rosaria Schifani si
    rivolge al sacerdote che la invita a seguire il testo scritto]. Di cambiare radicalmente i vostri progetti, progetti mortali che avete.
    Tornate a essere cristiani. Per questo preghiamo nel nome del Signore che ha detto sulla
    croce: “Padre perdona loro perché loro non lo sanno quello che fanno”. Pertanto vi chiediamo per la nostra città di Palermo [pianto] che avete reso questa città sangue, città di sangue [Rosaria Schifani parla con il sacerdote]. Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue – troppo sangue – di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti.
    Non c’è amore, non ce n’è amore, non c’è amore per niente.

    Lo stato ha inflitto, se non sbaglio, 16 ergastoli !!!!!! e adesso vogliamo liberarlo? CHE RIMANGA IN CARCERE E CHE SIA ASSISTITO LI’ !!!!!
    Non si merita altro….

    Chi si è comportato come lui, ha perso qualsiasi diritto alla compassione, scarcerarlo equivarrebbe a offendere tutte le sue vittime, i loro familiari, le istituzioni, tutti coloro che ancora lottano per estirpare questo cancro sociale. quando ha commesso quei crimini , sapeva che meritava una punizione, un uomo del suo calibro rimane pericoloso fino all’ultimo respiro, sarebbe addirittura un’offesa a lui stesso considerarlo inoffensivo….

    Mandarlo agli arresti domiciliari, a Corleone? uhm….

    Se l’uomo cui si destina tale provvedimento capisse il motivo per il quale si concederebbe una scarcerazione e cioè che c’è differenza tra occhio per occhio e il perdono l’idea potrebbe essere considerata, ma Riina non si è mai pentito, ha continuato anche dal carcere a comandare il suo clan, segno che i concetto gli è estraneo. Inoltre sancire il diritto ad una morte dignitosa fuori dal carcere starebbe a significare che il carcere non è dignitoso? Non è così, il carcere è pena e penitenza, è meditazione e lavoro, è solitudine, ma c’è il conforto religioso per chi lo vuole; il 41bis limita ulteriormente i contatti con l’esterno. Lascia ancora di più il reo ai suoi pensieri, ma ciò non è mancanza di dignità è la condanna per i suoi delitti. Ha una cella con un bagno personale là dove in molti, liberi e innocenti, non hanno ancora questa fortuna. Nella malattia sarà portato in infermeria e curato. Quando morirà non verrà gettato da una rupe, gli verrà data regolare sepoltura. Ne conosco di Fortezze, peraltro chiuse, dove persone anche innocenti hanno sofferto il soffribile senza alcuna dignità. No, Riina non ha bisogno di altra dignità. Ce l’ha già ed è commisurata ai suoi crimini.

    Tranquilli!!!! E’ iniziata un’altra diatriba italiana che andrà per le lunghe, fino a perdere di vista il problema da cui si era partiti. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, che è come dire ” mentre i medici discutono il malato muore “.
    Riina non vorrà farci anche quest’altro torto!!!! Muoia tranquillo in galera senza quella dignità che non ha mai avuto.

    In pratica, la Cassazione ha implicitamente riconosciuto che la permanenza nelle carceri italiane NON è dignitosa! E qui scatta il meccanismo tutto italiano per il quale, quando l’acqua cosiddetta potabile risulta inquinata, anziché rimuovere le cause dell’inquinamento, si innalzano per legge le soglie di tollerabilità dell’inquinamento stesso. Alla faccia della salute di chi l’acqua la beve…
    “Povera Patria” canterebbe Battiato.
    Quanto al detenuto Riina, almeno stando ai resoconti giornalistici, non marcisce nelle segrete di un penitenziario della Cayenna, ma riceve le cure mediche adeguate al suo stato di salute. Forse, addirittura migliori di quelle a cui avrebbero diritto tanti “normali” contribuenti italiani costretti ad aspettare biblici turni prima di ricevere l’assistenza loro dovuta.

    …chi lo dice che non si può morire dignitosamente in galera?!!!!!!!!!!!!

    Salve, il 41bis nasce come una punizione speciale a vita, credo che la sua dipartita dignitosa sia in reclusione. non voglio aggiungere altro..!! In altri paesi dove vige la pena capitale la sua fine sarebbe stata tutt’altro che dignitosa..!! Caro Riina fai parte di una brutta parte della storia, resta nelle patri galere dignitosamente e sino alla fine.

    E’ solamente uno stratagemma molto contorto…a buon intenditore poche parole.

    MAI!!!!! chiedi alle vittime se hanno avuto una morte dignitosa….FALCONE e BORSELLINO in primis…

    chi può concedere a questo uomo, il differimento della pena è il tribunale di sorveglianza.
    sarebbe auspicabile che il tribunale, fissi la prima udienza diciamo nel dicembre del 2022,
    in modo che ci sia tutto il tempo per costatare gli effetti di una eventuale cura.

    Chi ridarà la dignità, alle vittime.
    Ma soprattutto cos’è la dignità per lo stato?
    E il valore che ha dato quest’essere alla dignità, è uguale a quella dello stato?
    Quest’essere ha condannato a morte, non solo le vittime uccise,ma anche coloro ,che per paura, eseguivano i suoi efferati propositi.
    Quante persone hanno perso non solo la dignità, ma il nome, i figli, i nipoti, le mogli, per quest’essere, Quante?
    I Beati Paoli, sapevano che la dignità è difendere anche coloro che non sanno cosa sia.
    l’Italia è l’unico paese europeo, dove l’ergastolo, ovvero rimanere tutta la vita in carcere, è vigente.
    Questa è una discriminante, in quanto quest’essere, che ha rovinato mezza Sicilia, ucciso e fatto uccidere migliaia di gente,paga la stessa cosa di chi per paura ha eseguito i suoi ordini.
    Nei paesi anglosassoni,i mandanti, sono condannati più pesantemente, degli esecutori.
    Perché si parla di dignità????

    piaccia o no, in uno stato di Diritto la legge è uguale per tutti, dal detenuto Totò Riina al detenuto pinco pallino.
    se esiste una legge “permissiva”, la colpa è del giudice che la applica (con margini ovviamente di discrezionalità) o di chi quella legge l’ha pensata, discussa ed approvata???

    ricordiamoci che la Giustizia è Bendata proprio per questo motivo, le emozioni stiano fuori.

    TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA NON PUOI PRENDERE UNA DECISIONE CONTRADDITTORIA RISPETTO A QUELLA CHE HAI PRESO PER PROVENZANO!!! CARCERE A VITA DUNQUE PER CHI NON SI PENTE E NON SI E’ POSTO IL PROBLEMA DI DARE MORTE DIGNITOSA A FALCONE , MORVILLO,SCHIFANI,MONTINARO, DICILLO, PICCOLO DI MATTEO ED A DECINE DI ALTRE VITTIME!!!

    SI ALLARGA IL SOLCO FRA POPOLO E alcuni GIUDICI !!!
    Alcuni giudici SENZA MEMORIA si preoccupano di garantire una morte “dignitosa” ad un essere che HA TOLTO IL DIRITTO DI VIVERE A TROPPI ESSERI UMANI.
    Sono sicuro ed auspico che siano una SPARUTA MINORANZA.
    Francesco.

    Lei non ha le idee molto chiare in merito alla differenza tra giustizia, misericordia, compassione e pietà. La giustizia dei tribunali umani ha condannato Riina a svariati ergastoli per quel che ha fatto alle sue vittime. Tale pena va scontata per intero. In carcere può ricevere tutte le cure necessarie. La pietà, la compassione la mirericardia lasciamola all’Altissimo. Queste sono faccende umane ed è giusto che finisca i sui giorni recluso e lontano dalla sua famiglia, come del resto le sue vittime alle quali sono stati tolti gli affetti più cari. A futuro monito.

    …e li PAGHIAMO 200.000 euro al mese con benefits e scorte!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Il sangue dei martiri e i tormenti delle vittime dei mafiosi gridano giustizia al cospetto di Dio.

    Provenzano sembrava stesse veramente molto male almeno guardandolo in tv.

    Buonasera, mi rivolgo a colui o colei che si firma “Mister”. Si è possibile che io non abbia chiaro i concetti di Misericordia,Giustizia, Compassione, Pieta’, però le chiedo perché non si firma col suo vero nome è usa un Nickname? Ciò che dice sarebbe così più credibile e ne potrebbe andare fiero. Pace!

    INVECE LE PERSONE CHE MARCISCONO SOTTO TERRA PER COLPA DI QUESTO TIPO STANNO MEGLIO?

    E PROPRIO COME DICI TU SI STA ALZANDO UN POLVERONE INUTILE

    Sig. Prestianni credo che lei sia l’avvocato delle cause perse. Ma ha idea o ricorda di cosa si è macchiato Riina? esistono strutture carcerarie dove è possibile curare i detenuti. Pensi alla dignità, alla compassione, alla pietà (parole sue) NEGATE alle vittime del sig (????) Riina

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