Elezioni 2022, la carica dei 101 simboli: da FdI al "Partito della Follia" - Live Sicilia

Elezioni 2022, la carica dei 101 simboli: da FdI al “Partito della Follia”

Entro il 16 agosto verranno notificati gli ammessi e gli esclusi. Nel 2018 i contrassegni erano 103, ne rimasero 75.
VERSO IL 25 SETTEMBRE
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ROMA – La corsa alla presentazione dei simboli per le elezioni 2022 si è conclusa con la carica dei 101. Presentati da 98 soggetti politici. Nel 2018 i simboli erano 103 e ne furono ammessi 75. Il nome del leader compare in 26 loghi. In 48 ore, entro il 16 agosto, verranno notificati gli ammessi e gli esclusi: ci sarà lo spazio per ulteriori ricorsi, ma tutto dovrà chiudersi entro il 20 agosto. Ed entro il 21 e il 22 bisognerà presentare le liste.

C’è anche quello di “Italiani con Draghi” sul quale una nota di Palazzo Chigi chiarisce che il presidente ne era all’oscuro: il contrassegno rischia adesso l’annullamento. Ieri, ultima giornata per il deposito a livello nazionale (così come a livello regionale), la corsa alla consegna è stata meno convulsa delle due precedenti: arriva per primo il contrassegno di Italia sovrana e popolare portato da Marco Rizzo, Antonio Ingroia ed Emanuele Dessì che scandiscono, a scanso di equivoci, “il nostro nemico è Draghi e il sistema che ha chiuso gli italiani in casa”.

Poi spazio a Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e leader della lista “Referendum e democrazia con Cappato“, che ha ribadito di volere “raccogliere le firme per la candidatura solo con modalità digitale“. Diversamente “i ricorsi sono già pronti a partire”. È stato anche il turno anche dell’altro gruppo degli ex radicali, ovvero quello di Più Europa col contrassegno uguale a quello del 2018: il nome di Emma Bonino è nel simbolo, ed è indicata anche come capo politico.

Nei giorni precedenti anche i partiti dei big avevano ribadito i simboli tradizionali, a partire da Fratelli d’Italia che ha confermato la fiamma nel logo, “di cui andare fieri”, ha detto Meloni. E ancora “il rosso cuore” per il M5S – ma senza il nome di Conte -, contrassegno finito in bacheca accanto a quello degli ex alleati del Pd, anche col loro con il logo tradizionale ma l’aggiunta di “Italia democratica e progressista“. Anche la Lega ha optato per lo stesso logo del 2018, con la scritta “Con Salvini Premier”.

Non cambia contrassegno nemmeno Forza Italia, che continua a riportare la scritta “Berlusconi presidente”. Usando una metafora calcistica, Silvio Berlusconi ricorda che “come presidente di club calcistico sono ancora il presidente che ha vinto di più nel mondo del calcio ed è una medaglia che nessuno mi ha tolto”.

Poi il terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi, con il nome del leader di Azione nel contrassegno. Il richiamo più gettonato nei simboli è sicuramente quello alla vecchia Dc, che tradisce la voglia di centro, almeno nelle proposte: da Libertas allo scudo crociato di “Noi moderati” al “Noi di Centro” di Clemente Mastella che rivendica di essere Dc doc, “l’ultimo erede, ancora presente nelle istituzioni democratiche, dei valori della Democrazia Cristiana“. Tra l’amarcord dei simboli della Prima Repubblica anche il garofano rosso del Nuovo Psi di Stefano Caldoro.

Non sono mancate naturalmente le stravaganze, dal Sacro Romano impero cattolico al Partito della Follia del sedicente sessuologo dottor Seduction. E ancora la Rivoluzione Sanitaria di Panzironi, quello della presunta dieta-curativa, i Gilet Arancioni e i Forconi, Vita della no vax Sara Cunial, il Partito delle Buone Maniere. A sfilare anche conoscenze che hanno già tentato la via politica come Mario Adinolfi e l’ex Casapound Simone Di Stefano e l’ex magistrato Luca Palamara. La corsa verso le urne è già iniziata.


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