PALERMO – Il centrosinistra vince le elezioni amministrative siciliane e rilancia la sfida delle Regionali, nel centrodestra parte la discussione interna per correre ai ripari in vista del bersaglio grosso. È la fotografia scattata al termine di questa tornata elettorale nell’Isola.
Ballottaggi in Sicilia: i risultati
L’appendice dei ballottaggi ha regalato altri due sorrisi al centrosinistra: Agrigento e Bronte, scippate al centrodestra con Michele Sodano e Giuseppe Gullotta, due candidati che arrivano da Controcorrente. Ispica va al civico Pierenzo Muraglie, che ha goduto dell’appoggio del deputato regionale Dc Ignazio Abbate.
Il borsino delle elezioni amministrative in Sicilia
Il pallottoliere di queste elezioni alla fine è spietato per il centrodestra, che oltre Ad Agrigento e Bronte al primo turno aveva perso anche Marsala, Barcellona Pozzo di Gotto e Villabate, ‘rubando’ al campo largo soltanto Carini. La coalizione che governa alla Regione si consola con le conferme di Augusta, Misilmeri, Milazzo e Ribera, e con la vittoria di San Giovanni La Punta dove comunque si era presentata divisa.
Il centrosinistra, che in alcune realtà è già campo progressista, brinda per avere mantenuto Floridia, Lentini e Termini Imerese ma sono le grandi città il fiore all’occhiello della coalizione a queste Amministrative: le conquiste di Agrigento, Marsala, Enna e Bronte.
Il peso specifico di La Vardera nel centrosinistra
Vittorie, tuttavia, che hanno declinazioni diverse e che per certi versi aprono un fronte anche nel cosiddetto ‘campo largo’. Nella coalizione che deve ancora trovare la quadra sulla variabile Cateno De Luca (che però appare sempre più vicino al centrodestra) e sul metodo di selezione del candidato governatore, infatti, cresce in maniera esponenziale il peso specifico di Ismaele La Vardera e del suo movimento Controcorrente.

Le parole pronunciate da La Vardera nel mezzo della festa agrigentina per Sodano sono state abbastanza chiare: “Da qui parte la liberazione della Sicilia. È un chiaro avviso di sfratto al governo Schifani, ad Agrigento un modello di governo da esportare anche per le prossime regionali”.
Si scrive ‘ballottaggi’ ma per il campo largo si legge ‘Regionali’
La stessa strada è stata tracciata anche dal segretario del Pd siciliano Anthony Barbagallo, dal capogruppo dem all’Ars Michele Catanzaro, dal coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola e dal vicepresidente di Italia viva Davide Faraone.
Barbagallo fa i conti: “Quindici giorni fa il centrodestra governava 11 comuni al voto con il proporzionale, adesso sono quattro: una Waterloo“. Poi l’invito agli alleati ad “accelerare” nella costruzione dell’alleanza e del programma rimarcando che il Pd è “di gran lunga il primo partito della coalizione”. Catanzaro fa altrettanto: “Ora dobbiamo guardare avanti e continuare a costruire un percorso che metta insieme le forze politiche che vogliono liberare la Sicilia“.
Di Paola parla del dato di Agrigento come di un “segnale dirompente” e vede l’alleanza già “pronta” per vincere le elezioni regionali. Faraone osserva: quello di Agrigento “è il successo di una coalizione unita, coesa e credibile”. Avs non ha dubbi: “Il campo progressista unito e alleato con Controcorrente può e deve vincere alle Regionali”, è il pensiero di Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone, rispettivamente segretario di Sinistra italiana-Avs in Sicilia e portavoce regionale di Europa verde Sicilia-Avs.

Campo largo sì, ma non sempre
L’ingresso del ‘bocconiano’ e progressista Michele Sodano a Palazzo dei Giganti è di certo la novità più fragorosa delle Amministrative di Sicilia. All’ombra dei templi, così come a Termini Imerese con la riconferma di Maria Terranova, la coalizione si è presentata compatta ma lo stesso non è avvenuto in altre realtà. A Bronte il successo è tutto di marca Controcorrente, mentre il Pd era su altri lidi. Dem fuori dal ballottaggio anche a Ispica, dove il candidato di Controcorrente Serafino Arena correva co M5s e Avs. Per questo il dato delle elezioni comunali segna un innalzamento del livello di aspettative che La Vardera ripone nelle elezioni regionali.
La Vardera arma a doppio taglio del campo largo
Il fondatore di Controcorrente, spalleggiato anche da Avs, vuole essere il candidato del campo largo e con lui i maggiorenti di Pd, M5s e Italia viva dovranno fare i conti. È l’arma a doppio taglio già evidenziata prima dei ballottaggi. Le stesse vittorie di Marsala ed Enna hanno avuto dinamiche che vanno al di là del campo largo ‘tout court’.
La resa dei conti nel centrodestra
Il dato politico, tuttavia, resta intatto. Il centrodestra non ha più il controllo di importanti città della Sicilia e soprattutto non ha più Agrigento, un tempo feudo inespugnabile della Dc e poi degli eredi della ‘balena bianca’. Pessimo, poi, il risultato di Messina, dove De Luca ha blindato il suo Federico Basile per altri cinque anni a Palazzo Zanca. Sud chiama nord ha poi incassato la vittoria di Barcellona Pozzo di Gotto, tolta al centrodestra grazie alla candidatura di Melangela Scolaro.
Savarino: “Il ko sia un momento di crescita per il centrodestra”
L’area che tira nella coalizione che governa la Regione è pesantissima. A risultati non ancora definitivi si è assistito al secondo tempo della resa dei conti partita già in occasione del primo turno. La prima a parlare è stata l’assessora regionale al territorio Giusi Savarino, esponente agrigentina di FdI: “Quanto accaduto rappresenti un momento di crescita e di consapevolezza – ha auspicato -. Occorre superare le logiche dell’autoconservazione e avere il coraggio di valorizzare le migliori energie, senza farsi condizionare da convenienze politiche contingenti”.
Romano: “Centrodestra da rifondare”
Saverio Romano, coordinatore politico di Noi moderati, evidenzia che l’unico centrodestra a non vincere è quello siciliano. Secondo l’ex ministro la coalizione “va ricostruita dalle fondamenta” perché “campicchiare o usare i pannicelli caldi non servirebbe, solo a preparare altre sconfitte”.

D’Agostino: “Il centrodestra è in crisi”
Durissimo il deputato di Forza Italia Nicola D’Agostino, tra i più scontenti delle vicende del centrodestra negli ultimi tempi: “Adesso è davvero crisi, e il centrodestra dovrebbe finalmente fare autocritica”. E ancora: “Sembriamo paralizzati dalla paura, ostaggio delle nicchie di potere che difendiamo avidamente, manchiamo di coraggio, onestà, visione. Servirebbero atti forti e in controtendenza, sia del governo regionale che dei leader di partito”.
Rivoluzione in Forza Italia
Nessun commento dal commissario regionale degli azzurri, Nino Minardo. Non è un caso, però, che nella stessa giornata dei ballottaggi l’uomo scelto dai vertici di FI per mettere ordine nel partito siciliano abbia annunciato una minirivoluzione a Messina e nelle province di Agrigento e Caltanissetta, Nasceranno “coordinamenti territoriali allargati”, guidati da personalità ancora da individuare e “supportati da un ufficio politico rappresentativo delle diverse realtà locali”.

A Messina Forza Italia ha raggiunto il minimo storico con un 3,5% che ha lasciato gli azzurri fuori dal consiglio comunale. Ad Agrigento Riccardo Gallo Afflitto, colpito da una indagine per corruzione, ha deciso di autosospendersi dalla carica di coordinatore provinciale. Lo stesso aveva già fatto Michele Mancuso, anche lui sotto inchiesta, a Caltanissetta. Il tentativo di Minardo è di voltare pagina al più presto e lavorare affinché le Regionali, che fino a ieri sembravano poco più che una formalità per il centrodestra, non diventino un incubo.

