“Amministrative il 21 aprile” | Ed è subito polemica

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31 Gennaio 2013, 21:27

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PALERMO – Una lunghissima, e probabilmente caldissima campagna elettorale. L’annuncio del Presidente Crocetta ha spiazzato tutti. E ha, di fatto, certificato già una cosa: la discussione sul bilancio avverrà con le elezioni alle porte. Non si tratta delle Politiche, ma delle Amministrative. Il governatore ha infatti annunciato le date di questa tornata elettorale: 21 e 22 aprile. Con un mese di anticipo rispetto alla naturale scadenza di alcune di queste amministrazioni. Ed è già polemica.

Già, perché, innanzitutto, la decisione di Crocetta ha sorpreso tutti. Ma proprio tutti. Persino esponenti della maggioranza che raccontano: “Avevamo un accordo di massima: si doveva votare a fine maggio”. E non solo. Col presidente dell’Assemblea regionale Giovanni Ardizzone, s’è decisa la calendarizzazione della discussione sui ddl di riforma delle province per il 6 marzo. Un appuntamento quasi inutile, ormai. Quelle riforme, alla prossime elezioni, non serviranno.

Riforme che nascevano dalle necessità di spending review imposte dal governo nazionale. La Sicilia, che ha competenza esclusiva sugli enti locali, avrebbe dovuto adeguarsi a quella norma (con la conseguente abolizione di alcune province come Enna e Trapani), o intervenire con un proprio disegno di legge. E in effetti i ddl esistevano. Ed erano diversi. Alcuni avevano accolto le proposte dell’Urps, l’Unione delle province, che spingeva per la creazione di tre aree metropolitane (Palermo, Catania e Messina), e per il mantenimento delle restanti sei province, che, acquisendo i Comuni rimasti fuori dall’area metropolitana, avrebbero superato i limiti di estensione e popolazione fissati dal decreto Monti. Altre proposte, invece, puntavano sul mantenimento di tutte le province, ma passando attraverso una pesante cura dimagrante riguardante il numero di assessori e consiglieri, stipendi, spese di gestione. È il caso, ad esempio, del ddl proposto dalla Lista di Musumeci e di quelli avanzati dai deputati Forzese e Turano.

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Tutto inutile. Perché i risparmi non ci saranno nell’immediato. O per lo meno, non saranno quelli proposti nei disegni di legge. “I tagli – ha detto oggi in conferenza stampa Crocetta – li faremo comunque. Elimineremo doppioni e assessorati inutili. Toglieremo alle Province alcune competenze, come quelle sulla manutenzione delle scuole”.

Rassicurazioni che, al momento, non rassicurano nessuno. Sono in tanti, anzi, a vedere nella mossa di Crocetta una manovra puramente “politica”. “Crocetta – ha detto ad esempio Nello Musumeci – anticipa di due mesi le elezioni amministrative perché teme che le sue liste arrivino debilitate al voto. Noi andremo avanti col nostro disegno di legge di riforma sulle province – ha aggiunto Musumeci – che consente di dare maggiori compiti a questi enti, con costi decisamente minori rispetto agli attuali e servizi più a misura del cittadino”. “L’improvvisa, e non concordata con nessuno, anticipazione della data prevista per le elezioni amministrative – ha detto il segretario regionale del Partito dei Siciliani Rino Piscitello – rappresenta la prosecuzione naturale della strategia delle promesse a strascico alla quale si sta dedicando con passione il Presidente della Regione, evidentemente trascinato dall’illusione di risultati positivi per le sue liste. Se il voto fosse slittato a giugno i numerosi e recentissimi clientes avrebbero preteso il mantenimento degli impegni, cosa impossibile atteso che ogni strapuntino é stato pluripromesso. Il voto ad aprile – ha proseguito – consente invece di chiedere a tutti di portare pazienza a causa della prosecuzione del clima elettorale. Il fatto che si mette a rischio la riforma delle province per Crocetta non ha alcuna importanza a fronte dei suoi interessi elettorali. Nulla da dire. Siamo in presenza di un professionista della vecchia politica che non teme confronti”.

Al momento, quattro province su nove sono commissariate: si tratta di Ragusa, Caltanissetta, Trapani e Catania. In scadenza in primavera, invece, giunte e consigli delle restanti cinque province. Ma anche in quel caso, si andrà al voto anticipato. Il 21 aprile. Quarantacinque giorni prima, scatterà l’indizione dei comizi. Da quel momento non si potrà più apportare alcuna modifica alla legge sull’elezione in quegli enti. Quarantacinque giorni prima delle elezioni significa, calendario alla mano, 6 marzo. Proprio il giorno in cui l’Assemblea aveva previsto la discussione sulla riforma delle Province. Riforma inutile. Il presidente ha deciso così.

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31 Gennaio 2013, 21:27

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