Emergenza abitativa, maxi spreco| Duecento alloggi abbandonati

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25 Dicembre 2017, 05:12

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CATANIA – Un reportage, tra parole e immagini, che prende spunto dalla Cattedrale di Catania. Dove da ormai più di 20 giorni hanno trovato ricovero 15 famiglie, arrivate il 28 novembre e accolte all’interno della chiesa solo otto giorni passati sul sagrato. Una protesta eclatante, che ha riacceso i riflettori sull’emergenza abitativa che in città sta diventando sempre più emergenza. Un reportage che parte dalle loro storie, attraverso la periferia etnea, i quartieri periferici, quelli a rischio. In cui manca tutto quello che è importante: il lavoro, le case, le speranze.

“Siamo abbandonati, non esiste nulla da noi – affermano dalla Cattedrale – non ci sono case, non c’è lavoro, non esiste l’inserimento, nessun ufficio. Nessuno ci vede, ma noi esistiamo. Siamo quelli che occupano abusivamente i garage, gli uffici, siamo quelli che viviamo al limite della legalità”.

Un tour nel “loro” quartiere, Librino, dove tantissimi appartamenti restano lì ad attendere, mentre la gente vive e sopravvive occupando garage, uffici, qualsiasi luogo possa somigliare a una casa. Luoghi in cui neanche le strade hanno un nome e le piazze, spesso vere e proprie discariche o luoghi semi abbandonati, sembrano inghiottite dai palazzoni. Alcuni dei quali vuoti. Finiti, spesso sorvegliati, ma vuoti. Come se aspettassero qualcuno o qualcosa.

Mentre l’edilizia popolare langue, e sono migliaia le famiglie senza un tetto. In viale Bummacaro svetta, ad esempio, la Torre di Massimino, che un contenzioso tra privati e amministrazione comunale terrebbe bloccata. Ma che intanto resta là, vuota, come uno smacco.

Ma la scena di viale San Teodoro è quella che colpisce di più: qui esistono due palazzi grandissimi, quasi pronti ma anche loro lì, fermi. Due palazzi gemelli, centinaia di appartamenti. Sono le torri di Librino, realizzate dall’Iacp e poi ceduti al Comune per poter essere destinatari dei fondi del Con Metro. Per cui ancora, però, non ci sono i bandi. 144 appartamenti vuoti.

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E poi il “palazzo di cemento”, l’emblema di tutte le contraddizioni e delle realtà “nere” delle periferie. Occupato ancora non terminato, sgomberato, oggi è in fase di riqualificazione. Ma intanto anche lui è lì, vuoto. Chi non ha casa si rifugia dove può, in luoghi abbandonati, vicinissimi dalle “civili” abitazioni ma in realtà molto lontani. “La nostra è una lotta per la sopravvivenza non per noi, ma per i nostri figli – continua chi ha deciso di protestare in Cattedrale – non avere un tetto sulla testa e nessuna possibilità è diventata una costante. Riceviamo solo promesse: viene da pensare che tutto debba restare così”.

Nel frattempo, per molti, troppi, l’unica strada che resta è quella di delinquere. “Ma noi non ci stiamo – aggiungono – e per questo siamo in Cattedrale. E sappiamo di non essere soli, che a Librino, al Pigno, a San Giorgio ci sono persone come noi che vogliono cambiare le cose”. Il braccio di ferro in questi 20 giorni ha portato tante persone, associazioni e parrocchie di periferia a interessarsi alle famiglie presenti in Cattedrale e, forse, scoverà ancora le acque. Ma resta lo stato di abbandono dei quartieri periferici, dove la presenza dello stato è richiesta a gran voce. “Solo le sirene e il rumore degli elicotteri alle prime ore dell’alba ci fanno ripensare che esiste uno stato – dicono alcuni dei senza tetto – per te è un reportage giornalistico, per noi è una realtà tutti i giorni”.

Una questione, l’emergenza abitativa, su cui batte spesso il pugno dei sindacati, tra cui il Sunia, presieduto da Giusi Milazzo. Che da tempo rappresenta alle istituzioni la necessità di sbloccare fondi e graduatorie, per consentire a chi è senza casa di poter ottenerne una. La Milazzo sottolinea infatti come, al di là della mancanza degli alloggi, sia la lentezza della burocrazia e l’immobilismo delle istituzioni ad aggravare la situazione. “Ad esempio – spiega – la Regione potrebbe investire i circa 200 milioni degli ex e Fondi gescal che al momento non sono utilizzati e destinarli proprio all’edilizia popolare. Potrebbero essere utilizzati per recuperare, per esempio, i palazzi vuoti esistenti”.

Anche velocizzato le procedure si potrebbe agevolare la lotta all’emergenza abitativa. “Il problema che abbiamo discusso anche recentemente con l’assessore Parisi – continua la Milazzo – è proprio quello della lentezza. Abbiamo chiesto di riattivare il tavolo delle politiche abitative che servirebbe proprio a verificare i programmi a monitorarli. Noi rimproveriamo al Comune una lentezza inaccettabile – insiste. Ci sono tante possibilità per poter fare fronte all’emergenza, come i 60 milioni dei fondi Pon metro destinati a progetti abitativi. Sono stati individuati 144 alloggi a Librino – afferma ancora – e noi chiediamo di sapere a che punto sia la situazione. Quando verrà bandito il bando di gara”. La Milazzo si sofferma anche sul palazzo di cemento da cui verranno realizzati 98 alloggi .

“I lavori – spiega – procedono, ma lentamente e non so se sarà possibile rispettare il cronoprogramma, che prevede la consegna a dicembre 2018. Occorre fare presto. In ultimo – conclude la Milazzo – abbiamo chiesto la modifica del Regolamento comunale per i beni confiscati in modo che possano essere utilizzati ai fini abitativi, dove è possibile. La questione è urgente – conclude – le famiglie in cattedrale hanno solo evidenziato un problema che riguarda 5000 famiglie. Mancano gli alloggi e il bando regionale per le case popolari risale al 2015 e ancora la graduatoria provvisoria”.

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25 Dicembre 2017, 05:12

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