PALERMO – “Le minacce? Mi arrivano ancora, sempre di più, sempre più brutte. E non solo… L’altra volta un tizio ha cercato di farmi cadere con il motorino, anche io ero sul motorino. Mi è venuto addosso, mi ha inseguito. Sono riuscito ad allontanarmi. Se ho paura? Non sono fatto di ferro. Ma non mi fermo, io vado avanti”.
La chiacchierata con Fabrizio Ferrandelli, assessore del Comune di Palermo all’Emergenza abitativa, avviene sulle scale dell’istituto comprensivo ‘Giovanni Falcone’, allo Zen. Siamo qui per il 23 maggio. Nell’aula magna c’è un bellissimo dibattito, organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche, grazie alla benedetta tenacia del professore Costantino Visconti e dei suoi collaboratori. Si proietta il docufilm del regista Ambrogio Crespi sulle stragi. I ragazzi seguono con attenzione e silenzi, disertando lo smartphone. Il preside Massimo Valentino, un toccasana per l’istituto, è in prima fila. I cari volti del dottore Giovanni Falcone e Paolo Borsellino provocano un sussulto, nello scorrere delle sequenze, insieme alle immagini fumanti dei teatri dell’orrore.
L’assessore Ferrandelli cerca con lo sguardo, come uno che vorrebbe parlare di qualcosa, eppure stenta. Gli occhi sono diversi dal solito. Accanto all’allegria che li contraddistingue c’è un peso.
Eccoci su quelle scale. Si avverte tensione. Ne parliamo con i toni di uno sfogo che sale dall’anima. Trascrivo qualche appunto mnemonico, col consenso dell’interessato. Sia io che lui ci rendiamo conto del valore pubblico di una chiacchierata inizialmente privata. Alcuni particolari devono restare nell’ombra, per ora, per ovvie ragioni di sicurezza. In aula, il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, offre una dura e commovente testimonianza sulle stragi.
“Io non mi fermo…”
“Le minacce non si sono mai fermate – racconta Fabrizio Ferrandelli – ma non mi fermo neanche io. Sì, l’altra volta quello col motorino… i messaggi dal web, gli insulti… ecco, senti”. Lo smartphone vomita parole indicibili.
“La lotta che il Comune sta conducendo contro il racket delle abitazioni abusive occupate allo Zen e non solo – continua – prende di petto interessi consolidati. Io sono un po’ il frontman, ma il sindaco Lagalla sta spendendo tutto se stesso ed è molto vicino. Ho paura? Che devo dirti? Vuoi che in un giorno come questo ti dica qualcosa di più sulla mia paura, davanti alla memoria di un coraggio così immenso?”.
Pausa. Respiro profondo. Cosa fai a quel punto? Chiedere di disertare per l’incolumità sarebbe vile e indegno. Cerchi di offrire consigli di prudenza, senza alcuna resa, da palermitano che sa qual è il contesto e quanto può essere pericoloso.
“Le persone mi danno coraggio”
Fabrizio Ferrandelli scuote la testa: “Le persone mi danno coraggio. L’altra volta sono stato qui, con l’arcivescovo. Don Corrado è un grande. La gente mi veniva accanto, magari senza farsi notare. Mi diceva: ‘Fabrì, vai avanti…’. Qui c’è la violenza di chi occupa gli alloggi e li affitta illegalmente, sfruttando la miseria. Se non paghi, volano le legnate. Non posso dire di più”.
Giorgio Mulè, intanto, spiega ai ragazzi la città dei quattro morti al giorno, quando li raccontava da cronista di razza, e l’odore, che non ha mai dimenticato, da cui fu investito in via D’Amelio il 19 luglio, nella camera della morte a cielo aperto. Un sentore terribile che torna in certe notti. Carolina Varchi e Giuseppe Provenzano completano il mosaico della memoria.
Fabrizio Ferrandelli si muove per le scale, scende, va a premiare i ragazzi della scuola, con Stefania Petyx. Gli scatto una foto accanto alla statua del dottore Giovanni Falcone, nell’atrio. Lui sorride.
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