Disabili, autostrade e dirigenti | Tutte le spine della Finanziaria

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17 Aprile 2017, 06:00

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PALERMO – Era uscita dalla porta della Finanziaria, ma è rientrata dalla finestra. La proposta di fusione tra il Cas e Anas, bocciata dalla commissione bilancio appena una settimana fa, tornerà quasi certamente nel testo della legge di stabilità. La fusione, insomma, si farà. Il progetto, infatti, è contenuto in un emendamento preparato dalla stessa seconda commissione che aveva cassato la proposta del governo.

Ma l’ipotesi dei deputati presenta qualche differenza rispetto a quella dell’esecutivo di Crocetta. A cominciare dalla previsione di un “rimborso” di oltre tre milioni e mezzo che la Regione dovrà garantire agli enti – dalle ex Province ai Comuni – che erano titolari di una parte delle azioni del Consorzio autostrade siciliane. Per la precisione, si tratta delle province di Catania, Messina, Siracusa e Ragusa; delle camere di commercio di Catania, Messina e Siracusa; dei comuni di Catania, Messina, Siracusa, Barcellona pozzo di Gotto, Patti, Rosolini, Modica e Gela.

Nell’emendamento, poi, diventano centrali le prerogative dell’Assemblea regionale. Saranno infatti le commissioni parlamentari a valutare e approvare il piano industriale, la cessione delle convenzioni e anche il trasferimento del personale in quella che sarà la nuova società. Anche in questo caso, un’altra piccola novità: se nell’ipotesi del governo infatti si prevedeva la nascita di una azienda che per il 51 per cento fosse in mano ad Anas e il restante 49 per cento alla Regione, nella nuova proposta, il limite del 51 per cento di Anas è quello “massimo”, mentre il 49 per cento della Regione è la quota minima. Che significa? Che in futuro la Regione potrebbe potenzialmente acquisire quote di Anas. E non il contrario. Il Cas, poi, resterà in vita ancora per qualche mese: la liquidazione è prevista infatti per il primo gennaio del 2018: “La società di nuova costituzione – si legge nell’emendamento – potrà erogare al Cas le necessarie risorse finanziarie, anche a titolo di anticipazione sui proventi derivanti dalla partecipazione alla stessa società”. Insomma, Anas dovrà scucire qualche euro.

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E così, l’Ars è tornata in un certo senso sui suoi passi, rivedendo la norma e riaprendo alla fusione. Ma la Finanziaria è un insieme di norme rivedute, corrette, cassate, al centro delle polemiche. È il caso ad esempio dell’articolo che prevede il finanziamento per l’assistenza ai disabili. E in questo caso il “salto ad ostacoli” della logica è evidente. La prima proposta di finanziamento del governo Crocetta si basava anche sull’aumento dell’Irpef e dell’Irap. Soluzione respinta dall’Ars che ha proposto e approvato un emendamento di modifica: niente aumento delle tasse. Ma lì, paradossalmente, nuove polemiche. Per la misteriosa “scomparsa” di venti milioni destinati ai disabili. Una scomparsa solo apparente, in realtà, visto che i fondi previsti dalla Commissione sono di qualche milione persino più alti di quelli previsti dal governo. Ma tanto basta per la polemica e per consentire al governatore, che pochi giorni aveva giudicato ottima la proposta dei deputati, il rilancio: “Un nuovo emendamento del governo – ha detto infatti Crocetta – incrementa di ulteriori 100 milioni di euro il fondo unico per la disabilità. Con il nuovo emendamento del governo, il fondo unico regionale per la disabilità sarà, per il 2017, di ben 288 milioni”. Se le polemiche, comunque, ottengono il risultato di far incrementare i fondi, ben vengano.

Ma le vicende rimaste in sospeso sono tante. È il caso, ad esempio, della norma che rischia di aprire a oltre 1.600 assunzioni di dirigenti. Proposta dalla quale ha preso nettamente le distanze, ad esempio, il capogruppo del Cantiere popolare Toto Cordaro: “Qualcuno – ha denunciato – si è inserito ‘con destrezza’ in Commissione Bilancio, stravolgendo la norma da me scritta e approvata in Commissione affari istituzionali, che prevedeva l’abolizione della distinzione in fasce della dirigenza regionale, che veniva riunificata in un unico ruolo, senza aggravio di spesa per le già deficitarie casse della Regione. La norma da me proposta debellava – prosegue Cordaro – la “mala gestio” determinata dal ricorso ormai abituale a soggetti esterni all’amministrazione per lo svolgimento di ruoli che, certamente con risultati migliori, possono e devono svolgere i tanti bravi e competenti dirigenti interni. La norma approvata in Commissione Bilancio, invece, ha esattamente l’obiettivo opposto”. Contro quella norma si scagliati anche i deputati del Movimento Cinque stelle. Ecco un’altra delle potenziali “guerre” dentro il testo della Finanziaria.

E nel frattempo, almeno, diverse questioni sono state allontanate nel tempo. Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha infatti posticipato ai giorni successivi all’approvazione della Finanziaria, l’esame del cosiddetto “collegato”. Un testo che invece i deputati vorrebbero esaminare e approvare contemporaneamente alla manovra, così come ribadito dal presidente della Commissione bilancio Vincenzo Vinciullo in occasione dell’ultima seduta dell’Ars. In quel disegno di legge, tante le norme che hanno già fatto discutere. Da quelle sugli affitti d’oro alla Regione, a quella sull’esenzione dei ticket, passando per gli articoli che prevedevano l’utilizzo del personale della Formazione presente nell’albo. E poi, le tanto discusse “soppressioni”, quelle dell’Aran Sicilia e di Riscossione Sicilia. Nel caso dell’ex Serit, l’amministratore unico Antonio Fiumefreddo ha affermato che la società non necessita più dei circa 120 milioni in tre anni previsti in bilancio. “Ce lo comunichi formalmente – ha detto in Aula Vinciullo – così potremo destinare quelle somme ad altre necessità”. Ma salvo sorprese, se ne riparlerà dal primo maggio.

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17 Aprile 2017, 06:00

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