Finanziaria, il Mef: “Tanti dubbi” | Ma Palazzo Chigi non la impugna

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11 Luglio 2017, 11:32

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PALERMO – Il Ministero dell’Economia ha bocciato pesantemente molte di quelle norme. Chiedendo formalmente di fare ricorso di fronte alla Corte costituzionale. Ma il Consiglio dei ministri, riunito ieri, ha deciso di non impugnare l’ultima Finanziaria del governo Crocetta. Lasciando intatti, quindi, anche gli articoli e i commi che per il Mef erano a forte rischio di incostituzionalità a causa, spesso, della mancata copertura finanziaria. E non solo.

E così, “salvi” i 63 milioni di euro destinati al Fondo per i disabili, la norma che prevede l’utilizzo dei lavoratori degli sportelli multifunzionali da parte del Ciapi, dell’utilizzo degli ex dipendenti dell’Associazione regionale allevatori da parte dell’istituto zootecnico e anche le “coperture” destinate all’immissione ai lavori di Lsu e Asu (i precari siciliani).

Una decisione, quella della Presidenza del consiglio dei ministri che, anche per la sua “nettezza” (come detto, non è stata impugnata nemmeno una delle norme della legge di stabilità), stride chiaramente con quanto messo nero su bianco dai tecnici del Ministero dell’Economia e delle finanze lo scorso 6 luglio in un documento durissimo inviato al governo regionale. Un testo di sette pagine che concludeva in maniera assai chiara: “Si ritiene che sussistano fondati presupposti per procedere all’impugnativa avanti alla Corte costituzionale”.

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Ma la Presidenza del consiglio dei ministri, come detto, ha deciso in modo diverso. E del resto, rientra nei poteri di quello che è un organo politico e non tecnico, appunto, come gli uffici del Ministero. Uffici che, però, hanno allungato ombre scurissime sull’ultima legge di stabilità. Per sintetizzare il contenuto di quella nota ufficiale, per il Mef era incomprensibile la norma che prevede il ripiano del disavanzo degli anni precedenti, era censurabile quella che prevede un accantonamento di 162 milioni che non troverebbe copertura in quanto poggia sulle entrate ancora “virtuali” dell’accordo Stato-Regione, pericolosa la norma sulla liquidazione degli enti da cui “potrebbe derivare una maggiore spesa previdenziale”. E ancora, dubbi erano stati esplicitati sulla norma che prevede il transito dei lavoratori delle società partecipate in liquidazione verso quelle ancora in piedi, sull’utilizzo da parte del Ciapi dei lavoratori degli ex sportelli multifunzionali, sull’operazione immobiliare del Fondo pensioni che tra l’altro si traduce in una iscrizione in bilancio di una entrata di 23 milioni di euro “carente del relativo titolo giuridico”, sulla copertura dei 63 milioni di euro per il Fondo per le disabilità, sulla copertura nei prossimi anni per l’immissione a lavoro di Lsue e Asu, e in generale sulla portata delle entrate e delle spese.

Dubbi molto forti, ignorati o considerati non fondati – magari in seguito a successive e recentissime interlocuzioni – dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Che ha sostanzialmente detto: “E’ tutto ok”. E del resto, una mega-impugnativa avrebbe potuto avere effetti di diverso tipo. A cominciare da quelli sul governo regionale di marca Pd, che avrebbe visto, a pochi giorni dalla storica mancata parifica del rendiconto anche la bocciatura della Finanziaria. E finendo con quelli puramente “elettorali”: a meno di quattro mesi dal voto, chiudere la porta e cancellare stanziamenti per lavoratori delle partecipate, precari degli enti locali e disabili sarebbe stato un enorme autogol politico.

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11 Luglio 2017, 11:32

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