Fiori sulla lapide di Fava |”Fare esercizio di cronaca”

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05 Gennaio 2014, 21:25

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Catania. La città ricorda Pippo Fava. Trent’anni fa si chiamava “Via dello Stadio”, oggi “Via Giuseppe Fava”. Trent’anni fa qui la mafia assassinava il giornalista de “I siciliani”, l’unico ricordo era una lapide di fortuna in cartone affissa dai carusi di un liceo cittadino. La targa marmorea che ricorda Fava arriva soltanto dopo quindici anni. Oggi una giornata fredda, come quella del 5 gennaio 1984, ha accolto decine e decine di catanesi per un ricordo commosso. Una cerimonia solenne e composta. Ci sono giovani cronisti, studenti, il procuratore Giovanni Salvi, amici e familiari di Fava, i figli Claudio ed Elena, qualche volto noto della politica cittadina, ma soprattutto c’è la voglia di testimoniare e di non chinare la testa.

Sulla corona d’alloro, depositata questa mattina dal sindaco, i familiari di Fava lasciano dei fiori. Il silenzio si fa assordante: è il tempo della riflessione. E tutti, c’è da scommetterlo, si chiedono: “Cosa è cambiato da allora?”. La risposta più vera la dà Claudio Fava: “Sono cambiate tante cose dentro di noi, in questa città, in questo Paese, ma sentiamo che molto ancora deve cambiare”. E il motivo è tragicamente evidente. “La denuncia di Fava resta una straordinaria, drammatica attualità”, continua Claudio. “Mi sembra che non sia il caso di fare soltanto esercizio di memoria, bisogna fare esercizio di cronaca”.

 

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05 Gennaio 2014, 21:25

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