Fleres: “Il nostro è un sistema |penitenziario carcerogeno”

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20 Novembre 2012, 07:44

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Salvo Fleres

CATANIA -Il tasso di affollamento della casa circondariale di Catania è pari al 350%. Lo evidenzia il rapporto annuale sullo stato degli istituti di pena effettuato dall’associazione Antigone. I detenuti sono costretti a vivere in dieci in celle di 18 metri quadri, a dormire in letti a castello a 4 piani, privi di riscaldamento e, rinunciando, in molte aree dell’edificio, anche all’illuminazione. La situazione non cambia in altre realtà della provincia etnea: nel carcere di Bicocca, in cui la capienza della struttura prevede un massimo di 200 unità ma i detenuti presenti risultano oltre 300, e Caltagirone con indici di affollamento non inferiori al 150%.

“L’associazione Antigone – commenta a Live Sicilia Catania, Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti siciliani – fotografa una situazione allarmante, a fronte della quale si registra un’insensibilità da parte del Ministero della Giustizia. I suicidi continuano ad aumentare, le condizioni igienico sanitarie peggiorano e i fondi a bilancio del Dap si riducono di anno in anno. Attualmente, in Parlamento, sono depositati numerosi ddl atti a favorire, con criterio, percorsi validi per sfoltire il sovrappopolamento all’interno delle carceri, ma non vengono presi in considerazione da un sistema “carcerogeno” indegno della civilizzazione e messo pesantemente sott’accusa dall’Unione Europea e dall’Onu”.

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Fra gli aspetti di criticità evidenziati dall’associazione politico-culturale per i diritti e le garanzie nel sistema penale, il piano di edilizia penitenziaria particolarmente a rilento. Inoltre, la legge sulla detenzione domiciliare nell’ultimo periodo di pena, denominata in principio “svuota-carceri” e successivamente “salva-carceri”, stando ai numeri non ha affatto contribuito ad un miglioramento della situazione.

“Il magistrato di sorveglianza – sottolinea Fleres – ha emesso, ad esempio, un’ordinanza che impone al carcere di Piazza Lanza di compiere adeguamenti relativi alle celle, ai servizi sanitari e ai reparti isolati. Ma ancora oggi non è stato effettuato nulla, ragion per cui ho presentato un esposto alla Procura della Republica. Da tempo sollecito i vari ministri della Giustizia, che si sono susseguiti negli anni, ad istituire un tavolo tecnico con i rappresentanti amministrativi di tutti i settori che gravitano attorno al tema per trovare soluzioni congiunte e affrontare le varie problematiche. Nell’ultimo decennio, il costo del sistema penitenziario in Italia ha raggiunto i 29 miliardi di euro, una cifra eccessiva e che potrebbe essere di gran lunga ridotta azionando, ad esempio, provvedimenti adeguati per le misure alternative alla detenzione. Mi chiedo, infatti, il senso della detenzione per reati come la diffamazione a mezzo stampa o per chi getta l’immondizia al di fuori degli orari consentiti. Sarebbe più opportuno attuare, per tali casi, pene detentive fuori dal carcere. In questo modo si faciliterebbe il reinserimento del condannato nella società civile, contribuendo a combattere il sovraffollamento dell’ambiente carcerario che rende la vita ai detenuti indecorosa e priva di dignità”.

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20 Novembre 2012, 07:44

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