Una fortezza naturale sull'Etna: la "faggeta" di Monte Spagnolo

Una fortezza naturale sull’Etna: la “faggeta” di Monte Spagnolo

Ciclicamente, e non di rado. decimata dalle colate laviche, resta un grande patrimonio ambientale.
LA SCOPERTA DEL TERRITORIO
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L’autore di questo articolo, Enzo Crimi – già Commissario Superiore del Corpo Forestale della Regione Siciliana – è un divulgatore ambientale e naturalista, esperto di problemi del territorio.

CATANIA. Il complesso boscato di cui vi voglio parlare, è ubicato geograficamente all’interno del Parco Regionale dell’Etna in territorio di Randazzo. Questa regione etnea, sembra uno spettacolare balcone affacciato sulla valle del fiume Alcantara e il suo Parco Fluviale, quì si possono ammirare tutte le maggiori aree boscate pedemontane e in lontananza a valle sono persino visibili i terreni agrari. A monte questo ambiente é formato dai millenari  rilievi lavici oggi boscati, i quali, orograficamente tendono ad innalzarsi verso le cime, spesso infuocate del vulcano. Insomma, un suggestivo e dinamico ambiente naturale, “suddiviso” in due dalla nota e incantevole pista forestale “Altomontana”, che si snoda per circa 43 km, attraversando tutto il territorio etneo che dal rifugio forestale “San Giovanni Gualberto” in agro di Nicolosi giunge sino al rifugio “Brunek” all’interno del bosco Ragabo di Linguaglossa, passando per i suoi incantevoli rifugi forestali aperti e fruibili, nei territori di Adrano, Bronte,  Maletto, Randazzo e Castiglione di Sicilia. In questa sorprendente diversità di paesaggi, nell’orizzonte inferiore del piano montano mediterraneo, è il regno del faggio, qui hanno il giusto risalto rigogliose faggete montane, le quali, come vere e proprie “Fortezze naturali”, sono le protagoniste indiscusse della storia di questa parte di territorio etneo, un ambiente tutto da scoprire, da saper amare e guardare con il dovuto rispetto. Purtroppo, il faggio è una pianta forestale molto sensibile ai cambiamenti climatici, infatti, è opinione di illustri studiosi che nei prossimi cent´anni, mentre le specie mediterranee ed infestanti subiranno un’espansione considerevole, si ridurrà considerevolmente l’areale delle specie mesofite come il faggio che in alcune aree a livello locale, potranno addirittura depauperarsi e persino scomparire, ciò a causa del rapido surriscaldamento della Terra. Inoltre, come accadde nel 1981, queste boscose faggete ciclicamente vengono interessate e spesso decimate dalle colate laviche eruttate attraverso i centri di emissione lavica lungo i fianchi laterali del vulcano o il condotto sommitale centrale. Insomma, l’Etna fumeggiante fa  sempre capolino e a sua propria discrezione, interpreta sempre come attore principale la sua devastante parte, rammentando ai suoi abitanti e visitatori le sue profondità infuocate, sempre pronte a traboccare, intraprendere i loro spaventosi percorsi distruttivi e rendere tutto ostico ed irreale come un paesaggio lunare, certamente molto suggestivo ma senza dubbio pieno di tristezza e vuoto di vita. Ad ogni modo, non importa la prospettiva o quante volte questo “spettacolo” avviene e si guardi, perché sempre riesce a togliere il fiato, é la “Madre Natura” che crea le cose belle e, a volte, le modifica a suo piacimento.

Sul territorio etneo di Randazzo è presente una consistente stazione di faggi, considerata la più estesa e centenaria faggeta dell’Etna, dove sono presenti anche esemplari monumentali e conosciuta come la nota faggeta di “Monte Spagnolo”. Questa ragguardevole colonia di faggi non si trova solo nell’area di Monte Spagnolo, infatti, interrotta in modo discontinuo soltanto dalla presenza di colate laviche, copre la fascia latitudinale dell’intero territorio randazzese che si estende dalla spianata lavica dei “Dammusi”, al confine territoriale con Castiglione di Sicilia, sino all’estremo confine occidentale con il territorio di Bronte, passando per le località di Monte Santa Maria e Pirao alta. In autunno questa faggeta ci regala un panorama davvero straordinario: un tappeto di foglie dai colori cangianti, che offre ai suoi visitatori una suggestiva impressione cromatica quando prima di cadere passano, dal verde intenso al giallo e infine, al marrone come anticipazione dell’inverno, colori che spesso si intrecciano con la nera pietra lavica, insomma, uno spettacolo incredibile che richiama numerosi escursionisti ogni anno e che rende il Parco dell’Etna, il più popolare di Sicilia. Questi straordinari faggi, per il solo fatto di essere stati per longevità muti spettatori di secoli di storia di questo territorio, sono osservatori solenni di tutti gli eventi ai quali sono sopravvissuti nel corso del tempo, sono testimoni del passaggio di tanti uomini e del protagonismo di pastori, boscaioli, mercanti e forse anche eremiti e primitivi.

Le notizie certe riguardo alla storia e alla gestione della faggeta di Randazzo non hanno radici nella letteratura di settore, ma sono state ricavate da informazioni e resoconti che abbiamo acquisito dall’eterna enciclopedia della vita che ci hanno lasciato in eredità gli anziani del luogo, storie e ipotesi che a loro volta hanno sentito da altri anziani che nel corso dei secoli si sono succeduti ed hanno lasciato la loro impronta antropica su queste terre. Man mano che ciò avveniva, a ritroso nel tempo, dunque, la realtà fisica di questo bosco imponente si intrecciava con il pensare popolare e la gestione pubblica, in un intrigante viaggio temporale che li affidava ai nostri giorni, ancora virulenti e interessanti. È certo che la sua storia è indissolubilmente legata alle vicissitudini che la popolazione randazzese ha conosciuto, ai cambiamenti che ha subìto nel corso dei secoli e ai suoi ricordi, anche nefasti come la drammatica eruzione vulcanica del 1981. E allora, significa che la faggeta di Randazzo di ricordi ne ha veramente tanti, tutti con un trascorso affascinante alle spalle, a metà strada tra storia e leggenda. Questi resoconti storici, ci ragguagliano su un passato non proprio remoto, quando questa faggeta veniva ciclicamente ceduata. Il tronco del faggio, in prevalenza diritto e regolare, detiene ottime caratteristiche strutturali che favoriscono la sua utilizzazione nei più svariati lavori, infatti, dal suo legno veniva ricavato legname da opera, utilizzato nella costruzione di arnesi da lavoro e per la realizzazione di sofisticati mobili ad intarsio. Lo stesso veniva usato come legna da ardere o trasformato in carbone vegetale, dato il gran fabbisogno della popolazione locale e limitrofa a Randazzo. È giusto ricordare anche le intense raccolte all’interno della faggeta, dei gustosissimi funghi dell’Etna. Ad ogni modo, tutto è sempre intimamente legato a questo territorio montano di Randazzo e alle sue secolari piante e in antitesi con le capacità culturali dell’uomo, purtroppo, a volte, carente di sensatezza naturalistica.

Il faggio (Fagus sylvatica), della famiglia delle fagaceae, è la specie forestale più presente nei boschi italiani, infatti, ricopre un’area complessiva di oltre un milione di ettari. In Sicilia ha il proprio estremo limite meridionale e occupa le quote più elevate delle stazioni presenti in Europa, riuscendo addirittura a vegetare sull’Etna sino a circa 2200 metri di altitudine dove ha una diffusione pressoché omogenea a tratti  interrotta dalle lave. Il faggio è sempre stata una pianta importante nella vita degli uomini, custode della conoscenza accumulata nel tempo, roccaforte della memoria della vita. E’ opinione comune che l’uomo dall’animo sensibile e contemplativo, a contatto con la pianta, riesce a percepire come una sorta di vibrazioni positive, una carica energetica che dona pace e distensione a chi gli sta intorno. Per queste sue caratteristiche dei sensi, viene definita dai Forestali italiani e dagli esperti, pianta “madre” del bosco, una delle essenze forestali caducifoglie più importanti presenti nella fascia fitoclimatica che i tecnici indicano come fagetum e sicuramente una delle maggiori presenze forestali nel panorama naturalistico isolano e più rappresentative del territorio etneo, che in quest’area e alle alte quote, esprime quelle caratteristiche tipiche ed uniche sia per interesse scientifico che come intimo bisogno nascosto nel fondo dell’animo popolare cittadino, che avverte l’esigenza di riconoscerla e percepirla come pianta “topos” del cuore, ma anche per la sua appartenenza al tipico panorama vegetazionale mediterraneo.

La faggeta etnea di Monte Spagnolo di Randazzo, per la sua ampia estensione assume una grande importanza anche come habitat, in quanto assicura protezione a moltissime specie di uccelli, mammiferi e persino insetti; quindi, aumentando la diversità di questo ambiente e conseguentemente il numero di specie animali e vegetali presenti in questo territorio, accresce complessivamente quella che attualmente viene definita con il termine “biodiversità”. La biodiversità di cui è ricca la faggeta etnea di Monte Spagnolo di Randazzo, è il risultato di tantissimi anni di evoluzione, rappresentati magnificamente dai suggestivi alberi monumentali presenti in questo luogo, che determinano un  paesaggio mozzafiato, scrigni preziosi di biodiversità che ci fanno subito pensare quanto la natura sia un’opera d’arte.   Per recarsi a visitare l’affascinante faggeta etnea di Randazzo, è consigliabile effettuare il percorso più sicuro e agevole, utilizzando come punto base il rifugio forestale di Monte Spagnolo. Qui si giunge partendo dalla nota casermetta forestale di Pirao e proseguendo attraverso la “bottoniera” eruttiva del 1981, alla quale fanno da cornice delle bellissime formazioni di specie caducifoglie e ginestre dell’Etna risparmiate dalla lava. In lontananza, a valle, le luminose forme stilizzate di Randazzo, fuse con il placido corso del fiume Alcantara e l’estrema propaggine dei Nebrodi. Una sosta in questo luogo è importante, affinché l’escursionista possa rendersi conto della palese minaccia per Randazzo, rappresentata dalle fluidissime emissioni laviche del 1981. In questo maestoso scenario della storia, detentore di suggestive reliquie composte da piccoli crateri, hornitos e nere scie di scorrimento lavico, il viaggiatore dotato di un discreto senso contemplativo può percepire straordinarie e profonde sensazioni di misticismo naturalistico di grande impatto, frutto e testimonianza della potenza e della forza eruttiva del vulcano. Proseguendo verso occidente e superata questa suggestiva e seducente opera architettonica della natura quale prodotto della dinamicità del vulcano, improvvisamente ci si accorge di trovarsi immersi nella rigogliosa faggeta, un ambiente quasi magico, ricco di componenti naturali che soltanto la “Madre Natura” poteva esprimere. Ci si addentra, quasi in punta di piedi e con rispettosa garbatezza, all’interno di un santuario vegetale e dopo qualche centinaio di metri si raggiunge un pianoro naturale, dove la mano dell’uomo, complice un ambiente ancora incontaminato, ha saputo realizzare un manufatto di grande attrattiva. Infatti, a oltre 1400 metri di quota, incastonato tra i maestosi faggi naturali, si scorge il rifugio di Monte Spagnolo, visita obbligata per tutti i gitanti conoscitori di questo territorio.

Forti, plurisecolari e maestosi nella loro portanza, alcuni di questi faggi possono raggiungere l’altezza di circa 30 metri. Alcuni esperti e diligenti escursionisti, riferendosi alla faggeta di monte Spagnolo di Randazzo, hanno affermato che passeggiando tra queste monumentali piante, magari alla volta della suggestiva “Grotta del Gelo”, con i sensi desti e l’anima ricettiva alla contemplazione, prestando orecchio al silenzio per sentirsi in comunione con la natura e con i suoi spiriti, si può percepire la potenza magica di questa straordinaria vegetazione secolare, si può cogliere la magia della luce che filtra tra gli alberi secolari, il mormorio del vento, il richiamo degli animali, il canto degli uccelli e, come il poeta Esiodo si può senza dubbio esclamare: “Certamente questo luogo è sacro”. Sì, questo luogo è davvero sacro e popolato da molte forme di vita, piante ed animali che, nell’interazione con la cultura umana e gli occhi ascetici, hanno anche contribuito a comporre nell’immaginario collettivo la parvenza di molti esseri fatati che vivono all’interno di questo bosco. Sì, davvero sacro questo luogo e la nostra Etna, è forza della natura. In conclusione, la magnificenza naturalistica di questo luogo certamente non può essere rappresentata in poche righe. Ognuno di tutti noi dovrebbe visitare, almeno una volta nella vita, questo luogo senza tempo, così da rendersi conto di persona, in quanto le parole e gli scritti non bastano a descriverne la particolare bellezza. 

Ecco per tutto quanto ho descritto sommariamente sopra, mi sento di consigliare obiettivamente a chi conosce e apprezza i valori naturalistici di questo territorio, ma mi rivolgo anche a chi si avvicina per la prima volta ad essi e dico: venite a conoscere la faggeta etnea di Monte Spagnolo di Randazzo, una fortezza naturale che offre tanta bellezza e rappresenta da tantissimi anni come un punto di riferimento per gli escursionisti che vogliono godere di questo paesaggio che può senza dubbio definirsi come massima espressione del connubio natura – uomo.


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