“Si manciaru 200 mila euro” | I boss e il giallo dei soldi

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20 Marzo 2017, 05:26

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PALERMO – Dalle critiche per l’omicidio Fragalà al giallo dei duecento mila euro spariti. O meglio, rubati da due mafiosi. C’è anche questo nelle pieghe dell’inchiesta sull’omicidio dell’avvocato penalista. La fonte, ancora una volta, è Francesco Chiarello e la vicenda risalirebbe al 2013.

Il collaboratore di giustizia si trovava nella sala colloqui del carcere Pagliarelli assieme ad Antonino Abbate e Tommaso Lo Presti. Il primo, considerato il capo della famiglia mafiosa del Borgo Vecchio, è uno dei sei arrestati per l’omicidio Fragalà. Il secondo in carcere c’è finito con l’accusa di avere retto il mandamento di Porta Nuova che ingloba anche Borgo Vecchio. La sua, dunque, è una posizione gerarchica superiore rispetto ad Abbate che nel 2013 ricevette l’avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta chiusa con l’archiviazione per tutti gli indagati.

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“Tonino Abbate era un poco preoccupato che ci diceva a Tommaso Lo Presti che c’era arrivata questa carta – Chiarello si riferisce al primo avviso di garanzia per il delitto – e Tommaso ci disse ‘le cose sono messe male, ca siete tutti consumati’… dice ‘queste cose non si fanno’… e Tonino Abbate gli risponde ‘ma Gregorio l’ha deciso di fare queste cose’”. Gregorio sarebbe Gregorio Di Giovanni, indicato nei verbali di Chiarello come il mandante dell’omicidio. Era una stagione in un cui Tommaso Lo Presti “non si parlava” con i fratelli Gregorio e Tommaso Di Giovanni, che si sarebbero passati il bastone del comando a Porta Nuova. Oggi Lo Presti è in cella, i Di Giovanni liberi per fine pena.

Il motivo dei contrasti? “Perché quando Tommaso era in carcere gli hanno fatto scomparire 200 mila euro... a me l’ha raccontata Parisi questa storia (Gaspare Parisi, uomo del racket a Borgo Vecchio, ndr) e Michele Pillitteri, di Resuttana, che era in carcere a Trapani con Tommaso Di Giovanni. Avevano conservato 200 mila euro poi Tommaso è uscito e non li ha trovati più. Se li hanno fregati tutti e due fratelli, Tommaso e Gregorio Di Giovanni. Fregati ca si manciaru… li hanno investiti in qualche altra cosa”. Poi, il collaboratore torna a a riferire la reazione di Lo Presti sulla tragica vicenda di Fragalà: “Lo Presti dice… per fare ste cose… specialmente vicino al Tribunale perché non lo seguivano magari a casa? Pure un cristianu o due cristiani c’abbastavanu”.

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20 Marzo 2017, 05:26

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