Girlando dai giudici contabili |L’audizione che fa tremare Catania

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31 Maggio 2016, 19:35

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CATANIA – Una ripetizione dio quanto contenuto nelle note inviate il 18 maggio, seguita da una ripetizione dei dati esposti nell’”operazione verità” sui conti del Comune sabato scorso a Palazzo degli Elefanti. Passano così, i primi trenta- quaranta minuti dell’audizione di stamani in Corte dei conti dell’assessore al Bilancio, Giuseppe Girlando e del segretario generale Antonella Liotta. Prima di arrivare al dunque: l’amministrazione non potrà usare come paracadute la rimodulazione del piano di rientro che prevede debiti spalmati in trent’anni anziché in dieci, da presentare entro giugno e più volte tirato in causa come panacea alle incongruenze dell’attuale Piano di riequilibrio. Lo dice con chiarezza Giovanni Di Pietro. “Il Comune fa costantemente riferimento alla possibilità di rimodulare il Piano di riequilibrio – dice. Ma il comma 714 dell’art. 1 della legge 208/2015 stabilisce una precisa modalità che riguarda la riformulazione del Piano per ripianare il disavanzo tecnico relativo al riaccertamento straordinario dei residui. Questo significa che, per tutto il resto, rimane quanto stabilito con il Piano di riequilibrio approvato”. Di Pietro continua: “Non si può rifare il Piano. Questa possibilità al momento il legislatore non la riconosce. Riconosce solo la possibilità di spalmare su trent’anni il disavanzo tecnico. Quella parte relativa ai 431 milioni che il Comune, come già ha fatto con una delibera, ha stabilito di pagare ogni anno per 13 milioni”.

Insomma, se non dovesse cambiare la normativa – ma alcuni rumors affermano che questa possibilità sarebbe già stata pensata dall’amministrazione – non ci sarebbe alcuna possibilità di rimodulare interamente il piano, e questo potrebbe portare al default. “La volontà del legislatore – ha replicato Girlando -, come risulta dalle relazioni parlamentari che hanno preceduto l’approvazione della legge, è invece quella di consentire modifiche più ampie. ull’interpretazione della norma, comunque, attendiamo un pronunciamento della Conferenza Stato-Città e autonomie locali, con un’apposita delibera”. Ma, ci sarebbe già il precedente – negativo per il Comune etneo: “La corte si è già espresso così per il comune di Giarre” – afferma ancora il magistrato.

Bisogna comunque attendere. E non solo per conoscere se Catania avrà o meno la possibilità di rimodulare il Piano di riequilibrio. Anche per l’eventuale dissesto servirà attendere qualche settimana. Dall’andamento dell’audizione – a tratti nervosa – infatti, le criticità del Comune in ordine ai conti sembrerebbero molto consistenti, nonostante le rassicurazioni di Girlando e quelle della Liotta.

Le criticità. Residui attivi – “contrariamente a quanto programmato al momento dell’approvazione del Piano – afferma la Corte – nel corso dell’ultimo quadriennio si registra un incremento dell’importo dei residui totali. I residui attivi totali nel 2012 risultano pari a 680 milioni, e nel 2015 arrivano a 905 milioni di entrate accertate e non riscosse” – i residui passivi – “nel 2012 sono pari a 742 milioni e, dai dati del 2015, risultano pari a 907 milioni”.

I magistrati confermano anche le “difficoltà dell’ente di garantire gli equilibri di cassa con le entrate proprie. Così si giustifica il costante ricordo alle varie forme di anticipazione di liquidità, in varie forme” – affermano, sottolineano il mancato “perseguimento degli equilibri programmati secondo dati relativi al primo e al secondo semestre”, l’”impoossibilita dell’ente di assicurare copertura finanziaria”, per l’assenza del fondo diaccantonamento, per il maggior taglio dei contributi da parte di Stato e Regione, per nuovi debiti, per bassa capacità di riscossione. “Inoltre si riscontra, avendo l’ente fatto accesso al fondo di rotazione, il mancato raggiungimento dell’obiettivo relativo alla graduale riduzione spesa per i servizi”.

Tutto quanto già illustrato nelle note inviate a Palazzo lo scorso 18 maggio. Ma c’è ancora. “Aumenta anche la spesa, nonostante i minori trasferimenti, dal 2014 al 2015”. La Corte chiede spiegazioni per il disavanzo, per l’esposizione debitoria, “che fa riferimento a un allegato che non risulta pervenuto, riferito ai debiti fuori bilancio” per circa 79.990.000 euro, per le anticipazione liquidità, per il contenzioso. Evidenziando poi il mancato rispetto della normativa, mancando il fondo rischi per le spese legali dal bilancio di previsione. “I dati sono puntualmente attestati dai dirigenti – risponde la Liotta. Dicono che nel 2015 il fondo è stato costituito. È espresso in maniera equivoca, ma gli uffici mi attestano che il fondo c’è”.

E ancora i giudici evidenziano “l’utilizzo di risorse vincolate nel 2014 e non ricostituite – “andando ad aumentare l’anticipo di tesoreria”, la bassa capacità di riscossione, “il Comune fornisce dei dati che non coincidono con i dati che ha la Corte, estrapolati dai bilanci depositati”, “criticità nella gestione dei residui”. E parlano di dati incoerenti e differenti da quelli forniti dai revisori. “Per il raggiungimento degli obiettivi per le spese prestazioni di servizio – affermano ancora – l’ente fornisce dati di preconsuntivo rispetto ai quali, si registra decremento 13 per cento rispetto al 2014”.

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Osservazioni alle quali Girlando replica puntualmente, ribadendo che “il piano di riequilibrio sottoposto a questa verifica, non è stato preparato dalla nostra amministrazione. Vi è una parte che attiene a una previsione di competenza dell’amministrazione, sui debiti fuori bilancio emersi in questi anni che altro non sono se non potenzialità passive non inserite nel piano di riequilibrio. Questo prevedeva 8 milioni – continua Girlando: nei primi tre anni della durata del piano, sono emersi circa cinquanta milioni. Questa è una lacuna del piano previsionale che si traduce così. Noi intendiamo riformulare il piano di riequilibrio – incalza. La previsione non l’ho fatta io ma devo difenderla”.

E ancora, Girlando sottolinea i maggiori tagli da Stato e Regione rispetto a quelli previsti dal Piano. “Non è mancato un obiettivo – afferma. La motivazione per cui esiste questa criticità nasce non dal mancato raggiungimento degli obiettivi, perché nelle azioni poste in essere il risultato è stato maggiore di quanto preventivato. Ne dobbiamo prendere atto e correggere il piano che va rimodulato in ragione delle evoluzioni che avvengono”.

Parla di “evidente sottovalutazione delle potenzialità passive” e di “sottovalutazione dei tagli”, assicurando che ci saranno “ulteriori risorse che l’amministrazione metterà in campo e che verranno inserite nella riformulazione del nuovo piano di riequilibrio entro il 29 giugno. In cui ci sono risorse capienti, come la vendita del patrimonio immobiliare – sessanta milioni e la rendita della rete del gas, importo importante già stabilito di circa ottanta milioni. Questo ci consente di equilibrare i conti”. L’assessore ha anche spiegato la questione della bassa riscossione – “Nell’anno 2014, in realtà, il comune ha emesso accertamenti per trentadue milioni” – afferma. Prima di affrontare il nodo debiti fuori bilancio. Sui quali riceve la strigliata di Di Pietro. “Io non posso consentire che alle nostre ordinanza non ci sia risposta – tuona il magistrato. Mi auguro che sia solo questione telematica, ma devo dire che non consento che di fronte a ordinanza emesse da questa corte, che l’amministrazione non risponda. Non è la prima volta. Viene duro accettare questa situazione. Se no stiamo parlando a vuoto”. “Mi hanno fornito copia, la stiamo spedendo” – replica l’assessore che si scusa..

Ritornando alla questione del debito fuori bilancio. “Il dato è relativo a tutte posizioni emerse dopo qualche tempo dall’approvazione del piano – continua Girlando. È stata effettuata questa ricognizione del contenzioso e sarà esplicitata nel piano riformulato dove saranno indicati tutti questi nuovi dati. Dopo il DL 35 e dopo riaccertamento straordinario – aggiunge – la costruzione di un piano di riequilibrio sarà molto più di facile”. L’assessore torna anche sulle Partecipate – “Abbiamo parificazioni con le maggiori società quelle dove ci sono numeri a sei cifre e abbiamo l’elemento disallineato con Multiservizi che in realtà è una cancellazione di residui passivi per 4 milioni da parte del comune di Catania. Per la Sidra – continua – questa non costituisce un debito fuori bilancio. Il piano è costruito su una conciliazione transattiva del 2012, per cui l’esposizione che Sidra vanta sono contraddette da questa conciliazione. Gli organi di Sidra non vogliono riconoscerla e noi abbiamo avviato una procedura di arbitrato. Non c’è posizione di debito perché è contraddetto dalla conciliazione transattiva”.

Secondo i giudici, però, ci sarebbero da chiarire altri dettagli, come le riscossioni, il mancato adeguamento all’evoluzione normativa, la differenza tra quanto inserito nel fondo crediti di dubbia esigibilità, e i dati trasmessi e il contenzioso. “Sulla stima del contenzioso siamo alla terza versione – continua Di Pietro. La prima era stilata su giudizi instaurati dopo 2016. Noi abbiamo chiesto di inserire tutti i giudizi e un mese fa si parla di contenzioso per 712 milioni. Ora la memoria redatta riporta una nuova versione. Si parla di fondo rischi spese legale che non esiste nel bilancio di previsione. Questo accantonamento dove è stato fatto. In ogni caso deve essere posto il vincolo. Seicentomila euro come sono stati vincolati?”.

E poi “Continua a mancare nota che attesta consenso dei creditori per rateizzazione debiti fuori bilancio – afferma ancora il giudice – inseriti negli esercizi futuri”. Anche il dato relativo all’anticipo di tesoreria non corrisponde con quanto affermato dall’amministrazione. “Per dato relativo a anticipazioni di tesoreria noi abbiamo dato 2015 che si incrementa ancora di più visto che da 95 milioni si arriva a 150 milioni”. Insomma, nonostante in una nota Girlando affermi “Abbiamo risposto a tutte le obiezioni sollevate con le note inviate dalla Corte e attendiamo adesso con fiducia il suo pronunciamento”, la tenuta finanziaria del Comune di Catania non sembra affatto certa.

 

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31 Maggio 2016, 19:35

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