Gli incontri della nuova mafia| Migliore, l’uomo chiave del blitz

di

25 Marzo 2019, 12:05

3 min di lettura

PALERMO – Più volte arrestato e processato e altrettante volte assolto. Di Baldassare Migliore, 52 anni, coinvolto nel blitz della Squadra mobile di Palermo, si parla ormai da un decennio. È lui il personaggio principale dell’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Salvatore De Luca, Annamaria Picozzi, Amelia Luise e Roberto Tartaglia.

Per la prima volta il suo nome venne fuori nell’indagine Perseo, con la quale nel 2008 i carabinieri stopparono la riorganizzazione di Cosa Nostra. Al processo le intercettazioni furono dichiarate inutilizzabili e due anni dopo arrivò l’assoluzione. Stessa cosa nel 2016. La Procura aveva ricostruito, grazie al racconto di un testimone, che Migliore era andato con il suo Mitsubishi Pajero al cantiere per la costruzione del centro commerciale La Torre. Si avvicinò all’impiegato dell’impresa edile per dirgli che i mezzi pesanti se ne dovevano andare.

Dopo l’assegnazione dei primi lavori di sbancamento, la ditta di Migliore, la Edilcostruzioni, era stata estromessa. Una delle imprese appaltatrici aveva dato il benservito a Migliore perché non era in grado di fornire la certificazione antimafia prevista dal protocollo di legalità per evitare le infiltrazioni mafiose. Risultato: la ditta agrigentina che prese il posto della Edilcostruzioni subì delle intimidazioni. Solo che, secondo i giudici, le parole dell’imputato non ebbero il peso della violenza e della minaccia senza le quali non si configura il reato di tentata estorsione. Da qui la nuova assoluzione.

Di recente si è tornato a parlare di Migliore. Il 14 febbraio 2017 ci fu una riunione in un deposito di materiale edile nella zona dell’Università. Tra i presenti, Giovanni Cancemi, Settimo Mineo (l’anziano boss di Pagliarelli che ha ha presieduto la riunione delle nuova cupola dello scorso maggio), Salvatore Sorrentino, Andrea Ferrante, Filippo Annatelli (capo della famiglia di corso Calatafimi), Giuseppe Sansone, classe 1950, e Baldassare Migliore di Passo di Rigano.

Pochi mesi prima, secondo il racconto del pentito di Resuttana Sergio Macaluso, Migliore era stato invitato ad una riunione ben più importante, quella nel corso della quale Giuseppe Biondino, da poco tornato in carcere, era stato nominato capomafia di San Lorenzo. Si incontrarono in via Lancia di Brolo, rione Noce, in un appartamento ‘pulito’ messo a disposizione da Macaluso. Vi parteciparono Paolo Calcagno, Pietro Salsiera, Giuseppe Biondino e lo stesso Migliore.

Articoli Correlati

A sponsorizzare la nomina di Biondino, ha raccontato Macaluso, sarebbero stati Filippo Bisconti, di Belmonte Mezzagno (poi divenuto collaboratore di giustizia, ndr), e Giuseppe Sansone dell’Uditore. Uno strano intreccio: famiglie territorialmente lontane si confrontarono per scegliere il capo del potente mandamento di San Lorenzo.

“Organizzai la riunione a casa di Piero Bonanno, in via lancia di Brolo – ha detto Macaluso – alla riunione parteciparono Baldassare Migliore, Paolo Calcagno, Filippo Bisconti, Pino Sansone, io, Pietro Salsiera e Giuseppe Biondino. Bonanno il padrone di casa non partecipò alla riunione ma aspettò in un’altra stanza. C’era anche Ludovico Scurato che accompagnò alcuni partecipanti, ma non partecipò alla riunione. Calcagno e Bisconti proposero di sistemare San Lorenzo affidandolo a Giuseppe Biondino con l’appoggio di noi di Resuttana. Per questo avrebbero parlato con Francesco Paolo Liga che avrebbe dovuto partecipare alla riunione ma che non si era presentato”.

Nel corso dell’incontro il neo reggente assunse degli impegni: “Anche Biondino prese la parola dicendo che avrebbe sistemato tutto il possibile con riferimento a Caporrimo e Guerrera che non era ancora collaboratore di giustizia. Calcagno ci esortò anche a sistemare due suoi cugini di San Lorenzo che erano in carcere e non ricevevano soldi da anni”.

Ecco il nuovo corso di Cosa nostra. Si preferisce la collegialità per le decisioni importanti. Biondino divenne capo, “aiutato da Baldo Migliore e Pino Sansone – ha aggiunto Macaluso – per cui appena c’era un lavoro si attivavano per agevolarlo nell’estorsione”.

E ci sono anche alcune estorsioni fra gli episodi ricostruiti dalla Mobile diretta da Rodolfo Ruperti che hanno portato in carcere Migliore. Si era trasferito a vivere a Terrasini e da lì avrebbe controllato il racket nei cantieri di Isola delle Femmine, Capaci e Carini.

Pubblicato il

25 Marzo 2019, 12:05

Condividi sui social