“Guai all’aorta curati come gastrite” | Medico di Villa Sofia condannato

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31 Marzo 2016, 06:23

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PALERMO – Avrebbe scambiato una dissecazione aortica per dei problemi gastrici. Il Tribunale di Palermo ha condannato a un anno di carcere, pena sospesa, Giovanni Di Marco, medico dell’ospedale Villa Sofia di Palermo. Era imputato di omicidio colposo, nonostante per due due volte il pubblico ministero ne avesse chiesto l’archiviazione e ora l’assoluzione.

A perdere la vita fu Giovanni Maria Carroga, 62 anni, deceduto nel 2010 dopo essere stato dimesso dall’ospedale. Il paziente si presentò al pronto soccorso una sera di luglio con forti dolori al torace. Gli accertamenti esclusero l’infarto. Venne dimesso. Si trattava, secondo i sanitari, di problemi gastrici. Una volta a casa, dopo un iniziale miglioramento, si aggravò. A causare il decesso fu la dissecazione dell’aorta. I familiari presentarono un esposto in Procura con l’assistenza degli avvocati Mauro Barraco e Giampiero Santoro.

Il primo perito nominato dal pubblico ministero scisse che, nonostante non fosse stato intrapreso il corretto iter diagnostico – andava eseguita una radiografia al torace – non si poteva parlare di negligenza e imperizia dei sanitari. Il paziente, infatti, non era tornato al pronto soccorso dove gli era stato raccomandato di presentarsi qualora si fosse acuita la sintomatologia. E così arrivò la richiesta di archiviazione a cui si opposero gli avvocati Barraco e Santoro e che venne respinta dal giudice: si doveva indagare ancora.

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Il Gip Fernando Sestito ordinò una nuova perizia che, però, non riuscì a colmare i dubbi della prima. E così fu disposta una terza consulenza, al termine della quale venne fiori che la radiografia era stata eseguita, non al torace ma all’addome. Un quadro di scarsa chiarezza, smentito da una consulenza dei difensori, sulla base della quale anche la sola radiografia all’addome avrebbe dovuto fare emergere con chiarezza il problema all’aorta. Non solo: veniva smentito un passaggio del paziente al pronto soccorso quando ormai non c’era più nulla da fare.

Da qui la decisione del Gip: imputazione coatta per Di Marco che si è difeso sostenendo che il giorno in cui il paziente arrivò al pronto soccorso manifestava una sintomatologia che non era compatibile con una dissecazione aortica. Il vomito che la caratterizzava si era per altro attenuato con l’assunzione di farmaci, circostanza che portava ad escludere la presenza di una patologia grave.

Il Tribunale, però, non gli ha creduto. Ed è arrivata la sentenza del giudice monocratico Vittorio Alcamo che ha condannato l’imputato (la responsabilità civile è stata esclusa per l’Azienda ospedaliera) anche a risarcire il danno in favore della moglie e dei figli della vittima. La somma sarà quantificata in sede civile. 

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31 Marzo 2016, 06:23

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