I verbali del pentito Chiarello su S | “Vi dico chi paga il pizzo”

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04 Aprile 2016, 06:10

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PALERMO – Giugno 2015. Località protetta. Francesco Chiarello è stato convocato dal pubblico ministero Caterina Malagoli e dal comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Palermo, Dario Ferrara. Il pentito del clan di Porta nuova, l’uomo che conosceva il libro mastro del racket si presenta con quattro fogli scritti a mano. La lista di chi paga è passata dalle sue mani, e Chiarello ha stampato in mente nomi e cifre. Come se fosse un ragioniere. C’è chi paga due volte l’anno, a Pasqua e Natale. E chi, invece, si piega a Cosa nostra mensilmente. I giorni per la riscossione sono stabiliti: 1, 5, 10 e 20 di ogni mese. Gli appunti sono dettagliatissimi: accanto al nome di ogni commerciante e alla cifra da pagare viene indicato anche il picciotto alle cui mani il negoziante dovrà affidare il denaro.

Dopo quattro anni di carcere – gliene restavano da scontare altri nove – Chiarello ha deciso di pentirsi. Fu arrestato nel luglio 2011 assieme ad altre nove persone. In cima alla lista c’era Luigi Abbate, soprannominato Gino u’ mitra, per la sua dimestichezza con le armi, storico boss della Kalsa, su cui, però, ad un certo punto si addensarono delle ombre per la mala gestione della cassa. Fu proprio Chiarello a sospettare di lui e a ricevere mandato di avviare un’indagine interna per capire se davvero fossero spariti soldi. Un lavoro delicato che andava fatto con discrezione. Dunque, a Porta Nuova, mandamento che ingloba anche la famiglia del Borgo, si fidavano del rampante uomo del racket. Aveva dimostrato fermezza e affidabilità quando, con uno stipendio di 650 euro al mese, andava in giro a chiedere il pizzo a tappeto. Fu Monica Vitale, altra pentita del clan, a dire che, dopo l’arresto del capomafia di Borgo Vecchio, Antonino Abbate, era stato un altro Abbate, Gino, a contattarla perché su mandato di Tommaso Di Giovanni, reggente del mandamento di Porta Nuova, doveva recuperare il libro mastro gestito da Chiarello. Il neo pentito si era accorto che alcune cifre annotate non corrispondevano a quanto versato dai commercianti. E i sospetti caddero su Gino u’ mitra. Chiarello ne parlò con Di Giovanni. Risultato: Abbate fu messo da parte e il libro mastro consegnato a Gaspare Parisi, compagno della Vitale. Ecco perché la donna era a conoscenza di quanto accaduto.

Dal giorno in cui ha consegnato gli elenchi del pizzo è iniziato il lavoro dei carabinieri che hanno convocato uno alla volta tutti i commercianti. Ci sono due notizie: quella buona è che una ventina di loro, messi con le spalle al muro, hanno confermato di avere pagato; quella brutta è che più di trenta hanno negato l’evidenza. Alcuni hanno tirato fuori scuse improponibili pur di non ammettere. Il rischio di finire incriminati per favoreggiamento non li spaventa.

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“Sono a conoscenza di numerose estorsioni perpetrate dalla famiglia di Borgo Vecchio – comincia così il verbale di Chiarello -. Nel luglio del 2009 sono stato incaricato da Tonino Abbate, capo famiglia, di affiancare Salvatore Ingrassia per le estorsioni ai commercianti. Ingrassia deteneva il libro mastro. È durato fino a giugno 2010 quando le estorsioni sono continuate sotto la direzione di Gino Abbate fino al dicembre 2011. Dal gennaio 2011 – prosegue – ho fatto le estorsioni per conto di Gaspare Parisi che è subentrato ad Abbate quale capofamiglia del Borgo Vecchio”.

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04 Aprile 2016, 06:10

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