Il boss Gallina in aula ed è già scontro fra accusa e difesa

Il boss Gallina in aula ed è già scontro fra accusa e difesa

Secondo il legale del boss di Carini, non è stato notificato all'imputato il decreto che dispone il giudizio
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PALERMO – La prima presenza in aula del boss Ferdinando Gallina fa registrare uno “scontro” fra accusa e difesa.

Secondo l’avvocato Jimmy D’Azzò, che assiste il boss estradato dagli Stati Uniti, il processo deve essere annullato e ripartire da zero perché all’imputato non è stato notificato il decreto che disponeva il giudizio immediato.

La Corte di Assise che lo sta giudicando per omicidio deciderà alla prossima udienza del 23 aprile. Sembrerebbe, però, che la Procura sia in possesso del documento che conferma l’avvenuta notifica al difensore quando Gallina era ancora detenuto negli Stati Uniti per immigrazione clandestina.

È certo che Gallina non ha ricevuto il decreto. In America, però, le notifiche possono avvenire indifferentemente sia al detenuto che al suo difensore. E così sarebbe avvenuto, anche se al momento non c’è l’ufficialità se si avrò solo in udienza.

Non è una questione di poco conto perché l’eventuale dichiarazione di nullità del decreto che dispone il giudizio imporrebbe uno stop che potrebbe provocare la scarcerazione di Gallina. I termini di fase scadono comunque a luglio.

Fino al 2017 nella sua fedina penale c’era una condanna definitiva per mafia. Poi, sono arrivate le dichiarazioni di Antonino Pipitone a complicare, e di parecchio, la sua situazione giudiziaria.

In principio era stato un altro pentito, Gaspare Pulizzi, ad accusarlo di avere ammazzato Francesco Giambanco e Giampiero Tocco. Le sue sole dichiarazioni, però, non bastavano ad incriminarlo. Ecco perché sono divenute decisive quelle di Pipitone.

Infine è arrivata l’ultima tegola: Gallina avrebbe ucciso pure Felice Orlando, massacrato nel 1999 a colpi di pistola nella sua macelleria allo Zen.

Ferdinando Gallina, detto Freddy, 42 anni, è stato fermato a fine 2017 a New York dove era arrivato clandestinamente. Era scappato qualche mese prima, violando la sorveglianza speciale. Probabilmente aveva intuito che le cose si stavano mettendo male per lui, ancora prima che si pentisse Pipitone e che i carabinieri mettessero a posto i tasselli investigativi.

Anche nel 2008 Gallina si era dato alla latitanza per sfuggire al blitz Addiopizzo. Non si era però allontanato più di tanto. Fu arrestato in una villetta a Villagrazia di Carini e condannato. Lo scorso marzo è stato estradato in Italia e trasferito nel carcere di Nuoro.

Agli atti c’è anche il suo no all’interrogatorio. I pm avrebbero voluto interrogarlo mentre ancora in un carcere americano, ma Gallina disse di non riconoscere l’autorità giudiziaria italiana. Un’autorità con cui adesso si deve confrontare nel processo in cui rischia l’ergastolo.


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