Il coronavirus | delle nostre paure

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01 Marzo 2020, 10:58

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Non parlerò di coronavirus. Promesso, non lo farò.

Forse deluderò qualcuno, ma non recedo. Non voglio cadere nella tentazione di essere etichettato come sostenitore di uno dei due fronti che si sono spontaneamente creati tra la gente, dal giorno dell’annuncio funesto dell’epidemia incipiente: negazionisti da un lato e catastrofisti dall’altro; i primi a minimizzare colpevolmente un’obiettiva criticità drammatica e i secondi a preconizzare la fine del mondo. A questo Inter-Milan mi sottraggo volentieri, consapevole della pericolosità di qualunque condizione di conflitto quando si è tutti in uno stato di sofferenza generale. Rischierei di alimentare altra confusione, aumentare il chiasso assordante già presente. No, non lo farò.

Dunque, parlerò di altro. Di traffico, ad esempio. In questi giorni si circola che è una meraviglia; strade semideserte che neanche nelle domeniche di agosto, e dire che siamo a febbraio. Sarà anche che queste belle giornate hanno poco di invernale. Ma se le belle giornate di un inverno mai arrivato ci fanno godere solo un po’ e per il resto ci fanno preoccupare, perché ci ricordano il surriscaldamento climatico, trovare la spiegazione alla scarsità di auto circolanti ci rimanderebbe fatalmente agli attuali confinamenti a casa determinati da qualcosa di cui, ripeto, non voglio parlare. Cambiamo argomento.

Potrei dunque parlare di media, di social. Delle tonnellate di ironia su facebook, in questi giorni monotematici, in cui sembra che le normali, abituali propensioni alla satira, alla protesta vociante e sguaiata e all’odio social si siano come amplificate in un’esplosione unica di grida scomposte e di colorate manifestazioni di piazza. Oppure discutere di televisione, e dire, ad esempio, quanto i volti così poco amati dei politici abbiano dato spazio ad esperti, autorevoli si e no, affabili e convincenti, persuasori non occulti della bontà dei loro consigli e delle indicazioni. E del grande conforto che il loro ascolto, sono sicuro, stia portando a tanta gente connessa, o sintonizzata. Diamine, ancora una volta mi rendo conto che tendo a scivolare sul mio argomento tabù, che mi attrae come una calamita, nonostante tutte le mie resistenze.

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Ma alla fine devo ammetterlo, sommessamente: non sto aggirandomi tra argomenti diversi, come le bancarelle di un mercato. Sto solo parlando delle molteplici sfaccettature di un solo tema che accomuna tutto: la paura. Una paura irrazionale, come tutte le paure, che ci avvolge come la nebbia e che, come la nebbia, ci impedisce di vedere chiaro fuori da noi, attorno a noi, vicino a noi. La paura che è l’estrema forma, quella parodiata e trasfigurata, della sana preoccupazione. Discernere fra questi due sentimenti, preoccupazione e paura, ci viene difficile, a volte impossibile, e non facciamo altro che oscillare su un’altalena, provando un disagio che ci sconcerta. Siamo inibiti nelle nostre semplici strette di mano, e abbiamo paura; ascoltiamo gli esperti in TV, e abbiamo paura; ci ridiamo su con commenti sagaci e taglienti su Facebook, ma esorcizziamo paura.

Certamente dobbiamo far fronte all’emergenza riservandole le giuste attenzioni; è un compito civico, un dovere. E, se possibile, salvarci dalla psicosi che già da troppi giorni ci minaccia e ci soffoca. Non ci è facile; siamo costretti a mantenerci a distanza di sicurezza, quando invece vorremmo abbracciarci tutti. Succede così quando si soffre. Ma mi rendo conto di aver sconfinato ancora una volta nell’argomento che mi ero imposto di non sfiorare nemmeno. Che fastidio!

Parliamo di calcio, allora! Di questo Palermo che sembra rinato, dopo tante sofferenze! Visto Silipo? Un ragazzino, eppure così promettente! Domenica ci sarà un altro appuntamento importante, in questa corsa verso la promozione. Non dovrebbero esserci problemi per andare allo stadio, come invece sta succedendo in altri campi d’Italia, dove si giocherà a porte chiuse, per via del… del?

Vedi, non c’è verso…

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01 Marzo 2020, 10:58

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