Il giallo della morte di Mario Biondo | Nuove prove, il caso non è chiuso

di

03 Ottobre 2015, 06:15

2 min di lettura

PALERMO – La Procura insiste. Il caso della morte di Mario Biondo non può essere archiviato come un suicidio. Le nuove prove raccolte non bastano, al momento, a reggere da sole l’ipotesi dell’omicidio, ma certo gettano pesanti ombre sulla gestione delle indagini eseguite in Spagna.

Il cadavere del cameraman fu trovato dalla domestica nella sua abitazione di Madrid. Era il 30 maggio 2013. Il giovane aveva una pashmina di seta legata al collo e fissata a una libreria. Secondo la ricostruzione delle autorità spagnole – che hanno archiviato il caso – Mario Biondo era in piedi, con le ginocchia leggermente piegate. I parenti non hanno mai creduto al suicidio. Nulla faceva presagire che Mario potesse arrivare ad un gesto estremo. La sua carriera era ad una svolta. Dopo l’esperienza nella troupe della versione spagnola del programma televisivo l’Isola dei Famosi, c’erano in cantiere altri programmi. Durante le riprese in Honduras aveva conosciuto la bella e famosa presentatrice tv Raquel Sanchez Silva. Una passione travolgente culminata nel matrimonio celebrato a Taormina. La sera prima della morte aveva parlato con i familiari e programmato un loro viaggio in Spagna. Insomma, il suo non era certo il profilo psicologico di un uomo che da lì a poco avrebbe deciso di togliersi la vita.

I pubblici ministeri di Palermo, Calogero Ferrara e Claudio Camilleri, decisero di fare riesumare il cadavere per eseguire l’autopsia. Il medico legale definì plausibile l’ipotesi del suicido, ma sottolineò le tante zone d’ombra nella dinamica. Ecco perché a luglio i pm hanno chiesto e ottenuto sei mesi di proroga delle indagini dal giudice per le indagini preliminari Lorenzo Matassa. E adesso hanno sul tavolo nuove prove sulle quali concorda anche lo staff della criminologa Roberta Bruzzone “assoldata” dai familiari della vittima.

Articoli Correlati

Eccoli i punti delle indagini eseguite in Spagna che non convincono e i nuovi spunti investigativi che vanno approfonditi: se la vescica di Mario Bondo era piena con quali campioni fu eseguito l’esame da cui sarebbe emerso l’uso di sostanze stupefacenti?; sul capo della vittima c’era il segno di un colpo, forse inferto con una cintura; simulando delle prove di carico è emerso che la libreria non avrebbe potuto reggere il peso del corpo di un uomo nella fase compulsiva di un suicidio; le ipostasi, cioè i ristagni di sangue, sono compatibili con una posizione supina diversa da quella in cui fu ritrovato il corpo; sarebbero stati riscontrati degli strani accessi nel computer di Biondo nei giorni successivi alla morte; strane sarebbero pure alcune operazioni eseguite con la carta di credito nelle ore precedenti al delitto.

Ce n’è abbastanza per dire che il caso Mario Biondo non è chiuso. Non può essere chiuso.

Pubblicato il

03 Ottobre 2015, 06:15

Condividi sui social