Il manager e il codice etico |Licenziati prima della condanna

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17 Giugno 2012, 20:19

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Licenziati. Cacciati dall’ospedale in cui lavoravano e senza aspettare che le condanne nei loro confronti diventino definitive. Pietro Pellerito e Arcangelo Calandra, il primo infermiere professionale e il secondo medico, non fanno più parte del personale dell’ospedale di Alcamo. O meglio, non faranno più parte. Se per Pellerito, infatti, il provvedimento disciplinare è scattato il primo aprile scorso, Calandrà smetterà di doversi presentare al lavoro dal prossimo primo luglio. Sono due provvedimenti destinati a fare scuola nella pubblica amministrazione. La direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale, guidata dal manager Fabrizio De Nicola, ha deciso di anticipare il pronunciamento definitivo dei giudici.

La vicenda, al di la’ della storia processuale, secondo i vertici dirigenziali, ha già di per sé creato una frattura insanabile nel rapporto fiduciario che sta alle fondamenta delle dinamiche aziendali. Ce n’è abbastanza, regolamenti alla mano, per mandare a casa i due dipendenti. Pellerito, consigliere provinciale a Trapani sospeso dopo essere divenuto nel marzo scorso un sorvegliato speciale della polizia, e’ stato condannato in primo grado a sei anni. Calandra ha preferito patteggiare un anno e quattro mesi. Entrambi sono accusati di falso per una vicenda su cui pesa l’ombra della mafia anche se, nel corso dei processi, e’ caduta l’aggravante di avere favorito Cosa nostra. Questi i fatti ricostruiti dall’accusa. Un operaio edile si presenta al Pronto soccorso di Alcamo. Si e’ fatto male sul lavoro. Circostanza trascritta sul referto. C’è un problema, pero’, l’operaio lavora, e in nero, nell’impresa di Liborio Pirrone, già condannato per mafia. Bisogna dunque cambiare le carte in tavola per evitare all’imprenditore guai con l’Inail.

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Come? Stracciando il vecchio referto e creandone uno, ad hoc, da cui risulti che l’uomo sia stato coinvolto in un incidente stradale. Così avviene. Secondo l’accusa, che ha retto al vaglio dei primi giudici, nella contraffazione del certificato c’è lo zampino decisivo di Pellerito e Calandra. Il primo avrebbe accompagnato l’operaio dal medico di turno che avrebbe falsificato il referto. Di “sentenza assurda che sarà certamente ribaltata” ha parlato il legale della difesa, l’avvocato Baldassare Lauria. Pellerito e’ un Personaggio piuttosto chiacchierato. Eletto nell’Udc e poi transitato nel gruppo Alleanza per Alcamo, di recente e’stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale per due anni. La questura lo ritiene vicino al clan mafioso dei Melodia. “Respingo con forza gli addebiti che il decreto del Tribunale di Trapani mi contesta perché non sono mai stato un uomo della mafia – ha scritto Pellerito in una lettera aperta al Consiglio provinciale – non ho mai posto in essere condotte che potessero, in qualche modo, essere di supporto alla famiglia mafiosa alcamese. Ho sempre combattuto i poteri forti e le lobby della politica e dell’amministrazione. Ho sempre svolto il mio impegno istituzionale senza compromessi di sorta, sempre in coerenza con la mia coscienza di uomo delle istituzioni e di sindacalista di base. Non ho esitato a mettermi contro il governo regionale e contro l’ex magistrato, ora assessore Massimo Russo, quando ha deciso di chiudere l’ospedale di Alcamo».

La fedina penale di Pellerito in passato era gia’ stata sporcata in da due episodi di furto, mentre e’ uscito pulito da un’indagine per omicidio. All’inizio, infatti, gli investigatori ritennero che potesse essere coinvolto nel delitto di Rosolino Filippi, un mafioso ucciso in ospedale nel 1988. Ora il licenziamento per lui e Calandra (sul caso del dirigente medico ha dato l’ok anche il comitato dei garanti dell’Asp) sulla scia di quel percorso di rigore intrapreso dal manager De Nicola. Un rigore non solo contabile che ha reso virtuosa l’azienda sanitaria, ma anche etico.

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17 Giugno 2012, 20:19

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