"Lo sguardo sui migranti? Non può fermarsi al Porto" VIDEO - Live Sicilia

“Lo sguardo sui migranti? Non può fermarsi al Porto” VIDEO

LiveSicilia ha seguito la mattinata dell'arcivescovo e ha affrontato con lui il tema dell'integrazione.
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CATANIA – “Catania, fatemelo dire, con i suoi medici e con l’opinione pubblica, qualche settimana fa, ha dato esempio di buona accoglienza”. Monsignor Luigi Renna ha ancora qualcosa da dire sulle giornate che hanno visto due navi Ong ormeggiate al porto di Catania in attesa che arrivasse l’ordine di far sbarcare i migranti salvati in mare. Proprio in quelle ore, il capo della Chiesa catanese aveva espresso parole dure all’indirizzo del governo. Poi è arrivato il via libera, ma dai sanitari. L’arcivescovo è intervenuto stamani al convegno “Fra noi ma invisibili”, organizzato dal Consorzio di Cooperative Il Nodo, in collaborazione con il Consorzio Communitas di Milano, per presentare l’edizione 2022 del rapporto migranti. 

L’intervento di Renna non è finito lì. “Il nostro sguardo sugli immigrati, permettete, non si deve fermare al porto – da detto – Dal porto bisogna salire nei palazzi del Comune, nelle segreterie di partito, che sembrano dei capponi di Renzo che si azzuffano tra loro, e nei luoghi nei quali si progetti qualcosa. Siamo molto in ritardo, nonostante tanta cultura partecipativa e tanta solidarietà”. Renna ha poi aggiunto: “Sei io mi glorio della solidarietà della Chiesa italiana non posso non dire anche che è ancora un’opera di supplenza in un paese che può fare molto di più”.

Mentre scorrevano le lancette dell’orologio, Renna era atteso in arcivescovado dove lo attendevano il già prefetto Claudio Sammartino, uno degli ispiratori del documento “Non possiamo tacere”, e i vertici della Caritas,  per la presentazione della XVI Giornata Sociale Diocesana. Lì lo intercettato LiveSicilia per chiedergli ancora delle migrazioni: “Un’emergenza strutturale che dura da tanti anni. Molto è stato fatto. Però ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di strumenti legislativi più adeguati non solo a livello nazionale, ma a livello europeo”, ha detto.

“Le Caritas e tutte le associazioni di volontariato, di ogni tipo d’ispirazione,  continuato a lavorare perché si tratta innanzitutto di salvare delle persone. Ma non basta salvare, poi bisogna passare dai porti alla vita di tutti i giorni. Questo non può che essere un compito più arduo, che dice anche della qualità della nostra politica”, ha aggiunto l’arcivescovo di Catania. 

Cosa manca alla politica affinché si possa ragionare in termini d’integrazione e non più d’emergenza. “La parola integrazione contempla tanti elementi, che vanno dalla cittadinanza, all’integrazione della famiglia, all’istruzione. Stamani – ci dice – sentivo un intervento che diceva che tanti migranti, dopo alcuni anni, non conoscono ancora la lingua italiana. Di fronte alle numerose emergenze che in questo momento si acuiscono, comprendo che questo potrebbe sembrare un problema marginale”. Ma c’è.

Qual è la sfida? “Rendiamoci conto che non c’è futuro senza una integrazione. Come non c’è mai stata civiltà senza l’integrazione dei cosiddetti stranieri, che dopo alcune generazioni diventano cittadini. Ma la modalità deve essere una modalità accompagnata, intelligente e pienamente politica”. 


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