Cronaca

Il Tar boccia il Comune, si riapre il “caso Decathlon”

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21 Dicembre 2020, 05:58

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PALERMO – Una sentenza destinata a riaprire il “caso Decathlon” a Palermo e quello di altri progetti, ma che nel frattempo sta provocando un vero e proprio terremoto politico e burocratico al Comune. Il Tar Sicilia, sezione Seconda, ha infatti annullato il diniego di Palazzo delle Aquile dicendo che nelle zone D del Piano regolatore è possibile il cambio della destinazione d’uso di un edificio. In pratica lì dove sorgeva un sito industriale (come quello che fu della Coca-Cola) è possibile realizzarne uno commerciale.

Una vicenda lunga e complessa che in questi mesi ha tenuto banco, provocando polemiche politiche furibonde che adesso rischiano di riaccendersi di colpo perché il caso non sarebbe isolato: grandi marchi internazionali, mediante intermediari, avrebbero infatti chiesto al comune di Palermo di poter sbarcare nelle zone industriali della città, ricevendo però risposte negative. Investimenti da milioni di euro, con relativi posti di lavoro, che sarebbero sfumati per un’interpretazione delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore che i giudici amministrativi hanno però smontato punto per punto. Il che potrebbe anche significare la riapertura della stagione degli investimenti in città.

Il caso, come detto, riguarda il destino dell’area su cui sorgeva l’impianto della Coca-Cola di via Roario Nicoletti, a Tommaso Natale, di proprietà di una società catanese della grande distribuzione. Sfumato il progetto di una multisala cinematografica, vicenda su cui pende ancora un procedimento giudiziario, la società ha optato per la costruzione di un’area commerciale che avrebbe ospitato il Decathlon, il colosso francese di articoli sportivi alla ricerca di un punto in cui aprire i battenti a Palermo, che però non sarebbe mai stato coinvolto direttamente nella vicenda. Una procedura (il cambio di destinazione d’uso in zona D1) che in passato è stata più volte autorizzata, come dimostrano vari punti commerciali sorti nella zona nord di Palermo.

Ma nel maggio scorso il Suap ha rigettato la domanda del Permesso di costruire (come si chiama in gergo tecnico), mettendo fine a un iter tutto interno al Comune e che aveva provocato non pochi scossoni, con il coinvolgimento anche della Seconda commissione di Sala delle Lapidi. L’assessorato alle Attività produttive (suscitando non poca sorpresa fra gli addetti ai lavori) aveva infatti chiesto un parere a quello dell’Urbanistica, che era stato positivo, e infine uno anche all’Avvocatura comunale e in un vertice convocato dal sindaco Orlando in persona per dirimere la questione era emersa la contrarietà degli avvocati di piazza Pretoria. Da lì il diniego e il conseguente ricorso al Tar.  

Il collegio, composto dal presidente Cosimo Di Paola, dall’estensore Nicola Maisano e da Raffaella Sara Russo, ha accolto la tesi dei ricorrenti bocciando in modo chiaro la linea del Comune. Posto che Palazzo delle Aquile non può usare a propria difesa il Testo unico dell’edilizia, che si limita a descrivere gli interventi edilizi e non a dire quando sono applicabili, il nodo è tutto nelle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore.

L’articolo 13 parla infatti delle zone D, cioè quelle destinate alle attività produttive non agricole e quindi a quelle industriali, artigianali o commerciali, e l’articolo 14 al terzo comma specifica che in D1 è ammessa addirittura la costruzione di nuovi edifici anche commerciali; al primo comma invece, dove si parla del cambio di destinazione d’uso, si citano soltanto gli “impianti industriali e artigianali”. Insomma sparisce il termine “commerciale”, cosa che ha spinto l’Avvocatura (sorprendendo anche gli uffici del Suap e dell’Urbanistica) a vietare il cambio di destinazione d’uso.

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Ma i giudici mettono nero su bianco che “sarebbe veramente inspiegabile e irragionevole prevedere che ciò che può essere fatto in edifici di nuova costruzione non possa essere svolto negli edifici già esistenti”; “il fine della disposizione – si legge nella sentenza – potrebbe essere non quello di escludere i mutamenti di destinazione diversi da quelli espressamente contemplati, ma di rafforzare la possibilità che possano essere effettuati mutamenti di destinazione d’uso anche nelle ipotesi (si potrebbe dire ‘persino nelle ipotesi’) in cui si intenda istallare un impianto industriale o artigianale”.  

Al di là degli aspetti giudiziari, però, la vicenda è anche molto politica. Il sindaco ha subito scritto all’Avvocatura per chiedere una relazione tecnica sulla base della quale il Comune deciderà se appellarsi o meno al Cga, ma in queste ultime ore è partito un frenetico scambio di mail e telefonate tra gli uffici chiamati adesso a doversi esprimere. Il timore, infatti, è che le aziende che hanno ricevuto il diniego possano fare causa chiedendo i danni per i mancati investimenti, visto che non è detto che i grandi marchi siano ancora interessati ad aprire nel capoluogo (si parla di trattative Decathlon per altre zone); insomma, la beffa oltre al danno per la città di non aver potuto godere dei nuovi punti commerciali e dei nuovi posti di lavoro.

“L’amministrazione ha sempre operato, tanto da sollecitare interventi legislativi nazionali e regionali, per la semplificazione delle procedure e della normativa sovente di difficile interpretazione e ciò al fine di favorire, nel rispetto del corretto uso del territorio, insediamenti produttivi e investimenti nazionali ed internazionali in città – commenta il sindaco Orlando – Anche in questo caso, come emerge chiaramente dai verbali della Commissione dove è stato audito l’assessore Leopoldo Piampiano, la linea proposta era in questa direzione. Come è noto però sono state espresse perplessità da parte di consiglieri comunali e il Suap, riscontrando incertezze interpretative e procedurali, ha operato, peraltro con un parere dell’avvocatura, per il diniego che il Tar sembra adesso aver chiarito. Alla avvocatura ho ora chiesto una relazione tecnica che permetta di valutare se alla luce del provvedimento del Tar si possa, nel caso specifico, considerare definitivamente chiuso l’argomento, e si possa quindi procedere al rilascio delle richieste autorizzazioni”.

La palla adesso è tornata al Comune che dovrà decidere se ricorrere o meno e come esprimersi in merito alle varie richieste, ma non c’è dubbio che la sentenza apre nuovi scenari: in assenza di aree commerciali, sono diverse le aree industriali a Palermo su cui sono puntati gli occhi dei grandi gruppi e il nuovo orientamento degli uffici potrebbe riaprire la stagione degli investimenti in città, il che significa anche posti di lavoro e indotto.

“Questa sentenza è una chiara e netta bocciatura all’amministrazione – dice il consigliere comunale di Forza Italia Fabrizio Ferrara – Un’amministrazione che non solo non favorisce lo sviluppo, ma addirittura contravviene alle regole e alla logica, financo arrivando alla condanna in tribunale pur di fare scappare gli imprenditori che vogliono investire a Palermo e creare posti di lavoro. L’assessore Piampiano e il sindaco, che hanno seguito in prima persona la vicenda, chiedano scusa alla città per tutti i posti di lavoro persi in un momento di grande difficoltà. Se si aggiunge che nell’ottobre del 2019 il dirigente dell’Urbanistica aveva espresso il suo parere, interpretando favorevolmente le norme del Prg, risulta inspiegabile la presa di posizione di Orlando e Piampiano. La sentenza impone una seria riflessione sul prosieguo di questa esperienza di governo della città: i disastri che potrebbero causare nei prossimi 18 mesi che ci separano dalla liberazione da Orlando potrebbero creare danni irrecuperabili”.

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