“Il ‘venduto’ è Micciché |Da Crocetta nessuna promessa”

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17 Febbraio 2013, 17:13

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PALERMO – “A vendersi è stato proprio Gianfranco Micciché”. Non è andata giù l’intervista rilasciata dal leader di Grande Sud a Live Sicilia, due giorni fa. Così, Titti Bufardeci, storico esponente di punta del partito dell’ex sottosegretario, va al contrattacco. L’ex assessore che ha lasciato gli arancioni insieme ad altri “big” come Michele Cimino, non usa giri di parole: “Prima Berlusconi era il male assoluto. Improvvisamente, è tornato a essere l’unica certezza. Forse perché ha fornito a Micciché le risorse per la sua campagna elettorale”.

Onorevole, accuse molto dure.
“E quelle di Micciché? Ci ha definito dei ‘venduti’. Mentre chi si è fatto comprare è proprio lui”.

Ci spieghi meglio.
“Chi ha lasciato Grande Sud, lo ha fatto proprio in coerenza e in continuità con quei valori che ci portarono a rompere col Pdl, e a formare prima il Pdl Sicilia, poi Forza del Sud”.

Vale a dire?
“Una maggiore attenzione al nostro territorio, al Meridione. E la possibilità, se serve, di dialogare a 360 gradi”.

Quello che state facendo adesso con “Voce Siciliana”. E vi siete avvicinati persino a Crocetta.
“Non vedo cosa ci sia di male. Sarebbe meglio dialogare con una coalizione alleata con la Lega, senza pretendere niente per il Sud? Ecco, questo sì che significa ‘vendersi’”.

In fondo, però, il rapporto tra Micciché e Berlusconi è storico, di lunga data.
“In questo caso, invece, credo che abbiano giocato un ruolo decisivo altri fattori. Alle ultime Regionali Grande Sud non godeva di tutte queste risorse per la campagna elettorale. Oggi, sembra che sia cambiato tutto. E credo che l’aiuto di Berlusconi sia decisivo”.

Invece Micciché ha spiegato che la presenza di Grande Sud in quella coalizione avrebbe consentito di ‘bilanciare’ proprio la presenza della Lega Nord.
“Ma chi ci crede? Micciché non ha mai dato seguito ai tanti suggerimenti che fornivamo noi deputati, per il rispetto della Sicilia. Non ha mai fatto una battaglia sull’articolo 36 dello Statuto, ha ignorato le nostre sollecitazioni sulle infrastrutture. Non ha mai fatto nulla per la Sicilia, questa è la verità”.

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Insomma, non crede alle buone intenzioni di Micciché.
“Penso che non ci creda nemmeno lui. Illude se stesso. Una cosa spiacevole”.

A dire il vero, Micciché ha definito spiacevole il vostro allontanamento da Grande Sud. Ha detto che avevate paura di andare a fare l’opposizione, e che avete preferito le sirene di Crocetta. E che la cosa lo ha fatto molto riflettere sull’importanza dei rapporti umani.
“Non riesco a capire come Micciché possa dire quelle cose. Lui ritiene di aver coltivato quei rapporti? Non ha fatto altro che prendere decisioni, e notificarle. Non ha mai voluto aprire alcun dibattito. Non ha mai voluto ascoltare i nostri suggerimenti. Sarebbe stato, quantomeno, un gesto di buona educazione. E comunque non ne farei una questione personale. Io credo di essere stato tra i primi a chiamarlo quando si è sentito male. E gli auguro di rimettersi prestissimo. Invece di dire quelle cose, però, dovrebbe riflettere sul perché tanta gente ha deciso di abbandonarlo.”.

Voi, dopo l’abbandono, vi siete avvicinati a Crocetta. E in tanti hanno storto il naso.
“E ripeto, non capisco il perché. Dopo le elezioni regionali, io sono stato tra quelli che hanno spinto verso una azzeramento del partito, una fase costituente, che dovesse indicare una nuova strada, un futuro al nostro progetto. E Micciché era d’accordo sulla necessità di guardarci attorno a 360 gradi, senza preclusioni, né steccati. Nell’esclusivo interesse della Sicilia.”.

Beh, tanto d’accordo non mi sembra.
“Lui ha avuto le sue ragioni personali per tornare da Berlusconi. E alla fine ci siamo resi conto che Micciché dialoga esclusivamente col Cavaliere. Del resto, è stato sottosegretario fino al governo Monti. E in quest’ultima occasione ha privilegiato il proprio tornaconto e quello del suo cerchio magico. Nonostante ciò, quando siamo andati via, ha considerato quel gesto come un atto di lesa maestà”.

… e vi ha dato del “venduti”.
“Noi non abbiamo chiesto nulla a Crocetta. Il dialogo che è iniziato, è solo il frutto di quanto stiamo vedendo in questi primi mesi della legislatura: un presidente, cioè, che finalmente fa sul serio. Che prova a incidere sulla macchina regionale, a cominciare dalle tante discusse rotazioni. Ma penso anche alle battaglie in difesa della marineria siciliana, al tentativo di recuperare i Fondi europei. Ci sta convincendo”.

Al punto da accettare, se ve lo proponesse, un prossimo ingresso in giunta?
“Con Crocetta non c’è mai stato un ragionamento del tipo ‘do ut des’. Se dovesse succedere, non sarebbe certamente il frutto di accordi sottobanco o di chissà quali promesse”.

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17 Febbraio 2013, 17:13

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