Il vice di Kerry a Palermo |Usa e Sicilia più vicini

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10 Giugno 2016, 19:55

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PALERMO – Missione a Roma e a Palermo per l’assistant segretario di Stato Usa per l’Economia e gli affari, Charles H. Rivkin. Responsabile delle deleghe economiche del “ministero degli Esteri” americano, Rivkin dopo due giorni nella Capitale oggi è stato in Sicilia dove in mattinata ha incontrato l’assessore regionale all’Economia Alessandro Baccei e i rappresentanti della Fondazione Res. Nel pomeriggio il braccio destro di John Kerry, primo Assistent Secretary of State a visitare la Sicilia, si è spostato nella sede regionale di Confindustria per un incontro con il vicepresidente Nino Salerno, alcuni imprenditori locali ed esponenti dell’AmCham Sicily.

Attenzione puntata sulle piccole e medie imprese e sulla possibilità di potenziare la loro attività di export da e verso gli Stati Uniti. “Sono venuto qui per ascoltare e per conoscere da vicino l’economia siciliana – spiega Rivkin a Livesicilia -. E’ importante viaggiare per tutto il Paese per capirlo davvero. La politica estera ed economica per John Kerry quasi coincidono. La mia missione è viaggiare e incontrare i nostri amici per rafforzare i nostri rapporti”.

“I principali ostacoli agli investimenti esteri – osserva Rivkin -, per quello che ho ascoltato qui, sono la burocrazia, la lentezza della giustizia, la tassazione. Quello che ho trovato interessante dai miei incontri con i rappresentanti del governo a Roma è il lavoro che il governo Renzi sta facendo per aggiustare queste cose. Ho la sensazione che l’Italia si trovi all’inizio di un periodo molto interessante per l’economia e visti i nostri rapporti l’America guarda con molta attenzione a tutto ciò”.

Quali possono essere i settori più interessanti per eventuali investitori americani in Sicilia? “Certamente settori come il turismo, oggi ho sentito parlare dei sette siti Unesco, le energie rinnovabili, la tecnologia. Ci sono stati investimenti importanti di colossi americani in Italia, da Apple a Cisco. Ma noi siamo interessati alle piccole e medie imprese, che rappresentano la gran parte della nostra economia, e solo il 6 per cento di queste esporta. Guardiamo a loro e sappiamo bene che in Italia il tessuto imprenditoriale è composto in modo simile. Credo che per queste piccole e medie imprese il Ttip (il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti che stanno negoziando Usa e Unione europea, ndr), che ha una capitolo dedicato proprio alle pmi, rappresenti una grande occasione per abbattere i dazi e permettere loro di affacciarsi su uno scenario internazionale. E lo dico guardando alla mia esperienza personale mettendomi nei panni dell’imprenditore”.

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Eppure, attorno al Ttip in Italia e non solo crescono le perplessità. E uno degli argomenti critici sostiene che il trattato possa penalizzare le piccole imprese e favorire solo le multinazionali. “Sono teorie del tutto lontane dalla realtà – risponde il rappresentante del governo americano -. Il Ttip aiuterà al contrario le piccole e piccole e medie imprese a esportare e a raggiungere un mercato globale abbattendo le barriere che oggi lo impediscono”. Un punto di vista, aggiunge Rivkin, condiviso dal governo italiano. Un altro oggetto di critica di quanti contestano il Ttip è l’Isds, cioè l’organismo di arbitrato che, a detta del movimento no-Ttip potrebbe danneggiare i diritti dei consumatori: “Credo che ci sia della disinformazione – risponde Rivkin -. Anzi tutto non abbiamo inventato niente: l’Isds nasce in Germania. E non potrà interferire con nessuna sovranità nazionale nella sua attività di tutela e protezione dei consumatori. C’è in atto una campagna di disinformazione su questo. La gente può leggere il Trattato Transpacifico che è già operativo: sul web c’è tutto, e assomiglia molto a quello che sarà il Ttip”. La disinformazione non può essere connessa alla mancanza di informazione da parte dei governi? “Questo è il negoziato più trasparente che ci sia mai stato. E se andrà a buon fine, ogni Stato membro dovrà approvarlo con la massima trasparenza”, spiega Rivkin.

L’asistent Secretary of State si sofferma sulle attività già poste in essere per rafforzare i rapporti tra imprese europee e americane, come il “BEST (Business Exchange and Student Training) program”, che ha portato centinaia di imprenditori italiani nella Silicon Valley per stage. “Dal 22 al 24 giugno a Stanford, California, avremo il settimo Global Entrepreneurship Summit con il Presidente degli Stati Uniti e imprenditori da 176 Paesi, quattro verranno dall’Italia. Più metti in connessione gli imprenditori più occasioni puoi creare per l’economia”, commenta Rivkin. Che ribadisce l’apprezzamento per il percorso di riforme che l’Italia sta portando avanti e che potrà creare un “clima salutare per gli investimenti”. “Quando giro per il mondo vedo che gli investitori chiedono sempre le stesse cose: trasparenza, prevedibilità, nel senso che le regole non devono cambiare in continuazione, e Stato di diritto. Credo che i processi che il governo italiano sta attivando si muovano in questa direzione. Siamo colpiti dalla leadership del governo italiano in carica e dalla sua volontà di realizzare cambiamenti che portino alla crescita economica. La nostra relazione con l’Italia è solida, ha numeri importanti, ma sono convinto che possiamo fare ancora meglio. Dobbiamo identificare gli ostacoli che impediscono gli investimenti e lavorare insieme coi nostri amici e partner per rimuoverli”.

 

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10 Giugno 2016, 19:55

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