In appello tredici condanne | A boss ed esattori 150 anni

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23 Novembre 2011, 19:57

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La Corte d’appello di Palermo ha condannato a oltre 150 anni di carcere 13 tra capimafia ed estortori della cosca palermitana di San Lorenzo e Tommaso Natale. I giudici hanno parzialmente riformato il primo verdetto condannando un imputato – Gaetano Fontana – che era stato assolto, inasprendo la pena inflitta a Luigi Bonanno ritenuto colpevole di mafia, oltre che di droga e condannato a 13 anni e 4 mesi (9 anni e 9 mesi la pena precedente) e riducendo lievemente le condanne disposte per Antonino Ciminello e Sebastiano Giordano. Le accuse a carico degli imputati andavano dall’associazione mafiosa, all’estorsione, al danneggiamento e alla detenzione illegale di armi. La pena più alta è stata inflitta ai capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, che hanno avuto 30 anni di carcere ciascuno. A 16 anni è stato condannato Massimo Troia, a 12 il boss Francesco Di Piazza. A 9 anni e 4 mesi sono stati condannati Vittorio Bonura, Rosolino Di Maio e Giovan Battista Giacalone.

Gli altri imputati hanno avuto pene comprese tra i 3 anni e 6 mesi e i 5 anni e 4 mesi. La pubblica accusa è stata rappresentata dagli stessi pubblici ministeri della Dda del primo grado Francesco Del Bene e Anna Maria Picozzi, applicati in procura generale per seguire processo. I pm hanno contestato agli imputati circa 40 episodi estorsivi tra i quali quello ai danni dell’imprenditore Rodolfo Guajana che, nel 2008, subì un gravissimo attentato in cui andò distrutta la sede della sua ditta di ferramenta. L’attentato, però, resta senza colpevoli. La Corte ha confermato infatti l’assoluzione dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Massimo Troia e Vittorio Bonura, scagionati in primo grado. La Procura aveva appellato il proscioglimento.

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(ANSA)

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23 Novembre 2011, 19:57

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