In morte di un prigioniero di guerra

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28 Gennaio 2011, 09:44

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L’agenzia l’ha raccontata così: “Sopravvissuto alla Shoah, stamane (ieri) a Catania, nel Giorno della memoria, avrebbe dovuto ricevere la medaglia d’onore in prefettura ma Fabio Cappellani, 88 anni, partigiano, laureato in Legge, prigioniero di guerra nel 1942 a Dachau, è morto la notte scorsa prima di poter partecipare alla cerimonia durante la quale il prefetto Vincenzo Santoro ha consegnato le onorificenze ad alcuni sopravvissuti ai lager nazisti. La medaglia l’ha presa la figlia Mariagrazia”.

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Colpisce la sorte di Fabio Cappellani. Viene in mente l’uomo dal fiore in bocca: “La morte, capisce? è passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: ‘Tientelo, caro: ripasserò'”. Viene in mente il poeta Valerio Magrelli: “Vasta è la capacità dell’uomo di perire”. Viene in mente che ci sono tanti giorni. Eppure, Fabio “ha scelto” di morire nel giorno della sua memoria più cruenta e più fragile. Come per dare un segnale, come per dire che l’onda oscura semina qualcosa nel cuore di tutti, che l’orrore ritorna nel ricordo, ma non è solo ricordo. Incancellabile è la ferita simbolica e fisica dell’orrore. Viene in mente Ungaretti: “La morte si sconta vivendo”.

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28 Gennaio 2011, 09:44

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