Nuova inchiesta sul fotovoltaico| Coinvolti dirigenti e imprenditori - Live Sicilia

Nuova inchiesta sul fotovoltaico| Coinvolti dirigenti e imprenditori

Ancora una volta il sistema che regolamenta lo sfruttamento delle energie alternative in Sicilia avrebbe favorito gli illeciti. I reati ipotizzati sono abuso d'ufficio, falso e indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato. Le indagini riguardano un impianto realizzato a Monreale, nel Palermitano.

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PALERMO – Soprintendenti, dirigenti regionali e imprenditori. Tutti sotto inchiesta per le presunte irregolarità nel rilascio delle autorizzazioni per la costruzione di un impianto fotovoltaico a Monreale, nel Palermitano. Ancora una volta il sistema che regolamenta lo sfruttamento delle energie alternative in Sicilia avrebbe favorito gli illeciti. I reati ipotizzati sono abuso d’ufficio, falso e indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’impianto sarebbe stato realizzato in assenza del parere vincolante della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Palermo. Bisognava fare in fretta altrimenti l’impresa che lo costruì avrebbe perso la possibilità di rientrare nel cosiddetto Conto Energia 2. Si tratta del meccanismo che premiava con tariffe incentivanti l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici. Ottenendo il via libera in tempo i gestori del parco avrebbero incassato tra il 2011 e il 2013 oltre un milione di euro in più di quanto previsto con le tabelle rivisitate al ribasso negli anni successivi.

Gli indagati sono l‘ex soprintendente di Palermo, Adele Mormino, e il dirigente della stessa Soprintendenza, Sergio Aguglia (nel loro caso si ipotizza il falso, ma l’iscrizione rappresenterebbe un atto dovuto), la dirigente dell’assessorato regionale all’Industria, Francesca Marcenò (ipotesi di abuso d’ufficio) e gli imprenditori Giuseppe Meli, Mauro Folcarelli, Gullerme Carvalho e Giuseppe Roberto Pasqua, legali rappresentanti e presidenti dei consigli di amministrazione delle sue società che si sono succedute nella proprietà dell’impianto. L’impianto fu costruito dalla Rinnova Duccotto e poi acquistato dagli spagnoli della Blu Solar. Per loro i pubblici ministeri Claudia Ferrari e Claudia Bevilacqua ipotizzano l’indebita percezione.

Il legale della Marcenò, l’avvocato Sal Mormino, spiega di non conoscere al momento gli atti dell’indagine, per la quale l’indagata nei mesi scorsi ha ricevuto la comunicazione della proroga delle indagini. Sia Aguglia che la Mormino nulla sanno dell’inchiesta. Si dicono, però, sorpresi e si riservano di intervenire quando il quadrò sarà più chiaro. Non siamo riusciti ad ottenere una replica dagli imprenditori.

Nel 2011 la Rinnova Duccotto srl chiede e ottiene dalla Regione siciliana il via libera per il nuovo impianto. Via libera che fu concesso, come previsto dalla legge, al termine di una conferenza di servizi senza che, però, sostengono i pubblici ministeri, fosse arrivato il parere obbligatorio della Soprintendenza. Non si poteva sfruttare, secondo l’accusa, il cosiddetto silenzio assenso. L’impianto, infatti, sorge sull’alveo di un torrente. Dopo la conferenza di servizi e prima del rilascio della concessione il parere arrivò. Era positivo, ma non menzionava il fatto che la cabina di controllo fosse vicina al torrente.

Non è la prima volta che le indagini aprono uno squarcio sul mondo del fotovoltaico. È in corso un processo a Palermo che vede imputati, tra gli altri, gli ex deputati regionali Mario Bonomo e Gaspare Vitrano. Secondo i pm, i due, assieme all’ingegnere Piergiorgio Ingrassia, che divenne il loro grande accusatore dopo avere patteggiato, erano soci in alcune nella Green srl, un’impresa con sede a Palermo, che avrebbe ottenuto dalla Regione siciliana, grazie anche all’interessamento dei deputati, le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano.

Dalle indagini emerse il comportamento irreprensibile della Mormino, pronta a chiedere a muso duro il rispetto delle regole. Anche allora saltò fuori il nome della Marcenò, allora dirigente del servizio risorse energetiche regionali. Ingrassia la definì un dirigente ligio al dovere, mentre alcuni colleghi stigmatizzarono il suo comportamento. Parlavano di pressione da lei esercitate per velocizzare le pratiche che interessavano i due deputati. Sempre la Marcenò è indagata per abuso d’ufficio nell’ambito delle concessioni rilasciate alle società Airon Group ed Heliospower per un altro impianto a Monreale.


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Commenti

    Ma se il comportamnto della Mormino è stato irreprensibile , perchè viene indagata?

    In provincia di girgenti tutto ok tutto ok

    ma si potrebbe anche indagare perché la SOVRAINTENDENZA PER DARE UN PARERE IMPIEGA MOLTISSIMO TEMPO,

    Che divertente vicenda !! La soprintendenza indagata per aver rispettato i ” tempi tecnici ” dove e chiaramente palese che L’Impianto Fotovoltaico poteva essere comunque installato. L’ipotesi ,che a me pare assurda, che si dovesse attendere al risposta della suindicata soprintendenza che “per legge” non può in nessun caso negarlo e quantomeno surreale !
    Infine la chicca l’indagine sul dirigente all’assessorato e udite udite sugli imprenditori ! Certo potevano fare di meglio ad esempio indagare il costruttore dei moduli fotovoltaici e perchè no financo gli operai ! Ma aldilà dell’odio che le rinnovabili immotivatamente suscitano il Sole Siciliano Brilla sempre più forte !! un saluto

    tra pali eolici e pannelli fotovoltaici chi ci ha guadagnato di più sono stati i politici e gli speculatori. tantissime le inchieste aperte e le condanne mentre i cittadini continuano a pagare l’energia elettrica allo stesso prezzo se non più cara.

    STAREMO A VEDERE COMI FINIRA’ L’IDAGINE, DI UNA SOLA COSA SONO CERTO ANCORA UNA VOLTA SARA’ DIMOSTRATO CHE ADELE MORMINO HA AGITO CON QUEL RIGORE MORALE E RISPETTO DELLE NORME CHE CHI HA LAVORATO CON LEI BEN CONOSCE.

    E poi ci indignamo se gli utenti rubano la luce….e chi paga regolarmente si sente fesso!

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