Inchiesta sul Ciapi | Riggio: “Non c’entro”

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09 Luglio 2013, 21:23

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PALERMO – “Se mi fossi accorto di quello che stava succedendo sarei stato io stesso a denunciarlo”. Davanti al giudice per le indagini preliminari, Francesco Riggio si difende dall’accusa di essere una delle menti dell’associazione a delinquere che avrebbe fatto affari sporchi sfruttando le risorse comunitarie affidate al Ciapi, di cui era presidente.

Riggio, noto avvocato penalista e candidato per il Pd alle ultime regionali, ha risposto alle domande del gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia a Palermo. Era stato lo stesso Riggio a chiedere che si svolgesse in un carcere del capoluogo siciliano, dove è stato trasferito da alcune ore.

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Si proclama innocente, fuori da ogni meccanismo illecito, tutto è stato fatto alle sua spalle, in modo sotterraneo. In presenza dei suoi legali, gli avvocati Nino e Sal Mormino, e dei pubblici ministeri Pierangelo Padova e Alessandro Picchi, ha respinto con forza ogni accusa che gli viene contestata. Gli ingressi allo stadio? Il Ciapi, ha spiegato l’indagato, aveva un contratto con il Palermo calcio e le tribune vip di cui si parla erano regalate agli sponsor alla fine della campagna abbonamenti. Erano tessere invendute. Il biglietto aereo a Roma? Erano spese sostenute da Riggio spostatosi in trasferta per seguire in qualità di avvocato alcune cause. Il viaggio da sette mila euro a Vienna pagato da Giacchetto? Era un viaggio istitutizionale. Niente di irregolare, dunque. E Riggio lo ripete: “Non ne sapevo nulla”. Altri e non lui avevano il compito di controllare spese e fatture. Impossibile che a farlo dovesse essere il presidente.

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09 Luglio 2013, 21:23

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