Politica

Musumeci, 5stelle e Palermo: ecco il mio piano per la Sicilia

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13 Marzo 2022, 06:00

6 min di lettura

PALERMO – Ex “iena”, oggi europarlamentare, Dino Giarrusso, è un esponente siciliano di spicco del Movimento Cinque stelle, campione assoluto di preferenze alle europee, si è detto disponibile a partecipare alle primarie per la scelta del presidente della Regione. Di ieri la lettera di oltre 350 attivisti (ma pare se ne stiano aggiungendo molti altri) che chiedono a Giuseppe Conte la sua nomina a referente regionale del Movimento 5 stelle o una votazione perché lo scelga la base. In Sicilia questa nomina è attesa da settimane.

Giarrusso, in trecento propongono lei, se lo aspettava?

“Non ne sapevo nulla, e chiaramente mi fa piacere. Ho visto che ci sono firme di consiglieri comunali e attivisti da tutta la Sicilia. Di fronte un tale invito non posso che ritenermi a disposizione del Movimento. Spero che risulti come un contributo positivo per la risoluzione dei problemi e che non ne crei. Sono sempre stato per l’unità del Movimento e penso che per mantenerla serva grande rispetto della volontà degli iscritti. Ho notato che Giuseppe Conte, nelle nomine dei vicepresidenti ha puntato sul cambiamento e sulla discontinuità. Spero accada anche a livello territoriale”.

Si tratterebbe di una figura di coordinamento regionale. Le dico qual è l’impressione dopo quello che è successo sulla candidatura al comune di Palermo e cioè che nel M5s ci sia della confusione, manchi un’unica voce. Lei che ne pensa?

“Per stare al suo esempio ed entrare nei fatti: i consiglieri comunali non sapevano della candidatura di Miceli. Non ne erano a conoscenza buona parte dei deputati regionali – faccio riferimento a Trizzino, Schillaci, Sunseri e Siragusa – e neanche io, che Ho preso 11mila voti in città, 19mila con la provincia di Palermo. Credo fosse giusto per tutti noi partecipare alla discussione sul candidato nel capoluogo siciliano, peraltro avevamo suggerito la possibilità di candidare Trizzino. Non ha aiutato lanciare una candidatura senza coinvolgere la squadra che deve fare massa critica attorno a quel nome”.

Ma Franco Miceli non va bene?

“Persona autorevole e, mi risulta, onesta e capace! Il problema non è il merito ma il metodo”.

È stata una candidatura subita dal M5s?

“Era una proposta, ripeto autorevole, proveniente da un gruppo ristretto di deputati nazionali. Sarebbe bastato parlarne prima, ed evitare alcuni mal di pancia (ho letto sfoghi forti di Trizzino e Lo Monaco) che avrebbero aiutato pure lo stesso Miceli, che mi risulta abbia fatto un passo indietro. Cosa succederebbe se io da solo lanciassi un nome del candidato sindaco di Catania? Si direbbe: ma questo è il candidato di Giarrusso non del M5s. Per questo capisco la delusione di alcuni: una cosa è che si decida assieme un’altra cosa è apprendere dai giornali del ‘nostro’ candidato”.

Ma Miceli è stato ricevuto da Conte. Non è che si è presentato da solo?

“Si, credo l’abbiano accompagnato Varrica e Di Piazza, e non ci vedo nulla di male. Solo mi spiace non aver condiviso con tutti il percorso ed aver letto reazioni forti. Non credo tutto questo ci faccia bene”.

Qual è il metodo?

“Ascoltare la base sia per quanto riguarda la coalizione che le persone”.

Vale anche per la Regione?

“Il metodo deve essere sempre lo stesso: il percorso deve essere lineare e trasparente. Anzitutto dobbiamo ascoltare la base. Occorre capire se vogliamo fare una coalizione, e con chi, e con quali programmi. Come si fa a decidere? Le alleanze si scelgono sulla base dell’identità di programma. Infine, si scelgono la squadra e i nomi. Non solo i candidati sindaci o presidenti di regione, figure importantissime, ma l’ossatura della squadra di governo”.

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Ma i nomi sono importanti?

“Certo che lo sono. Se parliamo di ‘centro’ le dico: c’è centro e centro. Una cosa è accordarsi con esponenti validi di area moderata, un’altra è mettersi con chi ha subito condanne per gravi reati. Occorre partire dai programmi, ma c’è poi l’esigenza di vedere con chi si decide di fare la strada assieme. Le faccio un altro esempio: a Misterbianco ho detto no a un’alleanza con il Partito Democratico perché Nino Di Guardo, sindaco quando il comune è stato sciolto per mafia, non andava giù ai nostri attivisti. Peraltro anche il Pd è andato malissimo a causa di quella scelta, e per la prima volta nella storia non ha eletto nemmeno un consigliere comunale!”.

Però, mi pare di capire, a livello ‘ideale’ promuove l’alleanza con il Pd, no? Lei ha dato disponibilità a candidarsi alle primarie del campo progressista. Le primarie si fanno a sinistra.

“Ho dato la mia disponibilità a partecipare alle primarie, sì. Penso che il M5s può tornare grande se corregge gli errori del passato e valorizza la democrazia diretta: i nostri elettori non vogliono un partito che fa scelte nei caminetti. Occorre accelerare il confronto interno e quello con altre forze. Dobbiamo fare tutto per arrivare alla sfida coesi: fare un accordo sui programmi, la squadra e le persone… il fronte progressista ha una grande occasione per governare la Sicilia”.

Perché?

“Siamo di fronte al disastro Musumeci, un disastro su tutta la linea, un disastro talmente epocale che perfino i suoi gli fanno la guerra. Non siamo nati ieri e sappiamo bene che Miccichè non ‘ama’ il governatore, che Stancanelli, malgrado siano dello stesso partito, non è il suo sponsor, che Cateno De Luca pur di andargli contro ha lasciato la carica di sindaco di Messina, e che i lombardiani e i leghisti non apprezzano. La destra non è mai stata così spaccata!”.

Suggerisce di non rifare un ‘errore Palermo’?

“Direi che su Palermo ci sono stati degli equivoci. E suggerisco di avviare subito il percorso per evitarli perché si vota per le regionali e poi pure a Messina e, forse, a Catania”.

Catania?

“Pogliese sembra non voler mollare. Ma è chiaro che abbiamo un problema. Abbiamo un sindaco sospeso da due anni. Mi pare incredibile che una città come Catania sia governata da un sindaco sospeso. Ci vuole da parte di Pogliese un gesto di coraggio. Si dimetta e lasci scegliere ai catanesi una persona che possa guidare davvero la città”.

Lei ha parlato di disegnare la coalizione sulla base dei programmi, qual è la sua proposta?

“In Sicilia abbiamo dei problemi e delle opportunità. I grandi macro temi sono: il lavoro, l’ambiente e la sanità. Faccio un esempio”.

Prego

“Abbiamo 18mila persone, i forestali, che non sono utilizzati come si potrebbe: costano tantissimo, sono in gran parte precari e non riescono comunque a preservare l’ambiente come potrebbero se la Regione organizzasse meglio risorse umane ed economiche. È un capitolo importantissimo per la Sicilia: dobbiamo tutelare la nostra terra perché questo può, fra l’altro, portare sempre più turisti e dunque lavoro e ricchezza. Se i forestali vengono chiamati a fare i tagliafuoco a luglio è chiaro che fare prevenzione sarà impossibile, e abbiamo sprecato soldi e perso qualità dell’ambiente. Il lavoro in Sicilia lo si può creare valorizzando l’agricoltura pulita, sfruttando i fondi europei, smettendo di sprecare denaro pubblico creando clientele, e possibilmente gestendo in maniera corretta il gigantesco bilancio legato alla sanità. Infine, occorre sfruttare l’autonomia: per rilanciare l’Isola e muoversi più liberamente anche rispetto ad infrastrutture e supporto alle imprese”.

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13 Marzo 2022, 06:00

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