La Chiesa lasci perdere diktat e concordati - Live Sicilia

La Chiesa lasci perdere diktat e concordati

"Giudicare, assolvere o condannare spetta a Dio, solo a Dio".
SEMAFORO ROSSO
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Evidentemente sarà sfuggito agli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Gesù quando esortò gli apostoli ad annunciare la Buona Novella aggiunse: “…e firmate concordati e trattati con gli Stati del mondo”; sì, nel frastuono divino dell’Ascensione al Cielo del Risorto, dopo il drammatico scempio del suo corpo nella via crucis e sul Golgota, non udirono. O forse, molto più semplicemente, Gesù questa frase non la disse mai, come non ha mai chiesto crociate in suo nome per abbattere gli “infedeli”, tribunali dell’Inquisizione per bruciare gli “eretici”.

In alcun passo del Vangelo troviamo di benedire armi ed eserciti pronti alle inutili stragi (così Benedetto XV definì la follia della Grande Guerra), di marcare la superiorità dei bianchi cristiani, magari incappucciati, sugli schiavi “negri”, non ha mai chiesto Gesù di imporre con la forza il battesimo e il catechismo a intere popolazioni colonizzate e brutalmente sottomesse dai mercanti dell’Occidente, ovviamente sedicenti buoni cristiani, mentre è sicuro che ha invitato ad amare il prossimo, senza limiti, condizioni o distinzioni. Anzi, per confermare ai discepoli che il comandamento nuovo (“Amatevi come io ho amato voi”) sarà l’unico metro di giudizio dell’Onnipotente e del prossimo (“Da questo riconosceranno che siete miei discepoli…”) ha anche avvertito chi si crede giusto, perfetto osservante dei precetti e delle regole di non meravigliarsi se sarà preceduto nel Regno dei Cieli dai pubblicani e dalle prostitute. E dentro i termini “pubblicani” e “prostitute” possiamo trovare tutto ciò che ripugna i benpensanti, composti frequentatori di cattedrali, inginocchiatoi e sacramenti.

La carità è più grande della fede e della speranza scriveva Paolo di Tarso nella sua lettera ai Corinzi, perché la fede e la speranza cesseranno di avere un senso quando l’Assoluto si svelerà, l’amore no, l’amore avrà sempre un senso perché è l’altro nome dell’eternità. Una conseguenza dovrebbe essere la volontà di erigere un muro, il muro delle coscienze, l’unico accettabile, per gridare NO ad ogni forma di intolleranza, discriminazione, violenza. NO al sopruso e alla violenza sui deboli, i bambini, i fragili, verso i perseguitati, gli insultati (quanto sono devastanti certe parole di scherno e di disprezzo) e picchiati, se non addirittura uccisi, perché donne, disabili, poveri, omosessuali, ebrei, neri, verso chi in qualche modo è considerato nelle nostre menti a volte malate un diverso, un nemico. Se tale muro di protezione non viene intanto eretto dalle e nelle scuole cattoliche a favore di chi viene osteggiato, maltrattato, ingiuriato, percosso per avere un orientamento o una identità sessuale non conforme al pensiero dominante significa che qualcosa di profondo non è stato compreso.

La Chiesa cattolica, lo sussurro umilmente da cattolico, con le sue contraddizioni e i suoi peccati legati alla natura umana dei suoi membri, laici e chierici di ogni ordine e grado, lasci perdere concordati, note diplomatiche e diktat ai parlamenti; lasci perdere improprie sovrapposizioni con la Costituzione italiana, tanto laica quanto incredibilmente evangelica nei suoi principi di eguaglianza e di rispetto per ogni essere umano, e ricordi a se stessa, cioè noi credenti dobbiamo ricordare a noi stessi, che il compito primario dei cristiani è di annunciare con la bocca il Vangelo, il comandamento nuovo, ma soprattutto di testimoniarlo con i gesti concreti, con la vita. A noi credenti e alla Chiesa, oso immaginare che Papa Francesco sia d’accordo, spetta la missione di amare chiunque, dovunque e comunque mantenendo integra la libertà di pensiero e di espressione, ma abbracciando, accogliendo, rincuorando. Giudicare, assolvere o condannare spetta a Dio, solo a Dio.


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