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La Finanziaria azzoppata e il nodo risorse Fsc, ecco le norme saltate

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21 Aprile 2023, 19:10

4 min di lettura

PALERMO – Una sessantina di norme della Finanziaria regionale siciliana impugnate e su molte di queste pesa il nodo delle risorse Fsc. Il denaro del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027 al momento esiste “soltanto in un capitolo del bilancio dello Stato” e non le risorse “non sono state programmate, né assegnate, alla Regione Siciliana, quindi “non possono essere considerate nella disponibilità” della Sicilia. È il passaggio cruciale nelle contestazioni del Consiglio dei ministri che ieri ha impugnato una sessantina di norme della Finanziaria regionale. Il nodo dei fondi Fsc riguarda una quarantina delle norme impugnate: interventi per circa ottocento milioni di euro che al momento sono saltati.

Dialogo con Roma, rassicurazioni da Fitto

Il percorso scelto nella Finanziaria cozza con il comma 3 dell’articolo 81 della Costituzione. Si tratta del principio del pareggio di bilancio e della necessaria copertura finanziaria per le norme che prevedono nuove spese. Il nodo delle risorse Fsc 2021-2027 è stato comunque al centro di una lunga telefonata tra il ministro per le Politiche di Coesione Raffaele Fitto e il presidente della Regione Renato Schifani. Fitto ha assicurato che il governo procederà presto a definire le modalità ed i tempi “per un efficace ed efficiente impiego delle risorse tenendo conto degli interventi coerenti con le finalità della Coesione”. Le risorse, quindi, dovrebbero arrivare e consentire in un secondo momento il finanziamento di tutti gli interventi stoppati giovedì sera da Palazzo Chigi.

Falcone professa ottimismo

Professa ottimismo anche l’assessore all’Economia, Marco Falcone. Conversando con l’Ansa Falcone fornisce una chiave di lettura diversa da quella che circola da giovedì: “Per la prima volta negli ultimi 20 anni il bilancio della Regione, passato dal vaglio del Consiglio dei ministri, si regge su fondi propri. Per questo ringraziamo il CdM che ieri sera ha impugnato solo le norme della legge di stabilità siciliana finanziate con risorse del Fsc. Non appena questi fondi saranno a nostra disposizione li useremo per coprire le norme ‘congelate, stiamo già predisponendo un ordine del giorno per l’Assemblea regionale'”.

Bocciature grandi e piccole

In termini numerici a finire sotto la scure del governo nazionale è la metà delle norme approvate il 10 febbraio e diventate legge con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale l’1 marzo. Il ‘danno’, però, potrebbe essere minore di quanto appare: non tutti gli articoli, infatti, sono stati impugnati interamente. In diversi casi si tratta di una bocciatura relativa soltanto ad alcuni commi, mentre il gran calderone della Finanziaria coperto coi fondi Fsc aveva al suo interno anche piccoli interventi.

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Comuni, imprese e Forestali

Il problema, tuttavia, esiste soprattutto per gli enti locali. I commi 4 e 5 dell’articolo 1, infatti, assegnavano 115 milioni di euro ai Comuni e 50 alle ex Province coprendo l’intervento con le risorse Fsc che ora sono sfumate. Saltano dalla Finanziaria anche i contributi alle imprese per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti definitivi. Per le aziende c’erano a disposizione fino a 30mila euro. In questo caso Roma osserva che potrebbero emergere “criticità” dal momento che “andrebbe verificata la conformità della natura della spesa con gli stanziamenti”. Stessa sorte per i 74 milioni di euro destinati all’esercito dei Forestali. Sfuma poi il finanziamento di un milione di euro per le colonnine di ricarica elettrica nella rete stradale e autostradale siciliana.

Finanziamenti a pioggia addio: ecco cosa è caduto

Cade anche una lunga serie di contributi concessi ai vari deputati che nei giorni della Finanziaria pressavano il governo per sponsorizzare piccoli e grandi interventi. Tra le tante mance cadute sotto la scure di Palazzo Chigi i 200mila euro per la ristrutturazione del campo sportivo ‘Luigi Averna’ di Riposto. Cancellati anche gli ottocentomila euro in favore del Comune di Regalbuto per la riqualificazione di piazza della Repubblica e di via Gianfilippo Ingrassia. Saltano i 100mila euro per la ristrutturazione dell’Ostello della Gioventù a Piedimonte Etneo e i 210mila per un immobile confiscato a Gravina di Catania. Dovrà attendere tempi migliori anche il Centro cultura di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, che avrebbe dovuto ricevere 150mila euro. Niente da fare, poi, per il canile comunale che avrebbe dovuto servire Licata e Palma di Montechiaro (un milione di euro). In stand-by anche il Comune di Novara di Sicilia, che aveva ricevuto la promessa di 300mila euro per il sistema di pompaggio delle condotte idriche comunali. La scure colpisce anche il Comune di Palermo, che attendeva dalla FInanziaria 1,5 milioni per una piscina a Borgo Nuovo. Sfumano i tre milioni destinati ai porticcioli turistici di Selinunte, a Castelvetrano, e ‘San Vito’, a Mazara del Vallo.

Niente soldi per le caserme dei carabinieri

Niente da fare per i 400mila euro promessi al convento della Basilica di San Francesco d’Assisi di Palermo. Addio anche al milione e 380mila euro per il campo sportivo di Mussomeli. A bocca asciutta i carabinieri: per le loro caserme da ristrutturare in giro per la Sicilia c’erano dieci milioni di euro. Saltano dalla Finanziaria anche i dieci milioni per la riqualificazione urbana dell’area del comprensorio del Mela, in provincia di Messina, e i tre milioni per i centri storici dell’Isola. Nel limbo il completamento del teatro comunale di Ribera, per il quale la Finanziaria prevedeva una iniezione di sei milioni di euro, e il recupero del palazzetto dello sport di Modica (quattro milioni). Per questi e per tanti altri interventi dovrebbe arrivare la scialuppa di una nuova legge omnibus all’Ars.

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21 Aprile 2023, 19:10

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