La Lega fa la voce grossa | e mette in guardia Musumeci - Live Sicilia

La Lega fa la voce grossa | e mette in guardia Musumeci

Il gruppo del Carroccio non vuole firmare cambiali in bianco al governo regionale.

Finanziaria
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Dopo cinque o sei settimane di armistizio da Coronavirus, ieri sera, un po’ all’improvviso, si sono tornati a udire in lontananza tuoni di tempesta sul centrodestra. Le fibrillazioni tra alleati che erano state il leit motiv della legislatura di Musumeci e compagni di strada erano rimaste sopite in qualche misura per via del ciclone Covid-19 ma una nota della Lega ha rammentato a governatore e partiti che restano irrisolte delle questioni all’interno della coalizione. Questioni che si dovevano affrontare a marzo, quando l’emergenza ha travolto tutto. Come l’ingresso della Lega nella giunta di governo e una sua organica partecipazione alla maggioranza (o chiamiamola coalizione, come piace al presidente) che sostiene, più o meno, il governo regionale.

E così, ieri sera il capogruppo del Carroccio all’Ars ha messo in guardia Musumeci: non dia per scontato l’appoggio della Lega sulla finanziaria. “Noi pretendiamo – dice Antonio Catalfamo a nome di tutto il gruppo leghista – che nel testo della finanziaria regionale non vi sia traccia, nemmeno minima, che non riguardi strettamente l’emergenza Covid, a parte le coperture indispensabili per il funzionamento dell’apparato pubblico regionale. Vivisezioneremo il testo, e sia chiaro a priori che proporremo di sopprimere tutto ciò che non sia strettamente attinente ai problemi generati dall’epidemia in corso”.

Un altolà preventivo alla giunta che sta cercando di partorire una manovra su cui pende la spada di Damocle del contributo di finanza pubblica dovuto allo Stato. Se questa somma sarà risparmiata alla Sicilia, Musumeci e Armao rimedieranno un miliardo per finanziare misure anticicliche. Altrimenti ci sarà davvero poca trippa per gatti. La Lega, intanto, mette le mani avanti. E non essendo ancora in giunta chiede al governo di non mettere mano a dossier altri rispetto all’emergenza senza prima un formale ingresso del Carroccio nella squadra. Non solo. I salviniani chiedono al governo di limitare al massimo la necessità di decreti successivi alla legge, per ridurre le pastoie burocratiche che già a livello nazionale stanno ritardando l’impatto delle misure varate dal governo. “Non apprezzeremmo – aggiunge Catalfamo – l’uso spasmodico di norme cornice onnicomprensive, a cui debbano seguire decreti attuativi. E’ alto, a nostro avviso, il rischio che affidare a decreti successivi le attuazioni normative faccia accedere i cittadini agli ammortizzatori sociali con ancora più ritardo di quelli nazionali, come già sta avvenendo per i primi 100 mln stanziati dalla Regione per le famiglie, impantanati dalla burocrazia . Semmai dovessero sopravvivere decreti attuativi successivi precisiamo da subito che esigeremo che passino dal parere vincolante delle commissioni di merito parlamentare. Che nessuno pensi di poter dribblare il Parlamento regionale e le apposite commissioni!”.

Insomma, la Lega non vuole firmare cambiali in bianco a Musumeci. Un chiaro sintomo del deficit di fiducia degli uomini di Salvini verso il governo regionale. “Se malauguratamente dovesse essere confermata questa impostazione dilatoria e generica si sappia già da adesso che non rinunceremo in nessun modo a proporre emendamenti per i settori e le categorie che dovessero risultare scoperti, come ad esempio, stando almeno ai primi confronti con il governo, il Turismo e l’agricoltura. Serve inoltre più coraggio, come per esempio sulla cassa integrazione in deroga per le imprese artigiane o sulle sospensioni dei canoni e imposte, che devono diventare soppressioni e valere per periodi più prolungati”.

E insomma, Musumeci è avvisato. Se vuole i voti dei leghisti a Sala d’Ercole, deve parlare con loro. E subito: “Una manovra regionale così pensata – conclude il deputato – peserà miliardi di euro ed è in questa fase che vorremmo dialogare col governo regionale. Non si pensi di rimandare questo dialogo a successive finestre normative, perché ciò avrebbe il sapore della replica dei collegati alla finanziaria 2019, una rappresentazione già manifestatasi fallimentare e che i siciliani e chi li rappresenta non meriterebbero di dover nuovamente sopportare.”

 


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